ASCOLI
Ecco Saric: ma quante partenze

Rivoluzione obbligata visti i giocatori in scadenza, avvio in salita per mister Bertotto

di Gigi Mancini
ASCOLI PICENO

A poco più di due settimane dall’inizio del calciomercato e una decina di giorni all’esordio in campionato l’Ascoli ha messo in cassaforte pochi rinforzi: su tutti il centrocampista offensivo Dario Saric, proveniente dal Carpi (serie C) e lo svincolato Christos Donis. Gli altri volti nuovi sono quelli dei portieri Khadim Ndiaye, in prestito dall’Atalanta, e Moumhamadou Sarr, dal Bologna, destinato a ricoprire il ruolo di vice Leali. Il problema è che a fronte di questi ingressi si è registrata, rispetto alla stagione scorsa, la partenza di ben tredici elementi: i difensori Nahuel Valentini, Leonardo Sernicola, Andreaw Gravillon, Erik Ferigra, Luca Ranieri e Christian Andreoni; i centrocampisti Michele Troiano, Petar Brlek e Mario Piccinocchi; gli attaccanti Gianluca Scamacca, Marcello Trotta, Leonardo Morosini e Nikola Ninkovic, quest’ultimo ancora formalmente legato al club ma separato in casa (e attualmente fermo in Serbia in attesa di svincolarsi o firmare per un’altra società). Un esodo dovuto alla scadenza dei contratti e alla fine dei prestiti, nessuno dei quali è stato rinnovato, che ha portato a una vera e propria ‘voragine tecnica’. Questi, infatti, al momento sono gli undici giocatori di categoria (fisicamente integri) a disposizione di mister Valerio Bertotto: il portiere Nicola Leali; i due difensori Riccardo Brosco e Raffaele Pucino; i sette centrocampisti Simone Padoin, Mirko Eramo, Michele Cavion, Davide Petrucci, Alberto Gerbo (rientrato dal prestito al Crotone) e le new entry Dario Saric e Christos Donis; il solo attaccante Diogo Pinto, 21enne reduce dal buon finale della scorsa stagione. Gli altri rientrano tutti nella categoria ‘incognite’. Esclusi i 2000 e i 2001, destinati a essere spediti in C o in D, i calciatori rientrati alla base dopo i prestiti che si candidano a poter essere inseriti in rosa sono cinque. Tre i difensori: Lorenzo Laverone, classe ’89 rientrato dalla Triestina, Niccolò Tofanari (’98) rientrato dal Fano e Danilo Quaranta, (’97) reduce dall’esperienza a Catanzaro. Due gli attaccanti: Moutir Chajia (’98) rientrato dal girone di ritorno disputato con l’Entella e Simone Ganz (’93) reduce da una discreta stagione a Como (8 gol per lui). La rosa a disposizione di mister Valerio Bertotto, allenatore esordiente in B, con appena 28 panchine alle spalle (con quattro squadre diverse, tutte in C) ha dunque bisogno di almeno altri sei-sette elementi di spessore, stima al ribasso, per poter essere definita all’altezza della categoria. Il tempo stringe: il dg Piero Ducci e il ds Giuseppe Bifulco sono attesi da un super lavoro praticamente senza margine di errore.


LA CURIOSITA’

Sesta stagione di fila in B, un record

Per i marchigiani 15 anni fa l’ultima promozione in serie A

Ventiquattresima partecipazione alla serie B per l’Ascoli, stabilmente in categoria dal 2015/16, dunque alla sua sesta stagione di fila (record di partecipazioni consecutive, come la Salernitana, tra le squadre al via nel 2020/2021). I marchigiani hanno finora ottenuto cinque promozioni in A: nel 1973/74, nel 1977/78, nel 1985/86, nel 1990/91 e infine nel 2004/05, a tavolino con Marco Giampaolo allenatore. La promozione del 1978, con Mimmo Renna, fu quella ‘dei record’, con 17 punti di vantaggio sulle seconde, ottenuta a 7 turni dalla fine.


FROSINONE
Nesta ritenta l’assalto alla A

E’ ancora forte il rimpianto in casa Frosinone per la serie A sfumata all’ultimo respiro contro lo Spezia: con la beffa di aver pagato nella finale playoff solo la peggiore posizione rispetto ai liguri nel campionato scorso, a parità di vittorie e gol segnati nella doppia sfida finale. Ma i ciociari hanno tutto per rilanciarsi e riprovare l’assalto alla A, dopo il doppio assaggio del 2015-2016 e del 2018-2019. C’è una squadra di alto livello, prima di tutto; poi un tecnico, Nesta, che vuole fare il grande salto. Poi, la determinazione del presidente Stirpe. E poi arriva anche Kastanos dalla Juve, per mirare all’obiettivo più alto.


