Speciale G7

BANDIERA VERDE

GIAMPAOLO PIOLI

SE IL G7 SULL’AMBIENTE in realtà diventerà un G6+1 perché l’America di Donald Trump intende tirarsi fuori dall’accordo di Parigi, il Giappone invece pur essendo un grande alleato degli Usa su molti fronti, anche in funzione anti-cinese, vuole diventare a tutti i costi una sorta di “bandiera verde” per la difesa del clima. L’adesione di Tokyo al trattato sottoscritto da 193 paesi (solo Siria e Nicaragua non lo hanno ancora fatto) è totale. Il governo giapponese ha anzi già dato disposizione perché almeno un’ora al giorno in tutti i suoi ministeri e uffici pubblici si lavori senza luce elettrica per risparmiare energia ed emissioni dannose. Il premier Abe ha istruito i direttori del dipartimento dell’ambiente ad avviare una «politica di cambiamento mentale della società…». Ma è costretto ad ammettere che in un recente sondaggio solo il 75% della popolazione tra i 18 e i 29 anni ha espresso interesse sulla difesa del clima contro il 90% di solo qualche anno fa. I numeri sono simili con la popolazione adulta preoccupata dal fatto che il Giappone è costretto a importare gran parte dei prodotti energetici, ma la disaffezione dei giovani verso il clima è dovuta al fatto che con l’aumento della disoccupazione molti di loro pensano che la priorità rimanga l’economia e non l’ambiente che ha tempi di consumo molto più lunghi. Da almeno 12 anni nel paese sono comunque attive campagne definite “Cool Biz” per favorire la riduzione nei consumi di energia per l’aria condizionata d’estate e “Warm Biz” per limitare il riscaldamento invernale che hanno portato dal 2005 ad oggi ad un livello di spreco che equivale alla metà rispetto agli Stati Uniti. Il disastro nucleare di Fukushima ha spinto anche ad una maggior efficienza nei consumi alimentari soprattutto durante la stagione fredda con il consumo molto alla moda di zuppe calde che mantengono elevata la temperatura corporea e si basano anche sullo slogan di una mascotte che si chiama “Attamaru” una sorta di Ninja famigliare che dà consigli anche sul come vestirsi per rimanere più caldi. Tokyo e le altre città però non sono un esempio per quanto riguarda il riciclaggio che solo negli ultimi 2 anni ha raggiunto uno scarso 20%. Con 3 reattori nucleari operativi su un totale di 45 molti giapponesi e soprattutto i millennials non pensano con urgenza ai cambiamenti climatici e all’innalzamento degli oceani ma si limitano ad un rispetto disciplinato delle riduzioni energetiche per uso civile.

IL PREMIER ABE vuole però accelerare e i tempi e assicura che entro i primi di giugno il suo governo potrebbe sottoscrivere il piano di riduzione delle emissioni del 26%. Nonostante una rapida crescita del solare il Giappone fa dipendere la sua capacità di autoriduzione dalla determinazione che sarà in grado di raggiungere nelle riduzioni del consumo di carbone. Molti pensano che il nuovo asse che si è stabilito fra il premier Abe e Donald Trump possa diventare una leva costante per ancorare gli Stati Uniti recalcitranti agli obiettivi verdi, invogliandoli anche nella creazione di nuovi posti di lavoro che per il presidente sono la vera priorità. Secondo uno studio piuttosto controverso della Camera di Commercio americana, il Climate Change e le sue varianti potrebbero mettere a rischio circa 6 milioni di posti di lavoro solo in America ed è questo che alimenterebbe il rifiuto dell’intesa di Parigi. Il Giappone invece è convinto che il mondo dell’innovazione e l’inserimento di energie pulite, non toglie posti ma modifica soltanto i vecchi lavori tradizionali per farli diventare la nuova struttura riqualificata per le economie del futuro. Anche i 100 miliardi di dollari che l’accordo di Parigi sebbene in modo non vincolante chiede come impegno a ciascuna delle grandi potenze può diventare un volano occupazionale soprattutto nelle zone meno industrializzate dell’Africa del grande Medio Oriente per arrivare fino all’Asia. Rimanere uniti in un grande tavolo globale delle regole è la grande scommessa: staccarsi per fare da soli invece diventa il grande rischio motivato forse da un improvviso attacco di miopia.

2017-06-06T10:28:30+00:00