Speciale G7

INDIETRO NON SI TORNA

ALESSANDRO FARRUGGIA

«LA STRADA INTRAPRESA a Parigi è comunque irreversibile, America o non America. Su questo Trump non può’ nulla. Innovazione e tecnologia vanno in quella direzione, verso l’economia circolare. Rimanere fuori dall’accordo di Parigi non è un vantaggio come Trump crede, ma si tradurrà in una perdita di competitività per le aziende americane. In altre parole, non è neppure un buon affare». Il ministro dell’Ambiente Gianluca Galletti lo ripete da prima del G7 di Taormina «indietro non si torna. Per noi e non solo per noi, l’accordo di Parigi è ben vivo e in grado di dispiegare i suoi effetti sull’ambiente e sull’economia».

Ministro Galletti, con l’avvento di Trump alla Casa Bianca i negazionisti hanno rialzato la testa…

«Gli elementi scientifici che abbiamo, i vari rapporti dell’Ipcc e delle più importanti accademie, mostrano con chiarezza quale potrebbe essere il disastro al quale andremmo incontro se non adottassimo subito una politica sociale ed economica diversa, e non mitigassimo le emissioni dei gas che alterano il clima. È un problema etico morale, bisogna agire».

In questo senso è molto forte la spinta che è venuta da Papa Francesco che ha parlato con forza anche a chi finora non credeva alla gravità della questione climatica. Può essere decisivo?

«Il Papa con la sua enciclica ha già prodotto una svolta nel negoziato di Parigi, ha avuto una influenza importante sull’esito della Cop 21 di Parigi. Il G7 Ambiente di Bologna avrà proprio come ispirazione e guida le parole del Papa, perché non ci limiteremo a parlare di tutela dell’ambiente in senso stretto ma lo faremo nell’accezione più ampia che lui ci ha indicato. Dell’economia integrale. Quindi per molti versi sarà un G7 ambiente all’insegna dell’enciclica del Papa».

Degrado dell’ambiente, aumento della povertà, instabilità, guerre, migrazioni: tutto si tiene?

«Sono la stessa faccia della stessa medaglia. Una cosa ha immediati riflessi sull’altra. La mancanza di acqua e di risorse naturali, lo sconvolgimento del clima, l’innalzarsi del livello del mare porteranno a migrazioni che oggi vengono stimate in 250 milioni di persone. Qualcuno può pensare oggi di ignorare uno scenario del genere? La forza dell’ambiente è che o si vince tutti insieme o si perde tutti assieme. Se pensi di vincere da solo o di ignorare quel che fa il tuo vicino hai già perso. In questo senso strumenti multilaterali come il G7 sono importanti Hanno una doppia responsabilità per noi paesi sviluppati. La prima, è quella di investire in tecnologia, in innovazione. La seconda è quella di far fronte all’obbligo di ripagare quello che il Papa chiama debito ecologico, e cioè evitare che i paesi che sono oggi sul percorso di industrializzazione che noi abbiamo iniziato nell’ottocento ripetano i nostri errori».

Il che concretamente cosa significa?

«Trovare le risorse. Noi vogliamo lanciare al G7 di Bologna un grande piano Marshall per l’Africa. Oggi non bisogna inventarsi niente. Gli impegni sono già stati presi, nell’accordo di Parigi si parla di trovare 100 miliardi all’anno dal 2020 da investire nei paesi in via di sviluppo. Ma 100 milioni sono tanti. Al G7 noi cominceremo a parlare dei meccanismi finanziari attraverso i quali questo sarà possibile. È sul come che c’è ancora poca chiarezza, non sull’impegno. Per questo affronteremo il tema della finanza vede e dei meccanismi fiscali. Se non si vuole che quelle di Parigi restino solo delle buone intenzioni, questo è ciò che dobbiamo fare. Incominciando ad esempio ad eliminare i sussidi ambientalmente scorretti e utilizzando quelle risorse a favore delle energie rinnovabili».

Che significa per il sistema paese l’economia circolare?

«Consumare meno materie prime e produrre meno rifiuti significa essere più competitivi. Investire i economia circolare non significa quindi seguire una moda verde ma investire in competitività- E l’Italia può fare molto bene. Questo trend va assecondato, irrobustito. Per questo, ad esempio, noi abbiamo messo nel piano Industria 4.0 la possibilità per chi investe in macchinari per l’economia circolare di accedere del superammortamento del 250%. Il G7 ambiente è una grande opportunità per i nostro paese, per mostrare la sua vitalità e le sue ambizioni. E poi è una grande occasione per Bologna, che si può candidare a diventare una delle capitali verdi del mondo».

Con il ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda state elaborando la nuova Strategia Energetica Nazionale. Quali sono i vostri obiettivi?

