Il Livorno spera, ma devono crederci tutti

Impresa disperata per gli amaranto per evitare la retrocessione: con il Cittadella parte la corsa salvezza in dieci tappe

di Igor Vanni
LIVORNO

Dieci partite per tentare l’impossibile. È un’impresa disperata quella che aspetta il Livorno, tristemente ultimo in classifica e assai distante dalla zona play out. La retrocessione in Serie C sembra ormai scontata, ma la squadra amaranto ha almeno il dovere di provarci. Di rimonte clamorose la storia calcistica ne ha già vissute tante, dunque tentar non nuoce. Tanti, però, sono i punti interrogativi che gravitano sul Livorno, a partire dal fatto che se fino ad ora questo gruppo non è riuscito a cavare un ragno dal buco difficilmente ci riuscirà adesso che le speranze sono ridotte al lumicino. C’è poi tutto il capitolo dei giocatori in scadenza, che magari hanno già trovato accordi per la prossima stagione e dunque potrebbero scendere in campo senza il necessario ‘mordente’. Senza dimenticare che anche le faccende societarie potrebbero avere ripercussioni sulla ‘fame’ dei calciatori. Questa ripartenza, dunque, sembra un grosso punto interrogativo per la formazione amaranto. L’unico che vuole giocarsi qualcosa di importante sembra essere Antonio Filippini, chiamato dal presidente Spinelli a porre rimedio agli errori fatti con Breda e Tramezzani. Il tecnico bresciano, che durante il lockdown ha perso l’amata mamma proprio a causa del Coronavirus, è molto legato alla maglia amaranto e alla famiglia Spinelli. Sa bene che questo per lui potrebbe essere un bel trampolino di lancio per la propria carriera di allenatore e farà di tutto per mettersi in mostra. Lo stesso patron del Livorno stravede per Filippini, tanto che durante la trattativa per la cessione della società a Yousif aveva provato a forzare la mano inserendo una clausola per la sua conferma. Si riparte dunque dal Cittadella (fischio d’inizio sabato alle 18) e già dal modo in cui sarà affrontata questa sfida si potrà capire se le speranze di salvezza possono esser alimentate o se invece sarà messa la pietra tombale sul campionato. Cittadella, Juve Stabia e Venezia: le tre partite di questo fine giugno saranno dunque fondamentali. Al Livorno servirà una partenza sprint per fare punti, accorciare sulle squadre che lo precedono e acquisire un po’ di morale. Poi molto dipenderà anche da quel che accade sugli altri campi, perché senza una serie di risultati favorevoli sarà comunque difficile sfangarla. Da parte loro i tifosi dei club organizzati hanno lanciato un appello per mettere da parte ogni polemica e provare a dare la carica giusta alla squadra. Impossibilitati a seguire dal vivo Luci e compagni, la proposta lanciata è quella di addobbare almeno i gradoni dello stadio con i vessilli dei club e dei gruppi ultras, non solo per colorare un po’ gli spalti ma anche per trasmettere un senso di vicinanza alla squadra. Basterà? Difficile dirlo, ma tentar non nuoce e in questo momento vale la pena provarle tutte. Se poi l’impresa non dovesse andare in porto, la società dovrà essere chiara su quali saranno gli obiettivi per la prossima stagione: un’annata programmata per risalire subito potrebbe far riaccendere un po’ di passione nella tifoseria amaranto, ma se si dovesse andare ‘al risparmio’ difficilmente lo stadio Armando Picchi tornerà a popolarsi e farsi sentire come ai vecchi tempi. Intanto, però, pensiamo a chiudere al meglio questa stagione.

1
Troppi contratti in scadenza

Tra prestiti e scadenze, il Livorno rischia seriamente di ritrovarsi a giocare il finale di stagione con una squadra poco motivata. Emblematico il caso di Marras, cercato da diverse squadre: in caso di salvezza, scatterebbe il rinnovo automatico, ma difficilmente resterà a Livorno il prossimo anno.

2
Incognita portieri: poca affidabilità

Breda scelse Zima come portiere titolare, poi di fronte ad alcune papere fu data qualche chance a Plizzari, pure lui messo in discussione per alcune prestazioni opache. Con Tramezzani il giovane milanista ha avuto la fiducia che chiedeva. Ora starà a Filippini puntare su un portiere che dovrà essere supportato.

3
Da decidere il modulo adatto

Antonio Filippini sta provando diverse soluzioni per presentarsi alla ripresa del torneo con una squadra sicura, ben coperta ma allo stesso tempo pronta a far male agli avversari. Il modulo non è ancora chiaro, ma il tecnico sembra prediligere una mediana con tre elementi per fare più intensità.

4
Reparto d’attacco poco prolifico

A parte Marras, le punte amaranto hanno dimostrato scarso feeling con il gol. Marsura ha avuto una fiammata a inizio stagione salvo poi eclissarsi, gli altri hanno sparato a salve. L’ultimo arrivato, l’argentino Ferrari, stava trovando un buon ritmo sotto porta e la speranza è che non abbia perso smalto.

5
Il fattore campo che non c’è più

Delle 10 partite rimaste, il Livorno ne giocherà ben 6 all’«Armando Picchi» e 4 in trasferta, ma con gli stadi a porte chiuse gli amaranto non potranno beneficiare neanche della spinta del proprio pubblico. È anche vero, però, che finora le cose non sono affatto bene neanche tra le mura amiche…


FILIPPINI

«Vorrei guadagnarmi la rinconferma»

Antonio Filippini debutta da allenatore capo dopo aver fatto da vice a Breda e Tramezzani. E in queste dieci gare si gioca molto del suo futuro. «Ho sempre detto che allenare il Livorno è una tappa importantissima per me e vorrei guadagnarmelo sul campo, con i risultati e il modo di comportarmi». Tutti hanno voglia di tornare a fare sul serio. «Vedo un entusiasmo diverso e abbiamo fatto anche diverse partitelle per ritrovare gli stimoli e il contatto con la palla e con la porta. Abbiamo fatto un lavoro basato sulla preparazione fisica, senza esagerare con i carichi: non possiamo arrivare con le gambe pesanti, la condizione va trovata con le partite». Anche perché c’è da ritrovare il fiato. «I ragazzi si sono allenati a casa, facendo soprattutto un lavoro di forza. Adesso dovremo arrivare a fare 60’ con le gambe, il resto lo dobbiamo colmare con la testa e la voglia di fare risultato a tutti i costi».