SPAL
Marino e la voglia matta di ripartire

L’allenatore ha già il progetto pronto: fame di rivincita dei big e tanti giovani promettenti

di Corrado Piffanelli

«Non è grande chi non cade mai ma chi dopo una caduta sa rialzarsi ed essere più forte». La Spal fa proprio un vecchio motto e riparte dalla stagione più nera del suo recente passato: stadio sotto sequestro, virus, porte chiuse e retrocessione senza neppure una vera e propria reazione della squadra. Ma l’annus horribilis della squadra non lascia scorie: la proprietà è pronta a fare un campionato da protagonista, allenatore e ds sono nuovi, la piazza è cautamente ottimista. Il punto è riprogrammarsi in pochi giorni nella nuova categoria. La società vorrebbe affidarsi ad una squadra giovane, determinata e con forti motivazioni ma svoltare rispetto ai contratti già sottoscritti ed agli impegni presi in serie A non è facilissimo. Il ds Giorgio Zamuner e il presidente Walter Mattioli hanno in mano due opzioni: se riusciranno a cedere giocatori con richieste in A e contratti pesanti, svolteranno su una squadra giovane e garibaldina. Altrimenti si appoggeranno a giocatori d’esperienza e qualità tecnica con tanta voglia di riscattare le delusioni dell’anno scorso. Sulla carta, anche senza grandi mosse di mercato, Marino ha una mezza corazzata. In difesa Dickmann per la B è un prospetto, Vicari e Bonifazi sono due giocatori assieme tecnici e fisici, Sala a sinistra è una garanzia. A centrocampo torna l’under 21 Esposito, rientra il guerriero Mora, per il quale lo stesso Mattioli non aveva nascosto una grande nostalgia l’anno scorso, c’è Missiroli e ci sono situazioni in divenire come Murgia, Castro, Viviani e Valoti. Davanti, se Di Francesco sta bene è un fattore per la categoria, Paloschi in B è un attaccante di livello ed essendo all’ultimo anno di contratto avrà anche fame di farsi vedere. In più D’Alessandro e Floccari. Basterebbe per tornare in A? La cifra tecnica c’è, dipende dalle motivazioni, dalla bravura di Marino nell’amalgamare il gruppo, dall’abilità di assicurarsi le ultime pedine. A Ferrara solo il calcio ha s p e z z a t o negli ultimi anni il fatalismo di una città rimasta senza banca, senza cooperativa e perfino senza ospedale: la promozione in A è stata una magia nell’incubo degli ultimi anni difficili, la famiglia Colombarini ha regalato a tutti un gioiello prezioso capace di riportare la vita e la gente a 50 anni fa quando la Spal era simbolo di una città piccola ma indomabile. Risalire non sarà facile, vista la concorrenza, e le caratteristiche della B. Forse già la prima giornata darà una possibile dimensione alla squadra ed alle aspettative.


LA CURIOSITA’

Mezzini, che ritorno con Zamuner

Il vice di Marino protagonista col ds del salto in B del ’92

C’è un filo di romantica speranza nel ritorno a Ferrara di Giorgio Zamuner, l’Imperatore della bellissima Spal di Gibì Fabbri stagione 1991-1992 e di Max Mezzini, secondo di Pasquale Marino e centravanti alla Mandzukic di quella squadra promossa trionfalmente dalla C1 alla B e capace di portare allo stadio 20 mila spettatori stabili. Mezzini era il centravanti buono, Big Max con un gesto e un sorriso per tutti, Zamuner il bello sia in campo (il clamoroso «pallone nel 7» è indimenticabile, ma del 1994) che fuori.


PORDENONE
Ecco Diaw per salire ancora

E’ stata una stagione coi fiocchi, quella passata del Pordenone. Il ritrovarsi neopromossa in B non ha certo frenato le ambizioni della squadra friulana, abilmente condotta dall’espertissimo Tesser in panchina. E così, i neroverdi hanno navigato a lungo nelle zone altissime della classifica, terminando quarti e venendo sconfitti in semifinale playoff dal Frosinone dopo una doppia sfida equilibratissima. Per la fascia sinistra arriva Falasco, il colpo in attacco è Davide Diaw dal Cittadella: ha potenza ed esperienza per far fare un ulteriore salto di qualità ai friulani, tanto ambiziosi quanto concreti nel loro progetto di squadra.


