CR7 re anche sui social

Sfida a colpi di clic: in palio altra fama e anche tanti affari

di Paolo Grilli

In tempi di distanziamento, s’accende come non mai la sfida social della Serie A. Con il pubblico che solo gradualmente potrà tornare a contatto coi propri campioni, il calcio e i suoi interpreti vivranno soprattutto in tv e online: con tutte le conseguenze del caso, in primis quelle economiche. Un’accelerazione di una tendenza che era già ampiamente in atto e che i club, non solo i giocatori, hanno cavalcato da tempo. Ci sono team di specialisti web assoldati per postare tanto i contenuti delle squadre, quanto quelli del singolo campione: un lavoro dentro un altro lavoro. Se guardiamo ai singoli, non può che spadroneggiare ancora una volta Cristiano Ronaldo tra i nostri confini. Perché gli oltre 390 milioni di follower nel mondo (dati socialmediasoccer. com) ne fanno semplicemente la persona più seguita del pianeta (staccati anche la cantante Ariana Grande e l’attore Dwayne Johnson, ’The Rock’). E tutti gli altri sono a distanze siderali da CR7, pur potendo vantare numeri eccellenti. Zlatan Ibrahimovic, con 75 milioni abbondanti di follower, non arriva a un quarto di quelli dell’illustre collega in bianconero. Il podio social della Serie A è chiuso dal collega di reparto di CR7, Paulo Dybala, che sfiora i 43 milioni di tifosi tra Instagram, Facebook e Twitter. E poi ancora un pieno di bianconeri nelle posizioni di rincalzo, con Buffon, Cuadrado, Ramsey e Chiellini a dare ulteriore vigore all’ondata social della Signora: un vero dominio, quello bianconero, a dimostrazione del numero di tifosi su cui poter contare, ma anche della abilità social degli atleti.
Sul fronte delle squadre, la Juve doppia qualsiasi rivale per numero di follower dei propri profili ufficiali. I 94 milioni di social media fans tengono a distanza di sicurezza il Milan (41 milioni) e l’Inter (34). Giù dal podio Roma e Napoli. La sfida a colpi di visualizzazioni e condivisioni vive su cifre davvero importanti ma altre big del calcio mondiale fanno molto meglio. Il Real Madrid viaggia sopra quota 241 milioni di follower contando tutti i social, il Barcellona segue a pochi milioni di fan di distanza, 234, il Manchester United si ferma a 135 ma è comunque ben sopra i bianconeri. Curiosa la situazione del Bayern Monaco neo campione d’Europa, che evidentemente non gode di un fascino social dirompente fuori dai confini tedeschi e con 78 milioni complessivi di follower segue a grande distanza le squadre dalla fama più planetaria.
Ovviamente, non è solo il numero di seguaci a definire il successo social di un calciatore o di una squadra: conta l’engagement, quanto il soggetto e i relativi contenuti creino interesse e siano garanzia di un coinvolgimento successivo e duraturo degli «aficionados». Tutte le interazioni online dei tifosi sono vivisezionate ed elaborate poi in modelli per programmare i post che verranno, in una rincorsa continua tra campione e follower. Alcune squadre puntano anche su Youtube oltre che su Instagram, Facebook e Twitter, ma la maggiore difficoltà intrinseca nella pubblicazione di contenuti video di sufficiente durata rende questo canale ancora in parte inesplorato (è senz’altro quello ideale per highlights o retrospettive) pur avendo potenzialità enormi.
Qui, sui social, più che il 4-3-3 o il 3-5-2 contano altre tattiche. Che non sono fini a se stesse. Ronaldo, per un post con contenuti pubblicitari, può arrivare a guadagnare 800.000 euro secondo le valutazioni di Hopper HQ. I suoi colleghi meno, ma siamo nell’ordine delle diverse decine di migliaia di euro. E c’è chi ancora definisce i social luoghi solo virtuali…


LA NOVITA’

I club comunicano anche con TikTok

Non potevano non utilizzare TikTok, i club di serie A, per conquistare ancora più seguito. Il social che veicola clip personali con sottofondi musicali ed effetti resi possibili da un software incluso ha imposto alle società di rivedere profondamente i contenuti postati sugli altri social. Questa piattaforma sembra essere fatta apposta per la pubblicazione di video di azioni impreziosite ed enfatizzate dagli effetti visivi e sonori resi possibili dalla app. E il target di questi post è quello dei giovanissimi. Juve, Milan, Inter, Roma, Napoli e Fiorentina sono già su TikTok.


