SASSUOLO
De Zerbi punta sui gol di Caputo

Obiettivo: migliorare l’8° posto dell’anno scorso. I big via solo per maxi-offerte

di Stefano Fogliani
SASSUOLO

Si riparte dall’ottavo posto della stagione scorsa, «quando – ha detto il tecnico Roberto De Zerbi – siamo andati oltre il pensiero dei più». E si riparte per migliorare, «perché – ha detto ancora De Zerbi – questa squadra è forte, e se esprime appieno le sue potenzialità può fare il passo in più». Quello in grado di riportare, che ci è già stato nel 206/17, il Sassuolo in Europa: sarebbe il modo migliore per festeggiare l’anno del centenario e, perché no, ricordare Giorgio Squinzi. Il Signor Mapei, inventore del miracolo-Sassuolo è scomparso lo scorso ottobre, e nel giro di 50 giorni i neroverdi hanno perso anche la vicepresidente, Adriana Spazzoli, moglie del patron e legatissima alle sorti neroverdi: sulla tolda di comando di Mapei, e del Sassuolo, oggi c’è la seconda generazione degli Squinzi, i figli Marco e Veronica (quest’ultima ha preso il posto della madre alla vicepresidenza) che hanno già garantito a più riprese la continuità di un progetto tecnico sportivo affidato ad un gruppo dirigente confermato in toto e soprattutto ad una squadra che, dopo il tanto cambiato nei primi due anni della gestione del confermato De Zerbi, sembra destinata a restare molto simile a quella che la scorsa stagione ha raggiunto il suo secondo miglior piazzamento di sempre. Ad oggi, l’unica operazione in entrata di un certo rilievo sul mercato riguarda infatti il centrale turco Kaan Ayhan, arrivato dal campionato tedesco, che rinforza una difesa che spesso paga dazio alla matrice iperoffensiva imposta da De Zerbi ai neroverdi, e se altri ritocchi sono attesi, è difficile pensare a rivoluzioni. Come è difficile pensare che, da qui al prossimo 5 ottobre, il Sassuolo si privi di big che pure sono appetiti tra Italia ed estero. Quelle di Boga e Locatelli – per i quali il Sassuolo ha chiesto finora cifre cui nessuno si è avvicinato – sono addii possibili solo se arriva l’offertona, e in caso di cessione non ci sono dubbi che verranno comunque rimpiazzati, mentre decisamente più remote appaiono le possibilità di addio di altri asset che De Zerbi ritiene indispensabili al suo gioco. Come, giusto per fare qualche nome, il Berardi tornato ai suoi migliori standard (14 gol e 10 assist in 31 gare) e sempre più leader, il Caputo che ha visto premiata dalla sua prima convocazione in nazionale (a 33 anni) una stagione da 21 gol, o i tanti giovani di belle speranze (dai millenial Raspadori e Traore, fino alla rivelazione Muldur, classe ’99, arrivato da Carneade dal campionato austriaco e impostosi con disinvoltura alla sua prima stagione in A) per i quali non mancano richieste. Aggiunti ai protagonisti ‘storici’ dell’avventura neroverde in serie A (dall’eterno Magnanelli a Peluso, Consigli e Pegolo), formano un gruppo cui De Zerbi ha trasmesso un’identità di gioco che ha fatto finora del Sassuolo una mina vagante. In grado di confezionare exploit inattesi come di incappare in rovesci altrettanto inaspettati. Continuità e concretezza, si è sempre detto, i limiti più evidenti di una squadra ‘bella e incompiuta’: trovate quelle – e De Zerbi su quelle lavora – il Sassuolo può davvero fare ‘il salto’. E celebrare una stagione a suo modo storica dando tangibilità ad ambizioni che la società neroverde non ha mai nascosto, né nasconde ora.


LA CURIOSITA’

Un centenario da celebrare

Lo scorso 17 luglio il club ha tagliato il prestigioso traguardo

Ha compiuto 100 anni due mesi fa il Sassuolo Calcio, affiliatosi alla federazione il 17 luglio 1920, entrando nella cerchia delle società con un secolo di storia alle spalle. E quel ‘100’ del quale la società va (giustamente) fiera caratterizzerà una stagione in occasione della quale il Sassuolo ha rinnovato il logo e le maglie – affidate a Puma – oltre a tutta la sua comunicazione online e gli eventi celebrativi già in programma in città.


