JUVENTUS
Da zero a dieci: Pirlo, che scommessa

Via Sarri, c’è il debuttante Andrea per vincere il decimo titolo e puntare alla Champions

di Gianmarco Marchini

Dalla rivoluzione all’evoluzione. Almeno nelle intenzioni di Andrea Agnelli. Fallito il golpe tecnico con il comandante Sarri, la Juventus prova a prendersi l’Europa con un progetto avanguardista (se troppo avanguardista, lo dirà il tempo): mettere in panchina Andrea Pirlo, uno che la panchina non l’ha mai vista da giocatore, men che meno da tecnico. Carisma da spendere e – dicono – idee moderne, quasi visionarie: in lui, la dirigenza bianconera aveva visto l’uomo del futuro tanto da affidargli le chiavi dell’Under 23. Poi il Lione ha stravolto i programmi: così il futuribile Pirlo e la Signora si sono coniugati al presente. Senza il tempo nemmeno di conoscersi. Ma si sa: i grandi amori sono fatti di follie, e quella del bresciano sul trono più pesante d’Italia è un Azzardo con la maiuscola. La letteratura del calcio racconta di lunghe gavette dietro le epopee dei più grandi conquistatori, ma ammette alcune, rare eccezioni. Il Barcellona e il Real percorsero la strada dell’azzardo molti anni prima della Juventus, affidandosi a Pep Guardiola e Zinedine Zidane, convinti che il loro calcio illuminato in campo fosse preludio di una grande carriera anche dietro la cattedra. Scommesse non vinte, stravinte. Ma pur smarcandosi da certi paragoni, Pirlo sa benissimo che nella Torino bianconera vincere è l’unica cosa che conta. Addirittura a volte nemmeno basta, come insegna la parabola del buon Maurizio. L’ex tecnico del Napoli partì con l’idea di fare la rivoluzione ma finì con un’involuzione: di gioco e di risultati, tanto che, fosse durato un’altra settimana, sarebbe anche riuscito a perdere il campionato (dei nove di fila, quello col punteggio più basso). E’ scivolato sulla banana più evitabile: non capire che una squadra con CR7 deve adattarsi a CR7, mai il contrario. Chi ha rispettato questa severissima regola, ha prosperato: Sarri, invece, si è costruito la sua condanna. Voleva costringere Ronaldo a fare il centravanti, ingabbiandolo nel lavoro, spesso sporco, del numero 9. Pirlo, no, questo errore non lo farà. La Juve ruoterà attorno al Sole di Cristiano, ripartirà dall’uomo che non si è mai fermato. Perché mentre gli altri erano in ferie, lui lavorava instancabile ai suoi record, firmando le reti 100 e 101 con il Portogallo. Per poi tornare a Torino e siglare il primo gol della stagione nell’amichevole con il Novara. Una partita in cui il popolo bianconero, privato dopo 61 anni del tradizionale appuntamento di Villar Perosa, ha avuto un primo assaggio di McKennie e Kulusevki. L’americano è tutto da scoprire. Lo svedese è il giovane e sfacciato come forse non si vedeva dai tempi di Pogba.


LA CURIOSITA’

Il numero «9» due anni senza padrone

Dall’arrivo di Ronaldo la maglia del bomber è rimasta vacante

Da Anastasi a Higuain, passando per Altafini, Rossi, Vialli, Boksic e Inzaghi, e mettiamoci pure Ian Rush: la storia bianconera, nel bene e (qualche volta) nel male, l’hanno fatta molti numeri «9». Eppure, quasi incredibile a credersi, da due anni la maglia del centravanti per antonomasia è senza padrone. Prima l’arrivo di Ronaldo che, come noto, gioca col «7», coinciso con l’addio di Higuain. Poi il ritorno del Pipita che un anno fa scelse il «21» per rilanciarsi (missione fallita). Ora il mercato dà tempo fino al 5 ottobre per trovare il «9» perduto.


BENEVENTO
La terza chance per Inzaghi

La scorsa stagione in B è stata una cavalcata trionfale per la squadra di Pippo Inzaghi, capace di staccare di 18 punti il Crotone secondo classificato. Ma certo la massima serie è di un altro livello e i campani sanno di dover metterci la massima prudenza, ricordando anche quanto era stata dolorosa la retrocessione di due anni fa, alla prima stagione in A. Sono arrivati Lapadula e Caprari in attacco, mentr e Glik e Ionita puntellano difesa e mediana con esperienza. Inzaghi sa che questa può essere la volta buona per fare breccia anche da tecnico nei top club, dopo le esperienze non indimenticabili al Milan e al Bologna.


