Tanti tamponi e più Var

Dai controlli ai 5 cambi a partita: è il calcio post-Covid

di Paolo Grilli

Il calcio del post lockdown non poteva non cambiare profondamente: per necessità e per opportunità. E dopo il corposo assaggio del finale della stagione scorsa, sul campo si vedranno in quella alle porte novità regolamentari che sanciscono l’evoluzione continua del gioco. Solo a partite disputate si potrà giudicare se il tentativo di rendere le gare più emozionanti e più «giuste» nel loro svolgimento, senza che complesse interpretazioni arbitrali possano condizionarle, sia andato a buon fine. Ma soprattutto, l’inevitabile novità all’ingresso di questa stagione sarà data dai tamponi per i giocatori e per lo staff di ogni singola squadra. Il test ogni 4 giorni per tutti, finché non ci si ritroverà fuori dall’emergenza, è l’onere che grava sulle squadre: una procedura inevitabilmente faticosa e molto costosa per bloccare eventuali contagi. La Figc ha richiesto nelle ultime settimane, senza successo, di dimezzare i tamponi (uno ogni otto giorni) incrementando invece i test sierologici, meno invasivi. Si naviga a vista, nella speranza che anche la fruizione dello spettacolo dato dal pallone torni quella di un tempo. In campo, rinnovata la possibilità di 5 cambi per squadra a partita: la soluzione ‘ponte’ varata per il post lockdown varrà anche per tutta questa stagione, ed è evidente che cambierà anche la tattica complessiva per affrontare un match. C’è poi il capitolo infinito del fallo di mano: qui l’Ifab, l’organo indipendente deputato a stabilire le regole del gioco, ha precisato che la parte di braccio utile per l’assegnazione di un fallo dopo un tocco è quella fino al limite inferiore dell’ascella, considerando idealmente il braccio aderente al corpo. E’ fallo quando le mani o le braccia che tocchino il pallone sono «posizionate in maniera innaturale aumentando lo spazio occupato dal corpo» e quando «queste sono sopra il livello delle spalle», (a meno che il calciatore non giochi in maniera intenzionale il pallone che solo successivamente tocca le mani o le braccia). Importante poi la novità introdotta dalla stagione che sta per iniziare: anche un tocco di mano inizialmente non punibile viene sanzionato se poi porta il giocatore che ha avuto il contatto con il pallone, o un compagno, a segnare un gol o a anche solo a creare un’occasione da rete. Quanto alle occasioni da gol fermate con un fallo da cartellino rosso, se la squadra in attacco vorrà battere una punizione veloce per usufruire di un vantaggio, la punizione per chi ha commesso fallo sarà solo il cartellino giallo; se invece il fallo stesso è da ’giallo’, la scelta di battere una punizione veloce da parte della squadra che l’ha subito comporta l’assenza di cartellino per chi ha commesso l’irregolarità. Riguardo al Var, l’Ifab continua a definire con «errore chiaro ed evidente» dell’arbitro e con «grave episodio non visto» le circostanze in cui dalla sala video c’è il dovere di avvisare il direttore di gara, ma viene eliminato l’inciso che specificava come non dovesse essere comunicata la decisione da prendere. Questa, infatti, continua a essere in carico all’arbitro. Il regolamento però dispone ora che l’arbitro vada personalmente a controllare il filmato delle azioni da approfondire a video quando queste si prestino a interpretazioni soggettive: è il caso del fuorigioco attivo o passivo, del fallo di mano o di contrasto: insomma, senza indugi si indica al direttore di gara di controllare senza mai “accontentarsi” di quanto è stato visto in sala Var. Sulle situazioni oggettive (fuorigioco, fallo fuori o dentro l’area) rilevabili dal Var, non è invece necessaria la review in campo del direttore di gara. Capitolo rigori: se il portiere ha una condotta non corretta (tipicamente, il tuffo laterale o in parte frontale negli istanti precedenti il tiro dagli 11 metri) ma il pallone non entra in porta o colpisce il palo o la traversa, il penalty non dovrà essere ripetuto a meno che il comportamento dell’estremo difensore non abbia condizionato l’esito del tiro.


Tonali ribalta il mercato
Kulusevski, Hakimi e Osimhen: sfida per prendersi il futuro

di Paolo Grilli

E’ l’eterno dilemma: comprare giocatori esperti già avvezzi alla vittoria, o scommettere sulla gioventù di potenziali big, magari cresciuti nei nostri settori giovanili? Il calcio italiano fatica a prendere una direzione precisa, per abitudine e per necessità. E così a guadagnarsi i titoloni di mercato ci sono gli Ibra come i Tonali, coi loro 18 anni e mezzo di differenza. Da una parte serve in campo chi non debba richiedere tempo per adattarsi, potendo puntare da subito ai massimi obiettivi: dall’altra, chi il futuro lo deve ancora spacchettare, pur con grandi aspettative. Che qualcosa possa cambiare nel nostro calcio lo si può notare, però, da quanto è stato messo sul tavolo per accaparrarsi la meglio gioventù. Non c’è solo Tonali al Milan a rinverdire i sogni delle grandi. Kulusevski è in pieno decollo e la Juve gongola, Hakimi all’Inter promette meraviglie e Osimhen si candida a nuovo fenomeno con la maglia del Napoli. Certo, all’estero le potenzialità sul mercato sono ancora di un altro livello. Basta dare un’occhiata al Chelsea, e a un patron Abramovich tornato al massimo splendore in fatto di spese per rinforzare i Bleus. Gli acquisti in nemmeno un mese di Werner, Ziyech, Chilwell, Havertz, Mendy e Thiago Silva (unico over 30 del lotto e arriva a parametro zero) per un conto totale di 250 milioni sono la dimostrazione più evidente del divario tra le potenzialità economiche di certe big d’Europa e quanto invece possiamo permetterci noi. Anche e specialmente doppo il lockdown. Quello che però manca maggiormente ai nostri club è la pazienza. Perché nessun successo arriva in anticipo o in fretta. Mettere nel motore degli ‘Over 30’ dalle carriere scintillanti non garantisce successi immediati, né tanto meno può offrire garanzie a lunga scadenza. Sir Alex Ferguson vinse il primo dei suoi 38 trofei con lo United, la Coppa d’Inghilterra, tre anni e mezzo dopo essersi preso la panchina dei Red Devils. La Premier d’esordio lo vide arrivare 11°, e aveva in squadra Robson, Barnes, McGrath e Whiteside. Quanti presidenti italiani lo avrebbero confermato? Quanti di quei campioni sarebbero rimasti dopo quella mediocre partenza?


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