Zamuner, un passato doc per esaltare Ferrara

Un ricordo indimenticabile per tutta la tifoseria biancazzura: la rete realizzata al Dall’Ara in occasione dei playoff promozione del 1994

di Mauro Malaguti
FERRARA

Due sono le notizie clamorose, in questo 2020 della Spal. Leonardo Semplici non ne è più da qualche mese l’allenatore. Davide Vagnati non ne è più da qualche settimana il direttore sportivo. Alla famiglia Colombarini e a Walter Mattioli servirà un po’ di tempo per abituarsi a un volto diverso di responsabile di area tecnica, dopo sette anni abbondanti di «vagnatismo». Giorgio Zamuner è volto notissimo, per la Spal e chi ci orbita attorno, il che faciliterà in fretta tutti quanti – lui incluso – ad ambientarsi al nuovo corso. Il percorso di Zamuner è particolare, insolito se non inedito. Il nuovo direttore ha lavorato fino ai cinquant’anni sempre nel calcio, ma in ruoli differenti: centrocampista di fosforo, piedi buoni e botta terrificante prima, procuratore e agente di calciatori dopo. Nel 2015 ha compiuto il grande salto della barricata col Pordenone del presidente Lovisa e di mister Tedino, sfiorando la storica impresa della serie B in una piazza priva di tradizioni calcistiche: secondo posto alle spalle del Cittadella, poi playoff persi in semifinale col Pisa di Loris Varela e mister Gattuso. Con lui in quell’avventura anche tre ex spallini, De Cenco, Filippini e Cosner. L’impresa sfiorata gli vale il gran salto al più ambizioso e complicato Padova. Zamuner chiama in panchina il suo amico ed ex patrocinato Oscar Brevi dopo il fallimento di Ferrara. Non va. Il Padova esce subito di Coppa Italia col Seregno, poi non vince il campionato, infine è sconfitto dal Venezia in una semifinale playoff che Zamuner inizia a vedere come maledetta. Ma l’anno dopo, con Bisoli in panchina, tutto fila. Zamuner perfeziona un organico già bello competitivo con Brevi e infila la serie B mettendoci molto di suo con arrivi di livello quali bomber Capello, il giovane Ravanelli, Pulzetti, Tabanelli e Belingheri, e a gennaio prende lo spallino Bellemo. E’ promozione diretta grazie al primo posto. Al terzo anno di alto livello in C, Zamuner vede finalmente la serie B. Qui però la stagione si rivela difficile e i biancoscudati immediatamente tornano da dove son venuti, in un tourbillon di tecnici: Bisoli, Foscarini, ancora Bisoli, poi Centurioni. Il cambiamento ai vertici della società e l’insuccesso finale costringono Zamuner a cambiare aria anche con un altro anno di contratto, poi rescisso. Il Giorgione di San Donà ne profitterà per sciacquare i panni tra Piave e Po, perché da tempo ha messo famiglia a Ferrara, ma anche in molti altri fiumi della penisola, a osservare giocatori per la sua esperienza successiva. Ed eccola. Si chiama Spal, e il passato agonistico e famigliare di Zamuner impediscono di considerarla una tappa qualsiasi. Cosa farà Zamuner, è presto per dire. Si sta orientando, e attende di conoscere la categoria della Spal per il 2020-21. Un salvezza miracolosa gli permetterebbe di debuttare in quella serie A che da calciatore, nonostante qualità non comuni, gli fu sempre proibita. Non è operazione semplice, la salvezza, a guardarla oggi. Di certo ci metterà tutto e anche di più, perché piglia in corsa un tram che può essere quello della vita. Dalle prime parole, ha dato importanza al mercato interno più che a quello estero, dove pure ha i suoi scout. E’ stato quello il punto dolente della parabola di Vagnati: il solo Igor, pur costando gol pesanti al passivo, ha almeno fruttato una plusvalenza. Ma tutti gli altri spallini di prima importazione hanno fallito la prova. Zamuner è celebre a Ferrara per quel pallone nel sette di Ricky Cervellati nel derby playoff della grande goduria al Dall’Ara di Bologna. L’anno passato Jasmin Kurtic ha bissato la sua prodezza alla prima di campionato. Adesso tocca ad altri cacciarlo nel sacco, e a lui trovarli. Buona fortuna.


Le promesse del dirigente

«In questa piazza mi sono sempre sentito a casa
Per questo farò di tutto per rimanerci a lungo»

«Sono soddisfatto del lavoro svolta da Di Biagio, vedo che la squadra lo segue
Salvezza ancora possibile»

FERRARA

«Abbiamo valutato anche profili collaudati in serie A, ma Zamuner ama la Spal e Ferrara e crescerà assieme a noi, come Vagnati prima di lui». Il presidente Walter Mattioli non ha fatto giri di parole per spiegare le ragioni della scelta Zamuner. Confortata dalla scommessa vinta con il direttore ora passato al Torino, la Spal ci riprova. Giorgio Zamuner ha un po’ di mestiere e parecchi anni di età e di esperienza in più rispetto al Vagnati che smise di giocare diventando ds della Giacomense. «Mi aspetta un compito difficile – dice – visto l’ottimo lavoro del mio predecessore. Ma qui vorrei rimanere a lungo, metterò tutto l’impegno. Vivo a Ferrara e della Spal sono sempre stato innamorato sin da quando arrivai come giocatore». Il nuovo responsabile di area tecnica è stato favorevolmente colpito dal lavoro di Di Biagio: «Ha l’atteggiamento giusto e vedo che la squadra lo sta seguendo e ci crede. Ci sono i presupposti per tentare di raggiungere la salvezza, anche se sarebbe un’impresa». Su Di Biagio, c’è sintonia col direttore generale Andrea Gazzoli, che ha prolungato il contratto con la Spal: «Confermo l’intenzione di proseguire con lui anche nella prossima stagione – aggiunge –. E’ in scadenza, e a tempo debito parleremo». A garantire alla Spal un futuro degno dei colori biancazzurri è la famiglia Colombarini, quale che sia la categoria: «Nessun disimpegno né calo di entusiasmo – spiega Simone –. . Abbiamo le idee chiare per ogni evenienza ».