INTER
Conte e la grande voglia di sorpasso

Dopo l’esito della scorsa stagione squadra matura per vincere: e il mercato lo aiuterà

di Mattia Todisco
MILANO

Ciò che è emerso dal vertice di Villa Bellini, l’incontro tra Conte e la dirigenza dell’Inter nel quale si è deciso di proseguire assieme, è che a livello comunicativo verrà diffuso un chiaro messaggio: al tecnico non è richiesta la vittoria di un trofeo come traguardo imperativo. Sembra più un materasso di protezione in caso di caduta nel vuoto, che non la reale intenzione di non puntare al vertice. È innegabile, da un lato, che dopo il forte investimento per Hakimi (40 milioni di euro) non ci siano state ulteriori immissioni dal mercato dovute a ingenti investimenti. Si è andati sull’usato sicuro, nomi importanti come Kolarov o Vidal, gente che ha vinto ma ha alle spalle un chilometraggio di cui bisogna tenere conto. Sono però giocatori che hanno la giusta mentalità per aggiungere quel che manca a una base dimostratasi solida lo scorso anno. L’Inter è arrivata a -1 dalla Juventus in campionato, ha raggiunto una semifinale di Coppa Italia persa contro il Napoli giocando un’ottima gara di ritorno al San Paolo e una finale di Europa League poi lasciata nelle mani del Siviglia. Gara, quest’ultima, giocata il 21 agosto e a causa della quale l’Inter inizierà dalla seconda giornata il proprio cammino in A. Il progetto è al secondo anno e non ci sono avvisaglie di un cambio di modulo o di uno stravolgimento nei titolari. C’è ancora tanto mercato davanti, non è escluso che arrivino cessioni e conseguentemente i soldi per inserire il grande colpo. Conte vorrebbe Kanté ed è ormai il segreto di Pulcinella. L’impianto di base resterà comunque molto vicino a quello visto la scorsa annata, con la certezza di alcuni cardini come Handanovic, De Vrij, Barella e Lukaku, la speranza di veder crescere ancora Bastoni e Martinez, le incognite legate alle condizioni di Stefano Sensi dopo un’annata infarcita di infortuni e alla tanto attesa esplosione di Eriksen, finora lontano dagli standard mostrati in Premier col Tottenham. Il danese è il più pagato della rosa assieme a Lukaku (7,5 milioni). Conte e la dirigenza sanno bene che se il danese dovesse riuscire a trovare il giusto feeling con il tecnico e i compagni sarebbe una manna dal cielo, il vero grande acquisto di un mercato in cui mancano numericamente un esterno sinistro da alternare a Young (Kolarov verrà presumibilmente utilizzato più da difensore che da laterale di centrocampo) e una quarta punta. Parallelamente alla stagione in campo, Suning giocherà nei prossimi mesi una partita fondamentale per cercare un main sponsor in sostituzione di Pirelli. Il Covid-19, in questo senso, è tutto fuorché un alleato.


LA CURIOSITA’

Hakimi, l’assist di Zidane all’amico

Il tecnico del Real lo ha liberato per l’ex compagno alla Juve

Achraf Hakimi è stato il primo colpo della campagna acquisti estiva dell’Inter. Un’operazione arrivata in porto grazie anche al parere di un ex compagno di squadra di Antonio Conte. Zinedine Zidane, allenatore del Real e da calciatore alla Juve nello stesso periodo dell’attuale tecnico interista, ha infatti ritenuto di privilegiare Carvajal nel ruolo di esterno destro. Hakimi, a 21 anni e in piena ascesa dopo due ottime annate in prestito al Borussia Dortmund, lascia definitivamente il club in cui è entrato all’età di 8 anni.


CAGLIARI
Difra e il tesoro nell’isola

Il nuovo corso del Cagliari porta il marchio forte di Eusebio Di Francesco. Un tecnico che al Sassuolo ha stupito, alla Roma pure (l’eliminazione del Barcellona in Champions per volare in semifinale due anni fa è storia), alla Samp molto meno. In Sardegna dovrà dare la caccia a quella continuità che nella stagione scorsa è mancata, dopo un avvio super con Maran e l’altalena di risultati che non è certo scomparsa con il suo esonero. L’intelaiatura di squadra è solida. E poi ’Difra’ sa come far volare tutti. Da testare Marin, talento proveniente dall’Ajax, mentre Sottil giunto dalla Fiorentina ha tutto per decollare.


