Speciale G7

TRA NATURA E SVILUPPO

GIAMPAOLO PIOLI

IL BIGLIETTO DA VISITA del Canada è l’entusiasmo del premier Justin Trudeau che dice: «L’accordo sul clima è l’unica soluzione per salvare l’ambiente e creare posti di lavoro “verdi”. Noi abbiamo già cominciato la ratifica dell’intesa di Parigi e come leader internazionali faremo tutto il possibile per estenderla». I moduli per le domande di assunzione sono già disponibili nel sito del governo. L’amministrazione canadese guidata dal giovane premier liberal è stato una delle voci più ascoltate anche al summit del G7 a Taormina, un vero pungolo col suo sterminato confine a Nord per la stessa recalcitrante Casa Bianca di Trump. Se sul Nafta il Canada è pronto a trattare e aggiustare il tiro per un più moderno e bilanciato rapporto con Washington, il clima non è più un tema negoziabile ma una priorità «che ha bisogno di una forte azione subito…».

TRUDEAU PORTERÀ nei prossimi summit la sua determinazione a bloccare l’uso del carbone e a ridurne gli effetti inquinanti coinvolgendo sia le province che i diversi territori del suo vasto stato in una sorta di alleanza pan-canadese che potrebbe diventare modello anche per altri. Fra le proposte già presentate dal governo la necessità di un rapporto annuale per tutte le entità che poducono l’equivalente di oltre 10.000 tonnellate di carbon dioxide per stabilire un graduale piano di riduzione nei vari settori, dalla manifattura al cemento, dall’acciaio all’alluminio. Il rapporto dovrà arrivare sul tavolo del governo il primo giugno di ogni anno e i dati riportati inclusi i progressi e le riduzioni dovranno avere carattere vincolante. Trudeau che ha più volte invitato Trump a non cadere in un pericoloso isolamento, fa sapere comunque che i membri del G/7 e gli altri grandi della terra, sebbene con velocità differenti dovranno andare avanti ugualmente anche senza la collaborazione e il rilevante appoggio americano garantito durante tutta la presidenza Obama.

A TAORMINA, ma anche nel prossimo summit di Bologna sull’impronta di Trudeau, il Canada tornerà a ripetere la totale compatibilità tra la difesa dell’ambiente e lo sviluppo e proseguirà nella sua formula “inclusiva” che potrebbe vedere ancora un positivo orientamento del presidente Usa ad associarsi all’intesa di Parigi . I canadesi sostengono che quando il loro pesante vicino di casa Trump parla di innovazione e tecnologia pulita, di fatto sembra orientare il suo pensiero sul COP 21 e non a innescare una anti-storica retromarcia dagli effetti imprevedibili soprattutto nelle relazioni globali. Quando il G/7 ha trovato l’intesa nell’inserire nel documento finale il bando al protezionismo e alle pratiche commerciali non giuste, molti ma soprattutto i due leader più pragmatici, il neo presidente farncese Macron e Trudeau hanno voluto leggere in questo un ammorbidimento della posizione della Casa Bianca che potrebbe riflettersi anche sul clima.

MA SE IL 2017 dovesse subire qualche rallentamento il Canda può spendere la sua arma segreta nel prossimo summit del G/7 che si nella regione di Charlevoix in Quebec nel 2018. In quel caso la lotta contro i cambiamenti climatici sarà uno dei primi punti nell’agenda e Trump dovrà adeguarsi se non lo ha già fatto nel frattempo. L’idea che il “global warming” fosse un’invenzione cinese, andava bene insomma come battuta per la campagna elettorale, ma non per guidare la più grande democrazia del mondo.

2017-06-06T10:26:56+00:00