MILAN
Ibra-Tonali per la Champions

Il Diavolo si è mosso bene sul mercato: l’Europa è la priorità di Pioli

di Luca Talotta

Un Milan grandi firme, che si veste a festa e vuole tornare a dire la sua. A gran voce, come un tempo, con la consapevolezza che la risalita sarà ancora lunga e dura. Il Diavolo ci riprova, per l’ennesima stagione; vuole tornare ai livelli di un tempo, quelli in cui vinceva gli Scudetti (l’ultimo data 2011) e giganteggiava in Champions League (competizione dalla quale manca dal 2014). L’obiettivo Champions è lì, dichiarato ma non troppo per non creare aspettative troppo grandi. Ma tutti ormai hanno capito che il Milan vorrà rimanere costantemente nelle zone nobili della classifica. D’altronde l’aver trattenuto Ibrahimovic, assieme all’arrivo in pompa magna di Tonali e quelli, seppur più sotto traccia ma comunque di spessore, di Tatarusanu e Brahim Diaz, spingono il Diavolo sicuramente tra le pretendenti per un posto nell’Europa che conta. Se Kalulu dimostrerà le sue qualità, poi, sarà risolto anche l’annoso problema della fascia destra. Un Diavolo che, liberatosi delle zavorre (a livello di stipendio) di Reina, Rodriguez, Suso, Bonaventura e Biglia, avrà un avvio soft, prima del derby e della sfida contro la Roma che potranno già dare una prima impressione sul nuovo progetto di Pioli. La prima sfida, contro il Bologna di Mihajlovic, servirà per sfatare un tabù che il Diavolo si porta dietro da tempo. I rossoneri, infatti, hanno perso la prima giornata delle ultime due annate e non è mai successo, nel corso della sua storia in Serie A, che si arrivasse alla terza. Un successo permetterebbe al Milan di poter aprire un mini ciclo vincente perché dopo il Bologna in calendario ci saranno due sfide contro due neopromosse, Crotone e Spezia. Un avvio abbordabile, per dare la carica giusta e arrivare al meglio al derby del 17 ottobre contro l’Inter. Ma bisognerà fare molta attenzione, perché anche l’anno scorso i rossoneri affrontarono due neopromosse nelle prime tre giornate (Brescia e Verona) ma la sconfitta all’esordio contro l’Udinese fece arrivare il Diavolo al derby della quarta giornata (sì, anche l’anno scorso fu alla quarta giornata) già dietro in classifica. L’adrenalina sarà tutta nella parte finale del girone d’andata e, di conseguenza, della stagione. Sotto l’albero di Natale (23 dicembre) a San Siro ci sarà la Lazio; poi, dopo la trasferta a Benevento, Juventus, Torino, Cagliari e Atalanta. Un derby lombardo magari decisivo per la Champions


LA CURIOSITA’

Derby ancora alla quarta giornata

Come l’anno scorso: l’Inter vinse 2-0 e aprì la crisi Giampaolo

La prima curiosità della nuova stagione la regala proprio il calendario. Inter e Milan di fronte alla quarta giornata, come nello scorso campionato: vinsero i nerazzurri 2-0 (gol di Brozovic e Lukaku). Nei sette precedenti contro il Milan nelle prime quattro giornate, l’Inter è imbattuta e non subisce gol dal 1936. Esordio contro il Bologna per la terza volta: bilancio in perfetta parità tra le due squadre con una vittoria per parte (1998 e 2008).


GENOA
Maran ha fame di rilancio

Dopo la grande paura, il Grifone si affida a Maran (esonerato l’anno scorso dal Cagliari) in panchina per abbattere il livello di rischio in un campionato che si preannuncia molto incerto, e per ridare ai rossoblù un lustro che nelle ultime stagioni è mancato. Sfumato il passaggio di proprietà, il Genoa cerca di riconquistare le acque della tranquillità e lo fa con un gruppo che non presenta stelle di prima grandezza ma senz’altro una buona solidità generale. E se poi Pinamonti spicca il volo, può arrivare più di una soddisfazione. Con una difesa e un centrocampo che trasudano esperienza, il Genoa può rilanciarsi.