Tifiamo Italia e Zaniolo
E’ la stagione che ci porterà all’Europeo: aspettando Nicolò

Mancini lo lanciò quando ancora non era titolare
E come lui in tanti sono esplosi in Nazionale: regalandoci una grande speranza per il 2021

di Paolo Franci

Il riflesso di quella notte di magia olandese brilla ancora negli occhi di ognuno di noi. E consentiteci pure qualche parallelo blasfemo, visto che si giocava ad Amsterdam, nello stadio intitolato a un dio del calcio, Johan Crujiff. Nessun paragone, ci mancherebbe: sarebbe da scomunica del pallone senza alcun dubbio. Però, nelle tante derive dei nipotini della più straordinaria Nazionale che il calcio ricordi – assieme al Brasile di Pelè – e cioè l’Olanda del total football di Rinus Michels, della quale Cruijff era il profeta dando vita alla leggendaria Arancia Meccanica, almeno nell’intento e nella filosofia di gioco, sì, ci mettiamo anche questi ragazzi giovani, sfrontati e forti, davvero forti. D’altra parte, se ci siamo stropicciati le mani per l’Ajax di Ten Hag, per i suoi ragazzi col pieno di talento – da De Ligt a De Jong fino a Van de Beek – perchè non farlo per questi ragazzi lanciati da Roberto Mancini a ripetizione, uno dopo l’altro, e protagonisti di un calcio bello e da record? Forse ci siamo abituati bene. Forse noi italiani tendiamo a dare tutto per scontato, quando quel tutto fiorisce sulle nostre terre. Pronti, poi, a magnificare tutto quel che succede nel giardino del vicino,dall’Ajax, al Cholismo, il Kloppismo fino ai nuovi profeti, veri o presunti: Pochettino, Sampaoli, Valverde o vedete un po’ voi.
Noi ci teniamo stretti, strettissimi, Roberto Mancini. Parlando con alcuni dirigenti federali, la gioiosa litania è sempre la stessa: «Pensavamo fosse molto bravo, ma non a questi livelli». E in effetti, in via Allegri ti fanno notare come certe tendenze tipiche dell’asse club-Nazionale siano completamente ribaltate rispetto alla tradizione. Nella media, i giocatori che arrivano in azzurro non sempre – anzi quasi mai – riescono ad imporsi al livello cui sono abituati in campionato, pagando lo stress della maglia azzurra, la novità, l’ambiente e lo staff nuovi di zecca, per non parlare dei metodi di allenamento. Con la squadra di Mancini, invece, succede il contrario. I giocatori arrivano in azzurro e sembrano lì da una vita. giocano adddirittura meglio che nei loro club, da Barella a Spinazzola fino a Biraghi o lo stesso Insigne. L’ultimo esempio è Locatelli, un ragazzo che ha rischiato di bruciarsi e che ha saggiamente fatto tesoro degli errori da ’tutto e subito’ per rilanciarsi con De Zerbi al Sassuolo. La prestazione di Locatelli – ve lo ricordate il sombrero per saltare Van de Beek e De Jong in un colpo solo? – dà l’idea di quale ambiente sereno sia riuscito a creare Mancini con la sua squadra di collaboratori. Un ambiente in grado di far assorbire a pieno e senza contraccolpi il passaggio club-azzurro ai giocatori, soprattutto ai più giovani. E così è nata la piccola Olanda del Mancio. Guardate Barella e Sensi. Diceva di loro un Conte furioso dopo un ko europeo «a chi chiedo qualcosa in più? A Barella che arriva dal Cagliari? A Sensi preso dal Sassuolo? », ovviamente parlando dei due sul piano dell’esperienza. Poi però, Barella è stato il migliore sia con la Bosnia che contro l’Olanda, assieme a Locatelli (altro che viene dal Sassuolo…), Immobile, Spinazzola che certo non ha mille partite di Champions nel curriculum. A proposito del romanista: mai visto a questi livelli dai tempi dell’Atalanta. E Fonseca ringrazia. Un problema da risolvere però, è ancora lì, nel senso che la squadra è tornata a costruire moltissimo e a segnare con il lumicino. Si sa che Belotti e Immobile non sono i centravanti ideali di Mancini e chissà che finalmente Kean, pallino del ct, non esploda in tutto il suo potenziale. Speriamo. Nel frattempo, ci saranno impegni serratissimi, in cocomitanza con la partenza del campionato.
Da qui a metà novembre la Nazionale giocherà il 7 ottobre l’amichevole con la Moldavia e quattro giorni in Polonia per la Nations League. Poi, il 14 ottobre Italia-Olanda e ancora amichevole, l’11 novembre contro l’Estonia prima del doppo impegno di NL ravvicinato (15 e 18 novembre) contro la Polonia qui da noi e poi in Bosnia. Un motivo in più per è nel fatto che le semifinali e le due finali di Nations Lague si disputeranno in Italia (MIlano e Torino le città candidate), mentre è noto come le classifiche di Nations League contino per la qualificazione mondiale, con gli spareggi tra le migliori e le seconde classificate dei gironi di qualificazione Mondiale. Poi, a giugno, l’Europeo cancellato dal Covid-19. L’11 giugno con la Turchia, poi la Svizzera il 16 giugno e infine il Galles. Tutte e tre le gare si disputeranno all’Olimpico di Roma.