Così Monza cambiò pelle

La città nella storia per Manzoni e il regicidio di Umberto I nel 1900

L’autodromo inaugurato il 28 luglio 1922 mentre Mussolini pensava a Roma
Terzo circuito al mondo dopo Indianapolis (Usa) e Brooklands (Gran Bretagna)

Monza, per noi. Un nome, un simbolo, una storia. Narra la leggenda che per costruire l’autodromo dei sogni e delle magie bastarono appena 110 (centodieci) giorni. Era il 1922 e la celerità nella realizzazione dell’impianto fu festeggiata con il primo giro di Pietro Bordino e Felice Nazzaro, a bordo di una Fiat 570. Era il 28 luglio del 1922, Benito Mussolini stava preparando la Marcia su Roma. Quel giorno, quel 28 luglio, non tutti si resero conto che Monza stava per cambiare pelle. Per sempre. Fin lì, il paese della Brianza doveva la notorietà alla intuizione letteraria di Alessandro Manzoni, che nei Promessi Sposi aveva reso immortale la figura della Monaca di Monza. E poi c’era stato il regicidio del 1900, l’assassinio del Re Umberto I per mano dell’anarchico Bresci. Ma arrivò l’autodromo. E la storia cambiò.
IL MITO. Il circuito fu il terzo al mondo come data di nascita, dopo Indianapolis negli USA e Brooklands in Gran Bretagna. Venne progettato dall’architetto Alfredo Rosselli tenendo conto della…ingombrante Villa Reale. Furono conservate le strade del Parco e si limitò l’abbattimento delle piante. Il tracciato prevedeva due anelli, cumulabili. Consentiva alle vetture di toccare velocità impressionanti, generando non di rado dolorosissime catastrofi umane. Nel 1928 il pilota Emilio Materassi fece una strage finendo tra la folla assiepata nei paraggi del traguardo. Nel 1933 morirono in gara Campari, Borzacchini e Czaykowski.
I LUTTI. Separare Monza dal sacrificio estremo onestamente non è possibile. Solo alcuni altri esempi tragici: nel 1955, durante un test privato a bordo di una Ferrari, perde la vita Ciccio Ascari, il più grande pilota di tutti i tempi. Nel 1961 con la sua Rossa Von Trips perì uccidendo 15 persone. Nel 1970 durante le prove restò ucciso Jochen Rindt, neo campione del mondo. Nel 1973 una spaventosa carambola recise le esistenze di due eroi del motociclismo, il finlandese Jarno Saarinen e l’italiano Renzo Pasolini. Nel 1978 un incidente al via fu fatale all’asso svedese della F1 Ronnie Peterson. E l’elenco è incompleto.
IL FASCINO. Nonostante le lacrime, Monza non ha mai abdicato, non ha mai gettato la spugna. Tranne che nel 1980, ha sempre ospitato il Gran Premio d’Italia valido per il mondiale di Formula Uno. La pista è stata modificata più volte, da decenni non si corre più sulle mitiche curve sopraelevate, adesso il circuito misura un po’ più di cinque chilometri, una volta era lungo praticamente il doppio. Personaggi da romanzo hanno conquistato Monza con le loro imprese. Antonio Ascari, il padre di Ciccio, si impose nel 1924. Tazio Nuvolari, il Mito assoluto della velocità, ci vinse tre volte: nel 1931, nel 1932 e nel 1938. L’argentino Fangio si impose negli anni Cinquanta con la Maserati e con la Mercedes, animando duelli spettacolari con Stirling Moss. Anche i drivers cari a Sua Maestà Elisabetta si sono divertiti in Brianza, da Jim Clark a Graham Hill, da Jackie Stewart fino a Lewis Hamilton, che guarda caso con cinque successi è il recordman del Gran Premio d’Italia, ovviamente insieme a Michael Schumacher. Monza è tutto questo. È passione, è cultura, è amore, è tradizione, è dolore, è riscatto, è lacrima, è gioia. È Monza.


LA SVOLTA STORICA

Il primo Gran premio d’Europa nel 1923

Il circuito fece il grande salto di qualità già un anno dopo la sua inaugurazione

Una prima svolta per il circuito di Monza arrivò subito nel 1923 quando l’autodromo ospitò non più solo il Gran premio d’Italia, giunto alla sua terza edizione, ma il Gran premio d’Europa: vi presero parte equipaggi (pilota più meccanico a bordo) tra l’altro di Italia, Francia e Stati Uniti.


TRA STORIA E ATTUALITA’

Dalla Monaca a Bresci fino al sogno della A con Galliani e Berlusconi

1
Marianna De Leyva
La Monaca di Monza

La storia di Marianna de Leyva, costretta a prendere i voti dal padre e poi protagonista di una lunga storia d’amore durata dieci anni (dalla quale nacquero almeno due figli) è diventata famosissima grazie ai «Promessi Sposi» nei quali la monaca è in realtà suor Gertrude.

2
Gaetano Bresci
L’attentatore del Re

Il 29 luglio 1900 l’anarchico Gaetano Bresci sparò tre o quattro colpi di rivoltella uccidendo il Re Umberto I a Monza, dove il sovrano aveva appena assistito ad un evento di ginnastica. Bresci morì poi a Ventotene nel 1901.

3
Adriano Galliani
E il sogno di un Milan 2

Monzese doc, classe 1944, Adriano Galliani è tornato a casa… nel 2018 è stato nominato amministratore delegato della società briantea appena rilevata da Silvio Berlusconi con il dichiarato obiettivo di portare la squadra per la prima volta in serie A.