L’Europa chiama, il Bologna vuole rispondere

Il decimo posto attuale non basta ai rossoblù: Mihajlovic, come già aveva fatto l’estate scorsa, chiede a tutti il salto di qualità

di Massimo Vitali
BOLOGNA

Europa Europa. Della serie: perché non provarci subito? E pazienza se subito c’è la Juve, l’avversario che lunedì notte al Dall’Ara terrà a battesimo la ripartenza rossoblù dopo quasi quattro mesi di astinenza da partite ufficiali. In questi casi meglio testare fin dall’inizio la voglia di centrare l’impresa di un gruppo che, da quando è arrivato Mihajlovic, non pone limiti alla provvidenza. E men che meno agli obiettivi di classifica. Si parte con la Juve, prima delle sei gare in programma al Dall’Ara, mentre sarà la trasferta in casa Sampdoria, fissata al 28 giugno, a inaugurare il ciclo delle sei partite da affrontare lontano da Bologna. Ma casa e trasferta hanno un senso nel calcio a porte chiuse (in attesa che il governo permetta una parziale riapertura degli impianti)? Se un senso ce l’hanno appare molto relativo. Di sicuro è una differenza concettuale che non ha diritto di cittadinanza nei comandamenti di Mihajlovic, uno che dalla sua squadra pretende sempre lo stesso atteggiamento volitivo e la stessa voglia di gettare il cuore oltre l’ostacolo, a prescindere dalla cornice ambientale. E allora pronti a sfidare, in poco più di quaranta giorni, di tutto e di più: chi lotta per lo scudetto (Juve e Inter), chi per un posto in Champions League (Atalanta), chi per uno in Europa League (Napoli, Milan e Parma e, perché no?, Cagliari e Sassuolo) e chi per la semplice salvezza (Lecce). Sapendo che si potrà tirare il fiato solo tra la Juventus e la Sampdoria – sei giorni tra una partita e l’altra che in seguito diventeranno un miraggio – e che viceversa toccherà stringere i laccetti delle scarpe nella terza settimana di luglio quando, una volta affrontata la doppia pratica del derby (prima il Sassuolo e poi il Parma), arriveranno in rapida sequenza Napoli, Milan e Atalanta. Si riparte dai 34 punti e dal decimo posto che sono la fotografia della classifica scattata il 29 febbraio scorso all’Olimpico, quando l’ultima fatica fu il 2-0 incassato in casa della vice capolista Lazio, prima che anche la serie A fosse inghiottita dal lockdown. Ma soprattutto si riparte dai 7 gol di Orsolini e dai 6 di Palacio, nonché dai 3 in 7 partite firmati dal neoarrivato Barrow, uno che a gennaio era partito a razzo salvo doversi spegnere di colpo al sopraggiungere della pandemia. Si riparte anche dalle partite ogni tre giorni e dai cinque cambi che si tramuteranno in occasioni da non sprecare per i vari Dominguez, Medel, Svanberg, Skov Olsen e Santander, tutta gente che ha bisogno di recuperare il terreno, e le maglie da titolare, perdute. «Partire forte per acciuffare subito quelle che ci stanno davanti », è la ricetta dell’ad Fenucci. Un metodo semplice e in teoria efficace per tenere nel mirino l’Europa.


Mihajlovic torna al passato: il torneo dei bar

Nel 1996 la provocazione di Ulivieri regalò la serie A alla città. Lo spirito è lo stesso, l’obiettivo più alto: entrare tra i top team

Un anno fa, proprio in questi giorni, Sinisa Mihajlovic si godeva la famiglia, il padel e il mare della Sardegna. In tasca il triennale appena firmato col Bologna (dopo il ‘voglino’ Roma spento sul nascere) e nella testa il desiderio di ripartire di slancio alla guida di un gruppo che a maggio aveva condotto nel porto insperato di una salvezza miracolosa e che nei piani, in quel momento, pareva pronto per salpare verso lidi più gloriosi. Poi, al posto del viaggio verso la gloria, a luglio è arrivata la mazzata tremenda della malattia. Ma gloria alla fine è stata comunque: portala tu al decimo posto, dopo due terzi di campionato, una squadra che per quattro mesi hai dovuto allenare da una stanza di ospedale, tra una flebo, un trapianto di midollo osseo e svariati cicli di chemioterapia. Ma quello ormai è il passato. Il presente è invece un ‘doppio’ torneo dei bar da affrontare con lo stesso coraggio e la stessa voglia di stupire mostrata dai suoi ragazzi nei due spezzoni di campionato a conduzione Sinisa. C’era una volta sulla panchina del Bologna Renzo Ulivieri, detto Renzaccio, che quando sul finire della stagione 1995-96, in serie B, toccò con mano il concreto rischio di non riuscire ad acciuffare la promozione calò sul tavolo l’asso della spensieratezza: «Mancano sei partite, facciamo finta che sia un torneo dei bar: proviamo a vincerle tutte e vediamo che succede». Successe che quel Bologna andò dritto in serie A, addirittura da primo della cadetteria. Vincerle tutte e dodici oggi non si può, perché è cambiata la categoria e gli avversari si chiamano Juve e Inter. Ma non ci si può nemmeno cullare sugli allori di una classifica che nel luglio scorso, con l’allenatore in una stanza di ospedale, sembrava una chimera e che oggi viceversa è una splendida realtà: semplicemente perché cullarsi sugli allori, accontentarsi, tirare il freno sono concetti che non trovano posto nel dna di Mihajlovic. Premere sull’acceleratore, gettare il cuore oltre l’ostacolo (e oltre l’errore, se è figlio dell’intraprendenza), non considerarsi mai vinti di fronte a qualsiasi avversario e non considerare chiusa una partita finché arbitro non fischia (citazione da Boskov): queste sono le linee guida del protocollo Sinisa, da cui i suoi ragazzi non potranno derogare. Dodici partite, peraltro dagli esiti mai così imprevedibili, non cambiano il giudizio su un allenatore. Ma Mihajlovic è lo stesso che un anno fa, prima di scoprire la malattia, a chi gli chiedeva conto degli obiettivi personali rispondeva: «Se devo lottare per il decimo posto preferisco restarmene a casa». Conoscendolo dubitiamo fortemente che abbia cambiato idea.


IL FUTURO PIANIFICATO

Sinisa ha prolungato: in sella fino al 2023

BOLOGNA

A pochi giorni dalla ripartenza, il Bologna ha completato una missione che l’ad Fenucci aveva annunciato pubblicamente: prolungare ulteriormente il contratto di Sinisa Mihajlovic, che ha firmato il rinnovo fino al 2023. Joey Saputo si è detto «particolarmente contento», aggiungendo: «Siamo convinti che l’apporto di Sinisa ci consentirà di raggiungere gli obiettivi che ci siamo posti».