REGGIANA
Difendere un sogno rincorso 21 anni

Dopo due fallimenti e tante delusioni, il club ha ritrovato la B. Impresa firmata da Alvini

di Francesco Pioppi
REGGIO EMILIA

Dopo 21 anni di attesa, due fallimenti e tantissime delusioni, la Reggiana torna ai nastri di partenza della Serie B. Un’impresa nata con l’ingresso di Romano Amadei, patron Immergas e socio di maggioranza del club, e del fedelissimo direttore sportivo Doriano Tosi che ha saputo scegliere il condottiero giusto, Massimiliano Alvini, centrando la promozione al primo colpo. Difesa a tre, squadra corta e proiezione offensiva, questi i dogmi del tecnico di Fucecchio che, all’esordio in cadetteria, dovrà saper mixare bene bellezza estetica e concretezza, trovando la strada giusta per approdare al mantenimento della categoria. Scioccata dal ritiro dall’attività del proprio capitano Alessandro Spanò che, a 26 anni, ha deciso di dedicarsi agli studi universitari, la Reggiana cercherà le proprie certezze nei veterani, dai due difensori centrali Andrea Costa e Paolo Rozzio, passando per il metronomo Fausto Rossi e fino agli attaccanti Luca Zamparo e Mattia Marchi. Su questo nucleo, che comprende anche il portiere Giacomo Venturi e il ‘Puma’ Ivan Varone, il diesse Tosi ha messo dentro forze fresche, ingaggiando tanti giovani di belle speranze. Parliamo di Simone Muratore, centrocampista di scuola Juve acquistato dall’Atalanta per 7 milioni e girato in prestito ai granata, di Nicolò Cambiaghi, talentuoso trequartista ex capitano della Primavera della Dea, di Salvatore Pezzella, centrocampista di proprietà della Roma (l’anno scorso al Modena). A questi vanno aggiunti profili che dovrebbero garantire qualità dietro (Gyamfi, ex Benevento e Di Gennaro, ex Livorno e il portiere Cerofolini dalla Fiorentina), sulle corsie laterali (Germoni, ex Juve Stabia e Giuseppe Zampano, ex Cesena), in mezzo (Radrezza, confermato) e davanti (Voltan, acquistato dalla Vis Pesaro e Mazzocchi, dal Sudtirol). Il grande sogno di tutta la piazza, e pure dello staff tecnico, è il ritorno dell’attaccante super veloce Augustus Kargbo. Il classe ’99 nativo della Sierra Leone, di proprietà del Crotone che potrebbe concedere il prestito ai granata, è infatti stato il trascinatore della Reggiana nei playoff, segnando prima in semifinale con il Novara e poi mettendo ko il Bari nella finalissima. Il tecnico Alvini lo aspetta a braccia aperte e lo vede come finalizzatore ideale del proprio impianto di gioco, in cui le sue accelerazioni brucianti possono davvero creare scompiglio anche ad alto livello. Sarebbe la ciliegina sulla torta di un mercato che fin qui non ha visto colpi sensazionali, ma senza dubbio mirati. Ritmo e sincronismi saranno le carte che la Reggiana vorrà giocarsi per mantenere un sogno atteso 21, lunghissimi, anni.


LA CURIOSITA’

Da una squadra toscana a un’altra

Il 13 giugno ’99 l’ultima gara in B con la Lucchese: ora il Pisa

Dal 13 giugno 1999 al 22 luglio 2020. È questo l’arco di tempo che divide l’ultima gara della Reggiana in Serie B (vittoria interna sulla Lucchese per 3-2, reti di Margiotta, Carbone e Cevoli) e la finalissima playoff vinta col Bari 1-0 (rete di Kargbo). La prima di campionato, che battezzerà quindi il ritorno in cadetteria del team di Alvini, sarà ancora una volta con una squadra toscana, il Pisa. Il derby con la Spal sarà alla penultima giornata (16 gennaio e 1 maggio), chiusura col Vicenza (23 gennaio e 7 maggio) con cui c’è un lungo gemellaggio.


REGGINA
Colpo di Menez per Toscano

L’arrivo di Menez fa sognare i tifosi amaranto, già inebriati dal ritorno in B appena 4 anni dopo la caduta in serie D e tutte le difficoltà sanate dal presidente romano Luca Gallo con il suo arrivo a inizio 2019. Una piazza storica del nostro calcio può tornare a sognare, e mister Toscano è il condottiero che può portare la squadra a un livello superiore. Arriva anche Folorunsho dal Bari per puntellare il centrocampo, mentre un altro giovane, Delprato dall’Atalanta, è chiamato a dimostrare in cadetteria tutto il suo valore. Difficile, con queste risorse, che la Reggina si accontenti di lottare per la salvezza.