BOLOGNA
I rossoblù sognano col fattore Sinisa

Mihajlovic è rimasto e alza l’asticella. Barrow, Orsolini e Dominguez vogliono consacrarsi

di Massimo Vitali
BOLOGNA

Prendi una squadra infarcita di giovani potenziali talenti. Dagli qualche certezza in più innervandola di esperti frequentatori della serie A. Toglile dalla testa l’assillo di arrivare a tutti i costi in Europa. E affidala a Mihajlovic, uno che quest’anno potrà a tornare a fare il demiurgo in pianta stabile dei suoi ragazzi ora che ha debellato la leucemia e si è messo alle spalle anche l’ultimo incidente sanitario di percorso: la positività per due settimane al Covid, che gli ha fatto saltare a piè pari il ritiro di Pinzolo. E’ la ricetta del ‘nuovo’ Bologna. Nuovo tra virgolette, considerato che fin qui, anche a causa di un mercato low-cost che risente degli effetti della pandemia e di un Saputo che da Montreal ha imposto parsimonia, gli innesti veri sono stati solo tre: in difesa lo svincolato, ma collaudatissimo, Lorenzo De Silvestri (32 anni) insieme al giovanissimo scozzese Aaron Hickey (18), mentre in attacco a rinfoltire il gruppo dei (si spera) ‘Saranno Famosi’ è arrivato Emanuel Vignato (20) dal Chievo. Tutto questo per puntare alla colonna sinistra della classifica? A dire il vero gli obiettivi di Casteldebole appaiono un po’ variabili. Se Mihajlovic punta dichiaratamente ai 52 punti, che rappresenterebbero il record rossoblù dacché esiste la serie A a 20 squadre, l’ambizioso Walter Sabatini, uomo mercato che opera in sinergia col diesse Riccardo Bigon, ha parlato di quota 60, spostando però l’obiettivo in un futuro indefinito. Nel dubbio Palacio e Poli, coscienze critiche del gruppo, si sono limitati a vagheggiare un bottino di punti superiore ai 47 dell’ultimo campionato, con annesso dodicesimo posto. Sarebbe già un piccolo progresso per un club che nei cinque anni di serie A dell’era Saputo ha fatto proprio un motto non dichiarato ma inconfutabile: avanti piano. Se Palacio, Danilo, Poli, Medel, De Silvestri e Soriano sono gli over 30 che promettono di vestire i panni di guide preziose, la folta pattuglia di ventenni di belle speranze affidata alle cure di Sinisa offre un quadro variegato. Il ‘ciclone’ Barrow riparte dai 9 gol della scorsa metà stag i o n e (arrivò a gennaio), indifesa Tomiyasu dovrà reinventarsi centrale, Orsolini è chiamato a tornare l’Orsolini del pre-lockdown, mentre Schouten, Dominguez, Svanberg, Skov Olsen, Vignato e Juwara dovranno tramutare le promesse risposte in loro dal club in crescita tangibile. A tutto il resto penserà Sinisa.


LA CURIOSITA’

Palacio, bomber rossoblù più longevo

A 38 anni il «Trenza» va ancora a caccia di nuovi record

Il record di bomber rossoblù più longevo della storia Palacio lo ha battuto lo scorso novembre. Ora, a 38 anni, il ‘Trenza’ punta a diventare il più longevo in assoluto per il club. Comanda la graduatoria Francesco Antonioli, che ha giocato la sua ultima partita in rossoblù a 39 anni, 8 mesi e 17 giorni. Palacio ci può arrivare nell’ottobre 2021. Intanto l’attaccante argentino è vicino alle 100 presenze con gli emiliani: è a quota 95, tra campionato e Coppa Italia, con 15 gol a referto.


SAMPDORIA
Ranieri subito all’esame Juve

Ranieri ha raddrizzato da maestro la rotta con il suo arrivo in corsa nella stagione scorsa (i blucerchiati erano ultimi dopo 7 giornate, con appena 3 punti) ma la Samp vuole molto di più quest’anno. Proprio il tecnico romano è la figura ideale per spostare più in là i limiti di una squadra che non difetta certo di talento ma che è stata a lungo bloccata nella stagione passata. Perso Linetty in mezzo, ci si affida alla solida verve di Thorsby per costruire. In avanti, Gabbiadini e Quagliarella sono garanzia di gol. E Bonazzoli scalpita dopo le 6 reti in 19 gare la scorsa stagione. L’avvio però è da incubo: in casa della Juventus.


