Speciale G7

SMART CITY

Achille Perego

UN PARTNER tecnologicamente avanzato, pronto a studiare e realizzare le soluzioni più innovative e anche a investire, insieme con le amministrazioni pubbliche e i privati, per rendere la gestione delle città e in particolare degli edifici più sostenibile per quanto riguarda le risorse energetiche, ambientali ed economiche. È la mission della divisione Servizi Energetici di Edison attiva proprio nella progettazione e nell’efficientamento degli edifici oltre che nel settore industriale con una pluralità di servizi. Dal check-up energetico, con un’analisi che individua gli sprechi e le soluzioni per eliminarli, alla realizzazione di impianti che non solo sfruttano le tecnologie più adeguate per la generazione di energia, ma si integrano al ciclo produttivo rendendolo più efficiente, Dalla gestione integrata dei rifiuti a fine ciclo produttivo al loro campionamento, recupero e smaltimento. Senza dimenticare anche il supporto nell’attività di ottenimento delle certificazioni ambientali, energetiche e di sicurezza alla progettazione e realizzazione di bonifiche. «Le città consumano e inquinano tanto – spiega Paolo Quaini, responsabile Sevizi Energetici di Edison – ma grazie alla tecnologia, oggi, le possiamo trasformare in città intelligenti, smart city, immaginando edifici sostenibili e rispettosi dell’ambiente». In particolare, Edison utilizza una tecnologia particolarmente innovativa per l’Italia, il Building Information Modelling (BIM) che permette di ottimizzare la pianificazione, la realizzazione e la gestione delle costruzioni tramite software. In pratica il BIM consente di modellare l’edificio come se fosse un videogioco in 3D. Attraverso questo sistema è possibile acquisire molte informazioni estremamente utili su un complesso: sapere quanto e come consumerà, le prestazioni acustiche, come distribuire gli spazi in funzione di chi li vive, come potrà essere realizzato al meglio il cantiere, quali sono i cicli di manutenzione, e ovviamente come si innesterà nel paesaggio urbano o come possa esserne migliorato l’aspetto estetico. Il BIM è impiegato inoltre anche per studiare l’efficientamento di edifici già esistenti, rendendo possibile un risparmio dei consumi di circa il 30% liberando risorse che è possibile investire in altre attività.

EDISON È IMPEGNATA perché questo modello divenga uno standard nella progettazione delle smart city e in occasione del G7 sull’ambiente di Bologna proprio Quaini parteciperà a uno degli eventi previsti da #ALL4THEGREEN: l’incontro (in programma l’8 giugno) dedicato a “Le città metropolitane per lo sviluppo sostenibile” per illustrare questo approccio innovativo a 55 sindaci. «Il patrimonio edilizio italiano ha un’anzianità media molto elevata, tra i 40 e i 45 anni – spiega sempre Quaini – con consumi superiori a quelli che permettono oggi le nuove tecnologie. Esiste quindi un potenziale di efficientamento incredibile. Sulla base dell’esperienza acquisita negli anni e grazie al fatto di essere parte di un grande gruppo internazionale come EDF, abbiamo notato, e con noi anche altri soggetti importanti come il Politecnico, una mancanza sostanziale di programmazione in ambito urbano». Per realizzare smart city il primo passo è quello di innovare il metodo. Con un nuovo approccio, quello proposto da Edison, che consiste nel prendere in considerazione un edificio nel suo complesso, per tutte le problematiche che può presentare, considerando anche le interazioni con il quartiere e la città nel suo insieme. «Il nostro scopo è progettare la città in modo che gli edifici trovino il loro posto nel contesto che è stato pensato secondo finalità collettive. L’approccio tradizionale invece è di tipo verticale: c’è chi si occupa dell’involucro, chi dell’impianto, chi della gestione delle informazioni legate all’utilizzo dell’energia e all’utilizzo in generale degli spazi. Un metodo evidentemente cieco e poco improntato all’ottimizzazione». Quindi Edison è pronta a mettersi al fianco sia delle amministrazioni pubbliche, per condividere la programmazione territoriale, sia dei professionisti (dagli architetti agli ingegneri, da chi gestisce i cantieri a chi realizza gli impianti) per co-progettare e fornire risposte integrate che tengano conto dell’insieme: dalla pianificazione territoriale alla cantierizzazione, dalla produzione al consumo intelligente di energia. Tutto grazie alle competenze specifiche e al know how tecnico di eccellenza delle società del gruppo EDF attive nel settore dei servizi energetici. E basandosi su tre pilastri fondamentali per rendere intelligenti e sostenibili città (smart city) ed edifici (smart home). L’impiego del BIM come metodo e come modello dell’edificio a priori, l’utilizzo del Building Energy Management System (BEMS), che permette di gestire in modo automatizzato l’energia ottimizzando i consumi e l’offerta delle migliori soluzioni di Internet of things per incrementare il comfort e l’utilizzo degli spazi.


