«Sarà come giocare un altro campionato»

Il leader del Sassuolo: «Dovremo essere concentrati, mantenere la testa libera e cercare di gestire le forze al meglio»

di Stefano Fogliani
SASSUOLO

In quindici stagioni, dalla C2 del 2005/06 ad oggi, Francesco Magnanelli, capitano, bandiera e simbolo del Sassuolo, ne ha viste tantissime. Probabile dopo aver scalato, con i neroverdi, il calcio dei grandi dalla terza serie alla A e all’Europa gli mancasse giusto una sfida come quella che la pandemia ha imposto (anche) al mondo del calcio, che si affaccia verso un minicampionato quantomeno inedito. «Le incognite – conviene – non si può dire che manchino». Perché tra porte chiuse, temperature estive, faticose rincorse alla miglior condizione dopo due mesi di stop, scanditi solo da cyclette, pesi e allenamenti domestici, «quello che andiamo a cominciare sarà un altro campionato ». Da affrontare in apnea, un po’ come quei playoff da quali Magnanelli, con i neroverdi, è già passato in C e in B: partite ravvicinate, che non si possono sbagliare, porte ‘strettissime’ dalle quali passare. «Serviranno – dice il centrocampista del Sassuolo – concentrazione al massimo e, al contempo, testa libera, e non si può dire sarà semplice approcciare alle sfide che ci attendono. Veniamo da due mesi e mezzo di inattività o attività passiva, e si tratta di affrontare diverse gare in pochissime settimane ritrovando quanto prima il ritmo partita». La sfida è lì: reinventarsi attorno ad un calendario da’ lavori forzati’ dentro cui mantenere la consapevolezza che ce la si può giocare con tutti, ma che il margine di errore, trattandosi di un finale si stagione, sarà necessariamente ridotto. Parecchia pressione, pochi allenamenti e molte partite «ed anche per questo – spiega Magnanelli – abbiamo rivisto la preparazione, lavorando sulla base aerobica, ma anche sulla componente tecnico- tattica». Le porte chiuse a smorzare l’adrenalina, il caldo che annebbia le idee: più che i polmoni, da giugno ad agosto la differenza la faranno i piedi, la capacità di far viaggiare veloce il pallone, l’attenzione nei momenti chiave di ogni match. E la testa, la consapevolezza di voler far bene, sempre e comunque. «L’obiettivo è finire la stagione al meglio, cercando di arrivare il più in alto possibile. Dovremo fare emergere le qualità del nostro gruppo, e cercare di gestire le risorse fisico-atletiche. Abbiamo ripreso nel migliore dei modi, cercando di recuperare quell’identità di gioco su cui avevamo costruito le ultime prestazioni prima del lockdown. Sarebbe stato bello, sportivamente parlando, poter andare avanti perché avevamo trovato la giusta continuità, ma giochiamo a memoria, conosciamo bene le idee del mister e ripartiremo da dove ci siamo fermati». Non proprio: si chiuse con Brescia, si riparte da Atalanta e Inter, ma in un contesto inedito, con quelle porte chiuse che ad avviso del capitano neroverde, sono misura necessaria, ma tolgono tanto al calcio. «Il fattore campo inciderà meno e magari si vedranno partite più belle, ma senza tifosi sarà quasi uno sport diverso, e comunque vada non sarà bello giocare senza pubblico ».