ATALANTA
La Dea non si tocca: 17 conferme

La squadra è la stessa che ha affascinato l’Italia e l’Europa l’anno scorso: via solo Castagne

di Fabrizio Carcano
BERGAMO

Nel segno della continuità. L’Atalanta riparte come aveva finito: confermando 17 dei 18 giocatori presenti nella sfida del 12 agosto persa contro il Paris St Germain a Lisbona. Una sola cessione, inevitabile: quella del belga Castagne che ha scelto di andarsene al Leicester per giocare titolare. Unica defezione in un blocco granitico, arricchito da alcuni innesti mirati per colmare due lacune su cui Gian Piero Gasperini si è lamentato per tutta la passata stagione: un rinforzo offensivo di talento e pericolosità realizzativa alternativo a Gomez e Ilicic, individuato nel fantasista russo Aleksey Miranchuk, e un difensore di valore per alzare la qualità difensiva, trovato nell’argentino Cristian Romero. Più un mediano per avere maggiori alternative in panchina: salutato Tameze ecco il ritorno del 23enne Matteo Pessina, già provato due anni fa da Gasp ma allora acerbo. L’Atalanta 2020-21 di fatto è la stessa della stagione precedente con questi tre innesti e l’inserimento di un esterno al posto di Castagne con il 28enne toscano Cristian Piccini che torna in Italia dopo sei stagioni tra Betis Siviglia, Sporting Lisbona e Valencia per ripartire dopo un grave infortunio al ginocchio. Perché la forza interna della Dea, rivelazione degli ultimi due anni – con due terzi posti consecutivi, una finale di Coppa Italia, un quarto di finale di Champions, oltre ai record di gol e di punti nel girone di ritorno (vinto sia nel 2019 che nel 2020) – va cercata nella sua continuità, nella sua capacità di interpretare a memoria i complicati spartiti tattici gasperiniani, con una duttilità di ruoli e una flessibilità che solo dopo alcuni mesi con Gasp si riesce ad acquisire. Da qui la scelta obbligata di cambiare poco, inserendo ogni anno pochi tasselli per alzare l’asticella della qualità del gruppo. Due anni fa Zapata e Pasalic, la scorsa estate Muriel e Malinovskyi, ora Miranchuk (per cui viene già preventivato un trimestre di adattamento) e Romero, già collaudato nel campionato italiano. L’unica incognita è nella condizione fisica: la Dea ha giocato fino al 12 agosto, si è fermata solo per 18 giorni, e non ha potuto effettuare una tradizionale preparazione estiva diluita nei mesi estivi, spostandola a settembre.


LA CURIOSITA’

Aleksej, il gemello Miranchuk forte

Ha giocato con il fratello Anton nella Lokomotiv e con la Russia

L’anno scorso, l’Atalanta ha stupito pescando dall’Est Europa Malinovskyi. Quest’anno ci riprova con Miranchuk. Aleksej, gemello di Anton, è quello forte dei due. Con il fratello ha giocato nella Lokomotiv Mosca e nella nazionale russa, ma è lui ad aver brillato. Lo ricordano alla Juve, perché Miranchuk ha segnato ai bianconeri sia all’andata che al ritorno nei gironi di Champions League della scorsa stagione. Ci aveva provato anche il Milan, ma l’Atalanta è stata più lesta e Aleksej ha scelto Bergamo.


CROTONE
Obiettivo salvezza con Simy

E’ un ritorno atteso, quello del Crotone in A. Due anni fa la retrocessione dalla massima serie era stata amara come poche, poi dopo un anno sofferto di transizione in cadetteria i pitagorici hanno saputo completare con merito nell’ultima stagione (secondo posto dietro il Benevento) una seconda scalata alla serie A. Certo le risorse a disposizione non sono quelle di una big, ma mister Stroppa sa sempre ottenere il massimo dai suoi. E poi c’è Simy, il gigante dai piedi d’oro che vuole stupire ancora. Eduardo e Cigarini danno verve ed esperienza in mezzo, Riviere cerca una (tardiva) consacrazione.