L’IMPEGNO DELL’ENI

«Il nostro primo obiettivo? Produrre energia più pulita»

SARÀ UNA DELLE AZIENDE dell’energia protagoniste delle numerose iniziative previste a cavallo del G7 sull’ambiente di Bologna. Tanto da essere main supporter del palinsesto di appuntamenti #AllTheGreen e partecipare direttamente il 9 giugno (dalle 13 alle 15.30 nell’aula Stabat Mater) al Momento Eni con i finalisti degli High School Games – il Quiz-Game culturale sui temi del cambiamento climatico che ha coinvolto oltre 100mila studenti delle scuole superiori – e con l’installazione multimediale, che illustra la strategia del gruppo per un nuovo paradigma energetico verso un futuro low carbon – nell’Archiginnasio. «La lotta contro il cambiamento climatico e la costruzione di uno sviluppo sostenibile: dare delle risposte concrete a queste sfide – spiega l’ad del gruppo Claudi Descalzi – è quello che ha unito Eni a istituzioni, associazioni e altre aziende, per dare voce ad un insieme di iniziative che fanno da corona al G7 Ambiente. È fondamentale prendersi chiari impegni per il raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione ed Eni lo ha fatto delineando una strategia che si basa sul seguente piano d’azione: riduzione delle emissioni di CO2 e aumento dell’efficienza energetica di tutte le attività, consolidamento di un portafoglio low carbon e promozione dell’utilizzo del gas, sviluppo delle rinnovabili». Se la missione dell’Eni è quella di continuare a produrre e rendere disponibile energia, la vera sfida del gruppo è quella di produrre energia sempre più pulita. Sia per contribuire al percorso di decarbonizzazione che è stato sancito dall’Accordo di Parigi, sia per l’obbligo morale anche nei confronti delle generazioni future. Per poter affrontare questa grande sfida Eni ha definito una strategia integrata di lungo termine che coniuga la solidità finanziaria con la sostenibilità ambientale e sociale del business. L’impegno di Eni a farsi promotrice del processo di transizione energetica per un futuro low carbon si compone di tre pilastri fondamentali: la riduzione delle proprie emissioni dirette, lo sviluppo di un portfolio di idrocarburi convenzionali con un ruolo crescente del gas naturale e un impegno nello sviluppo delle fonti rinnovabili. E per l’efficace strategia di decarbonizzazione, unica fra le major, Eni è stata inclusa nella “A List” del CDP che è il riferimento per gli investitori nella valutazione della strategia sul cambiamento climatico. Insieme con altre importanti aziende del settore, inoltre, è stata una delle cinque società fondatrici dell’OGCI (Oil and Gas Climate Initiative) che oggi ne conta dieci. L’OGCI è un’iniziativa volta ad accelerare lo sviluppo di tecnologie a basse emissioni GHG (gas a effetto serra). L’accesso alle risorse energetiche in contesti geografici molto differenti e talvolta sensibili per la presenza di ecosistemi ad elevato valore ecologico, inoltre richiede un modello operativo che, fondato sulle migliori pratiche e tecnologie, sia in grado di prevedere e gestire il rischio operativo garantendo la minimizzazione degli impatti ambientali. Il processo Eni di valutazione del rischio, integrato ai sistemi di gestione ambientale, è una componente importante nell’indirizzare le scelte di business. Così il gruppo guidato da Descalzi ha limitato la produzione in Artico alle sole no ice zone.

Achille Perego

 


La Pimpa e Cipputi

I due mondi di Altan

Gli universi paralleli immaginati dal disegnatore

ROBERTO DAVIDE PAPINI

NEL 1975 nascono due personaggi destinati a un radioso futuro: la Pimpa (un grande successo dei fumetti, dei libri e dei cartoon per bambini) e Cipputi (protagonista di una efficace satira politica e di costume). Due personaggi molto diversi: tenera e poetica la Pimpa, cagnolina a pois rossi; amaro e sarcastico l’operaio Cipputi e con lui i personaggi che lo circondano. La cosa curiosa è che entrambi questi successi nascono, nello stesso anno, dalla creatività di un unico autore: Francesco Tullio Altan che è anche il protagonista della mostra che si tiene in occasione del G7 dell’ambiente a Bologna. In realtà, nella loro diversità, la Pimpa e Cipputi sono due facce della stessa medaglia. «Cipputi è il mondo come è, la Pimpa è il mondo come dovrebbe essere», spiega Altan e questo vale non solo per i sentimenti, lo stare insieme e l’amicizia ma anche per il rapporto con la natura e l’ambiente. Il mondo della Pimpa è armonico e poetico, colorato e tenero, curioso e romantico con il signor Armando e personaggi teneri e fantasiosi come il piccolo dinosauro Kamillo Kromo, Pippo Pettirosso, Coniglietta, Colombino, la gatta Rosita.

QUELLO DI CIPPUTI & CO., invece, è un mondo decisamente meno armonioso, dove l’amicizia e il volersi bene non appaiono certo al primo posto, un mondo guardato e descritto con sguardo amaro dall’artista veneto. Insomma, come dice Altan, è il mondo com’è. In effetti, il tema ambientale è spesso ripreso da Altan e le vignette esposte in mostra ne sono la prova perché raccontano il cinismo e l’ottusità con cui stiamo distruggendo il pianeta Terra. Facile capire che Altan si diverta di più a lavorare per i bambini, a incontrarli per parlare della Pimpa. «La vivono come una compagna di giochi, un’amica – racconta nelle sue interviste – e poi mi fanno domande alle quali non so rispondere. Mi chiedono dov’è la mamma della Pimpa; quando la Pimpa avrà i cuccioli. Per loro è una bambina e una cagnolina al tempo stesso». D’altronde, il primo test la Pimpa lo superò nel 1975 affascinando la figlia di Altan che creò la cagnolina a pallini rossi proprio per divertire la sua bambina. Con Cipputi (diventato soprattutto negli anni ’70/’80 e ’90 un’icona della sinistra) le cose sono diverse. L’operaio e tutto il contorno di personaggi cinici, disillusi, spesso irritanti servono a raccontare un’Italia (e più in generale, un mondo) lontano dalla poetica armonia della Pimpa, ma ci aiutano a riflettere su di noi e sul nostro futuro. Prima che sia troppo tardi.

2017-06-06T10:36:13+00:00