FIORENTINA
Amrabat-Kouamé, l’energia giusta

L’anno 2 di Commisso si apre con nuove ambizioni: c’è tutto per migliorare il 10° posto

di Angelo Giorgetti
FIRENZE

L’anno due di Commisso, Rocco per gli amici (e a Firenze sono ancora parecchi) comincia con promesse molto minimal: «Dobbiamo migliorare il decimo posto». E i tifosi viola – caricati a molla nei mesi precedenti dallo stile aggressivo della nuova proprietà – aspettano di verificare sul campo un salto progressivo meno «fast» rispetto alle speranze. Il mercato è ancora aperto e quindi è difficile esprimere giudizi compiuti, a oggi la Fiorentina può contare soprattutto sull’iperattività delle operazioni di gennaio: sono arrivati Amrabat (20 milioni), Kouamé (15), Duncan (14), Igor (7), più Cutrone a 19 (con obbligo di riscatto collegato alle presenze in 18 mesi) e Agudelo già rispedito al Genoa e girato allo Spezia. Non ha mancato, Rocco, di sottolineare come la Fiorentina si sia portata avanti con il lavoro, pagando fra l’altro cifre fuori mercato in confronto alla situazione che si è creata dopo il Covid. Pradè è andato oltre, specificando che «la squadra è già a posto così». Strategie a parte, è evidente come le operazioni di mercato viola – è arrivato a costo zero lo svincolato Bonaventura e al momento della stampa di questo supplemento è in chiusura anche la trattativa nostalgica con lo svincolato Borja Valero – siano collegate alle eventuali partenze di due big, Chiesa e Milenkovic. A questi potrebbe essere teoricamente aggiunto Pezzella, ma Pradè ha sottolineato che «German è il nostro capitano». Pretattica anche questa? Il fatto che Chiesa, Milenkovic e Pezzella siano a due anni dalla scadenza di contratto sembra non proeccupare Commisso, ma è evidente che se i giocatori dovessero restare a Firenze sarà obbligatorio sedersi con loro per stabilire un rinnovo. Problemi per il futuro, il presente è molto legato ai progressi sul campo che dovrà fare Iachini – allenatore confermato direttamente da Commisso – chiamato a migliorare le qualità di un gioco molto efficace, ma anche prevedibile: chiusura blindata organizzata, ripartenze veloci un poco improvvisate. In più ci sarà Amrabat, giocatore individuato direttamente da Rocco dopo il kappaò della Fiorentina a Verona: il patron si è tolto lo sfizio personale pagando il giocatore 20 milioni, un prezzo da attaccante, ma sulla sostanza e la qualità di Amrabat davvero non si discute. La vera novità viola, per ora è lui.


LA CURIOSITA’

La dodicesima squadra di Iachini

Per 9 volte il tecnico è subentrato ad altri in panchina, 6 esoneri

Un tecnico affidabile, capace, ideale per raddrizzare la rotta di squadre da rivitalizzare. Beppe Iachini però difficilmente ha trascorso più di una stagione alla guida della stessa squadra da quando ha iniziato ad allenare, nel 2002-2003. Quattro le promozioni ottenute dalla B (Chievo 2007-2008, Brescia 2009-2010, Samp 2011-2012, Palermo 2013-2014), sei gli esoneri (Chievo, Brescia, due a Palermo, Udinese, Empoli) e nove «salite in corsa» (due a Brescia, Samp, Siena, due a Palermo, Sassuolo, Empoli e Fiorentina).


TORINO
La nuova sfida di Giampaolo

Con Giampaolo in panchina, il Toro cerca di rialzare la testa dopo una stagione a dir poco sofferta. L’ennesima di mancato rilancio per una grande realtà del nostro calcio che stenta a ritrovare una dimensione di primo piano. Anche per il tecnico si tratta di un tentativo di riscatto dopo la parentesi al Milan. Il primo nuovo tassello per i granata è stato Linetty, mediano con l’estro giusto per incarnare il calcio propositivo del nuovo allenatore. Poi c’è Rodriguez, uno che sulla fascia fa la voce grossa così come il neo arrivato Murru. Ma non si potrà fare a meno dei gol di Belotti, magari conditi dalle invenzioni di Verdi.