«Il primo punto della Sen è il raggiungimento degli obiettivi di Parigi. Quindi arrivare a un taglio di emissioni del 40%, a un aumento del 27% dell’efficentamento energetico e ad avere il 27% di rinnovabili. Come ci si arriva? Limitando sempre di più l’uso delle fonti fossili puntando su rinnovabili e gas. Per i trasporti puntiamo sull’elettrico, sull’ibrido, sul biometano. Il che avrà anche positivi effetti anche sulla qualità dell’aria. Perché nell’ambiente tutto è legato, tutto si tiene…».


IMMAGINARE IL FUTURO IL RUOLO DELLE UNIVERSITÀ PER UNO SVILUPPO RESPONSABILE

FRANCESCO UBERTINI*

LE UNIVERSITÀ hanno la grande responsabilità di immaginare e definire il futuro del nostro pianeta, della nostra società e quindi anche dei nostri giovani. Per questo l’Alma Mater ha inserito il tema della sostenibilità come direttrice del suo Piano Strategico e ha collegato questo Piano agli obiettivi fissati dalle Nazioni Unite nella sua Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile. In occasione del prossimo G7 Ambiente si terrà a Bologna un evento parallelo a quello dei Ministri dell’Ambiente che vedrà protagoniste le università dei sette paesi più industrializzati per discutere sul ruolo degli atenei rispetto allo sviluppo sostenibile. Per l’Italia oltre all’Alma Mater Studiorum sarà presente l’Università Federico II di Napoli. In preparazione di questo evento, dal 6 giugno prenderanno il via una serie di iniziative organizzate dall’Università di Bologna anche insieme alle altre università italiane e agli attori istituzionali del territorio. I temi che animeranno la discussione sulle università sostenibili interrogano gli atenei sui seguenti aspetti: come le università stanno ripensando l’offerta formativa, l’insegnamento e la ricerca per affrontare l’agenda della sostenibilità? Quali sono gli impatti diretti sull’ambiente e come le università misurano e controllano il consumo energetico, la gestione dei rifiuti, la produzione di CO2 e più in generale la propria impronta ambientale? Come le università promuovono l’impegno pubblico e sociale, il networking accademico e il partenariato pubblico-privato per affrontare le questioni della sostenibilità? E infine, ma non per importanza, quali sono le implicazioni per la governance istituzionale interna, con particolare riguardo alla pianificazione strategica e alla definizione di standard internazionali di rendicontazione. Come ho ricordato anche durante l’ultima cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico, il tema della sostenibilità come strategia di sviluppo e il collegamento con l’Agenda 2030 dell’ONU sono gli elementi su cui siamo pronti a dare il nostro contributo in occasione dell’appuntamento con il G7 ambiente.L’impegno dell’Alma Mater verso lo sviluppo sostenibile affonda le radici nella tradizione di un grande ateneo da sempre attento alla responsabilità sociale che ha portato all’adozione nel 2012 del Bilancio Sociale e nel 2016 del Bilancio di Genere, trovando oggi un rinnovato impulso con la scelta di pubblicare un nuovo documento che descrive l’impatto di Unibo rispetto all’Agenda 2030 dell’ONU. Sposando la prospettiva già adottata con la pubblicazione del Piano Strategico 2016-2018, l’Ateneo propone in questo report una rilettura del contributo che generano le attività poste in essere attraverso le sue dimensioni caratterizzanti – formazione, ricerca, terza missione, istituzione – al fine di contribuire al raggiungimento dei 17 obiettivi per lo sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 formulata dall’ONU. Fedele alla propria missione e in virtù di una storia che si è consolidata nel tempo, l’Alma Mater è consapevole che le sue attività possono produrre importanti impatti, diretti e indiretti, sulla comunità e sul territorio, per questo continua ad investire in attività formative di qualità e in una ricerca collegata alle esigenze della società, unitamente ad una componente organizzativa ed istituzionale di grande valore ed una struttura Multicampus che le consente di operare in un territorio vasto. Coerentemente alla propria missione di grande Ateneo pubblico e perseguendo un approccio di responsabilità sociale, durante il G7 Ambiente l’Università di Bologna è impegnata in un percorso innovativo fondato su una attenta rilettura e rendicontazione delle proprie attività, proponendosi come punto di riferimento a livello mondiale per promuovere lo sviluppo sostenibile. In tutto il mondo i sistemi universitari sono interessati da una crescente competizione, dall’aumento delle aspettative sociali e, in molti casi, dalla necessità di fare di più e meglio con minori risorse. I cambiamenti nella società, nell’economia, nella tecnologia, e negli stessi sistemi di accountability, pongono nuove sfide agli atenei e la necessità di coniugare la competizione con la costruzione di reti e alleanze strategiche, l’eccellenza accademica con l’efficienza operativa, la qualità della formazione e della ricerca con l’inclusione e l’equità. All’interno di questo nuovo contesto il tema dello sviluppo sostenibile non è una delle tante opzioni disponibili, ma una strategia necessaria e responsabile.

* rettore dell’università di Bologna

2017-06-06T10:12:50+00:00