Speciale G7

UN MONDO PULITO SENZA RINUNCE

ROBERTO GIARDINA

È UNA FOTO STORICA, un simbolo della lotta per un mondo più pulito. Di Germanie ce n’erano due, il “muro” divideva Berlino, e si prevedeva che sarebbe rimasto ancora almeno per un secolo, e il 12 dicembre del 1912, un giovane si presentò nel parlamento dell´Assia, al giuramento come ministro per l´Ecologia senza cravatta, in jeans e scarpe da tennis. Le scarpe scalcagnate di Joschka Fischer sono ora esposte al museo della storia della Repubblica Federale. Una stranezza per il resto del mondo, ma i Grünen erano già entrati al Bundestag nel 1983. Era cominciata la lunga marcia verde che avrebbe portato il partito degli ecologisti al governo nel 1998, e Joschka divenne vicecancelliere e ministro degli Esteri. In Italia i verdi sono apparsi e quasi scomparsi, i Grünen possono essere sempre decisivi per la futura coalizione dopo il voto del 24 settembre. Probabilmente non ce la faranno, ma dipende da loro se il socialdemocratico Martin Schulz riuscirà a porre fine all´éra di Frau Merkel. Sempre che Angela non li porti dalla sua parte. È un pregiudizio che i verdi siano tutti di sinistra. Chi vuole difendere la natura è per carattere un conservatore, si oppone ai cambiamenti. L´amore per i boschi fa parte dell´anima tedesca, da Brecht a Heidegger, e perfino Hitler amava farsi fotografare mentre passeggiava in montagna e per i sentieri della Foresta Nera. Al G7 di Taormina la Merkel si è scontrata con Donald Trump anche sull´ecologia. E nell´incontro con il presidente americano lo scorso marzo si è mostrata molto abile. È sempre la Germania a dover fare i conti con un´America isolazionista e che minaccia di porre dazi ai prodotti europei. E la Cancelliera si è fatta accompagnare da una delegazione di manager delle grandi imprese nazionali. Sono stati loro a dimostrare che collaborare con le nostre industrie è un vantaggio per gli Stati Uniti, e crea posti di lavoro dal Texas alla California. Anche grazie a tecniche industriali “pulite”. Inquinare, alla lunga, non rende. Trentadue anni dopo l´esibizione di Joschka in scarpe da tennis, la Germania rimane all´avanguardia nella battaglia ecologica. E ha dimostrato che l´economia verde non frena lo sviluppo, anzi serve a guadagnare. Quel che rimproverano i verdi , la cui età media ormai è sulla cinquantina, ad Angela Merkel è di aver copiato le loro idee. La Cancelliera aveva appena prolungato la vita delle centrali atomiche alla fine del 2010, quando avvenne il disastro di Fukushima, e lei nel marzo del 2011 cambia improvvisamente rotta: mi sono sbagliata, ammise, se neanche i giapponesi, che sono di solito perfetti, non riescono ad evitare incidenti tragici, è meglio abbandonare l´energia atomica. E decise di chiudere tutte le centrali. Pochi mesi dopo, in maggio, un altro evento: nel Baden Würrtemberg, Winfried Kretschmann, un professore in pensione, guidò i verdi alla vittoria, e divenne primo ministro del Land. La prima volta per un verde. E si alleò proprio con i cristianodemocratici di Angela.

MA NELLA REGIONE erano (e sono ancora) attive centrali atomiche, e a Stoccarda si trova la Daimler. Kretschmann è riuscito a conciliare l´ecologia con gli interessi della grande industria, e ha rivinto le elezioni. La Germania ha dimostrato che è possibile: dal 2012, la produzione industriale è cresciuta del tre per cento, e le emissioni di gas serra sono diminuite del due. La cosidetta economia verde ha un fatturato che sfiora i cento miliardi di euro, l´anno scorso ha raggiunto il 15 % del Pil, nel 2025 sarà al venti per cento. La Germania ha il primato mondiale nell´export di prodotti e tecnologia verde. Quello che era il vecchio cuore del carbone e dell´acciaio, della Germania e dell´Europa, la Ruhr, si è trasformato in un paradiso verde. Chiuse le miniere di carbone (tranne una, non si sa mai, i tedeschi sono sempre pessimisti), spenti gli altoforni, la regione si è trasformata in un centro di servizi, e i vecchi impianti industriali sono stati adattati a teatri, musei, parchi giochi, immersi nei boschi. Il Reno trent´anni fa era una cloaca di scarichi industriali, ora le sue a acque sono tornate pulite, sia pure non ancora del tutto. Le case automobilistiche puntano sulle vetture elettriche, la percentuale è ancora ridotta, ma a Berlino non c´è quartiere senza paline per la ricarica. Si va avanti anche con piccole conquiste. I verdi non chiusero le centrali atomiche, ma hanno imposto una piccola rivoluzione: il deposito per le bottiglie di plastiche o per le lattine di birra e di coca va rimborsato ovunque, e non solo dal negozio che le ha vendute. Sembra poco, ma sono scomparse dai rifiuti decine di milioni di bottiglie, riciclate dai ragazzi e dai clochard. Quando la Merkel condannò a morte lenta le centrali atomiche, i pessimisti previdero un crollo dell´industria, e un´esplosione dei costi. Ma già sei anni, l´energia nucleare copriva il 23 per cento del fabbisogno, meno della metà rispetto alla vicina Francia. Nel 2015 si è scesi al 14, e l´anno scorso al 13. L´energia eolica è passata dal 23,5 % nel 2012, al 27,3 nel 2014, al 31,7 nel 2016. Non c´è quasi più posto per le pale eoliche, che vengono installate anche nel Baltico, sotto n costa. E si cominciano a sfruttare con turbine sottomarine le grandi maree del Mare del Nord. L´energia solare è al venti per cento. La Germania di Frau Angela, nata nella DDR che a Bottersfeld vantava il primato della regione più “velenosa” d´Europa, ci dimostra che possiamo vivere in un mondo più pulito senza rinunce.

2017-06-06T10:18:50+00:00