«Il campionato poteva ripartire anche prima»

L’ex mister di Bologna e Sassuolo: «I problemi sono uguali per tutti. Una volta deciso di giocare, tanto valeva sfruttare il tempo»

di Doriano Rabotti
BOLOGNA

Le conosce tutte, molte le ha anche allenate. E le altre le ha viste da vicino, nel suo ruolo di ct delle selezioni nazionali di Lega Pro. Daniele Arrigoni, 60 anni, conosce bene tutto il panorama delle squadre emiliano-romagnole di Serie A e Serie C che si apprestano a vivere il finale della stagione più strana che si ricordi.
Arrigoni, era giusto ripartire?
«Secondo me sì, anzi: una volta che si è deciso che si poteva tornare a giocare, avrei fatto iniziare il campionato anche prima, magari di una settimana».
I preparatori atletici non sarebbero stati felici…
«Secondo me ormai ci si attacca a tutto..certo, la condizione non sarebbe stata quella ottimale, ma sarebbe stato uguale per tutti, quindi non vedo il problema. Sarebbero stati solo più bassi i ritmi. Ma allora la Bundesliga come ha fatto a ripartire prima? »
Secondo lei i calciatori saranno pronti fisicamente, dopo il lungo periodo ad allenarsi da soli a casa?
«Credo proprio di sì perché essendo tutti professionisti sono sicuro che avranno lavorato seguendo i piani dei loro preparatori, e dal punto di vista della prevenzione degli infortuni questa è una situazione ideale».
Ma lei non avrebbe paura, da calciatore o da allenatore, visti i tempi che corrono?
«No. È vero che anche nel calcio ci sono stati giocatori e persone contagiate, ma non è successo nulla di grave perché si tratta di persone giovani e in salute. Sono pochissimi quelli che per il Covid sono stati male, nel nostro ambiente. Certo gli ambienti di squadra sono i più a rischio, come è sempre capitato che i giocatori si passassero l’influenza. Questa è qualcosa di più serio, ovviamente». Quindi ripartire con fiducia. «I casi sono due: o non si gioca, o se si gioca è inutile scegliere vie di mezzo. Almeno per la serie A e la serie B, perché il caso della serie C è diverso. Nella terza serie le strutture a disposizione delle società non permettono di fare le stesse cose, spesso i club sono ospiti dei centri tecnici, e i costi per rispettare il protocollo diventano alti. Ma trattandosi di una emergenza, accontentare tutti non si può»
Restiamo alla serie A. Secondo lei la pausa può aver alterato qualche valore?
«E’ una valutazione difficile da fare, può darsi che chi era in uno stato di forma particolare sia stato penalizzato dallo stop. Ma i valori tecnici rimangono quelli, le più forti rimangono quelle che lo erano prima».
Il fatto che si decida tutto in una volata di quaranta giorni può essere un vantaggio per qualcuno?
«Non credo, ormai le squadre avevano la piena conoscenza delle proprie forze fisiche, si tratta solo di adattarle alla gestione dei recuperi. Somiglia a un mondiale, devi pensare a ritrovare le forze più che a fare una serie di allenamenti. In questo senso chi fa le coppe è più abituato alla gestione di un calendario così fitto, mentre gli altri allenatori possono avere meno esperienza in questo senso».
Il Bologna spera di piazzare la zampata per l’Europa.
«Sta facendo bene, è a metà classifica, come il Sassuolo. Hanno fatto un buon campionato finora, se infilano un buon finale potranno salire ancora».
A Bologna Mihajlovic prese il suo posto, al debutto da capo allenatore.
«Fa parte del nostro lavoro, con Sinisa non c’è nessun problema, figuriamoci. Sta dimostrando il grande carattere che aveva anche prima, il modo in cui ha affrontato la malattia è stata solo una conferma».
La missione più difficile ce l’ha la Spal.
«Difficile sì, impossibile no perché le partite sono tante e nei livelli medio-bassi della classifica qualcosa può cambiare. A Di Biagio servirebbero tre vittorie di fila per risollevarsi e giocarsela fino in fondo».
Il Parma è dietro le big.
«D’Aversa sta facendo un lavoro eccezionale».
Passiamo alla serie C: era giusto finire così?
«E’ lo stesso discorso di prima: in emergenza vanno prese decisioni che non accontentano tutti, sennò non si chiamerebbe emergenza. Fare i playoff e i playout è il modo migliore per tutelare il risultato sportivo del campo. La quarta che andrà in B comunque se lo sarà meritato».
Ravenna e Imolese si giocheranno la salvezza in due partite.
«Sono due società che hanno fatto benissimo, l’Imolese ha un centro tecnico e una organizzazione di livello superiore. Avranno il vantaggio di due risultati su tra a disposizione, non è poco ».