UDINESE
Okaka e Lasagna le garanzie

Scontata la conferma di Gotti sulla panchina dell’Udinese dopo una stagione che ha visto i bianconeri rialzare la testa nel momento decisivo, quando la lotta per la salvezza sembrava inghiottirli. I friulani si ripresentano ai nastri di partenza dopo un’estate di calma apparente sul mercato, e questo non può che essere un bene per una squadra che negli anni ha cambiato sempre tanto dovendo ogni volta reinventarsi con nuovi talenti. Davanti ci sono Okaka e Lasagna, due garanzie. Poi Gotti metterà tutta la sua lucidità tattica per far girare al meglio una delle squadre-modello del nostro calcio.


SPEZIA
Un miracolo Italiano: ora l’esame A

Il tecnico protagonista della incredibile promozione dei liguri dopo 95 anni

di Fabio Bernardini
LA SPEZIA

Novantacinque anni dopo lo Spezia tornerà a disputare un campionato di massima divisione – l’ultima volta fu nel 1925 nell’allora Prima divisione – e lo farà trascinato dall’entusiasmo dirompente di una provincia intera. Si tratterà della prima volta delle Aquile nell’attuale Serie A, un campionato che solo dodici anni fa, con il fallimento e la retrocessione in Serie D dei bianchi, era pura utopia. Ma è proprio da quelle ceneri del 2008 che arrivò la rinascita perché in riva al Golfo giunse il patron Gabriele Volpi, un uomo vincente che da subito dichiarò: «Non amo perdere neanche a carte, l’obiettivo è portare lo Spezia in Serie A«. Dal suo avvento, nel giro di quatto anni l’approdo dei bianchi in Serie B con annesso triplete e uno stazionamento in cadetteria per otto anni consecutivi con cinque play off persi. Quest’anno la svolta vincente al termine di un campionato strepitoso, frutto di un lavoro congiunto delle varie componenti: il patron Gabriele Volpi e il presidente Stefano Chisoli a dettare le linee economiche e finanziarie nell’ambito di un modello gestionale all’insegna dell’oculatezza e della serietà (una delle poche società ad aver pagato gli stipendi nel lock down), il dg Guido Angelozzi autentico maestro nel costruire una squadra straordinaria, il tecnico Vincenzo Italiano, geniale astro nascente della panchina e i giocatori, talentuosi e attaccatissimi alla maglia. E, in aggiunta, tutti gli spezzini per i quali lo Spezia è da sempre una parte integrante della loro esistenza. Un popolo che non ha mai mollato, all’insegna di un carattere tenace e orgoglioso che gli è proprio da sempre e che ora è quasi incredulo nel vedere accostati i colori bianchi ai grandi club italiani. «Una favola bellissima – affermano i supporter -, una vittoria popolare eccezionale, la più bella della nostra storia al pari dello scudetto del 1944«. Un sogno cercato, voluto e conquistato dalla gente con una vicinanza costante alla squadra, materializzatasi col tifo all’esterno dello stadio nei match playoff con il Chievo e il Frosinone. «L’affetto da parte degli spezzini per questi colori – ha detto Italiano, fresco di rinnovo del contratto al 2022 – è qualcosa di eccezionale, è ciò che mi ha spinto a restare insieme alla stima del patron Volpi «. Ora, però, viene il difficile, perché c’è da ottenere una storica salvezza in Serie A. «Faremo una squadra battagliera – ha spiegato il neo ds Mauro Meluso – in grado di lottare per salvaguardare il patrimonio storico della Serie A«. Nella corsa contro il tempo verso il match di esordio del 27 settembre con il Sassuolo a Cesena (il ‘Picco’ non è agibile) sono giunti alla corte di Italiano il neo portiere Zoet e il difensore Sala e sono in arrivo i terzini sinistri Marchizza e Dell’Orco.


LA CURIOSITA’

Corsa per poter giocare al ‘Picco’

Fino a 90 giorni di lavori per l’apertura in deroga dello stadio

In casa Spezia è una corsa contro il tempo, non solo per allestire una squadra competitiva ma anche per effettuare i lavori di adeguatamento allo stadio ‘Picco’ in modo da renderlo agibile, in deroga, per la Serie A. All’opera il sindaco Pierluigi Peracchini, grande tifoso dello Spezia e il club bianco, con tempi di realizzazione delle opere che vanno dai sessanta ai novanta giorni. Il ritorno dei bianchi a Spezia è plaubile possa avvenire il prossimo sei dicembre, per il match con la Lazio.


VERONA
Juric vuole stupire ancora

Vera sorpresa della scorsa stagione, il Verona è chiamato ora a una difficile conferma dopo aver sparigliato le carte con il suo gioco profondo dalle idee fulminee. Al timone degli scaligeri c’è sempre Juric, che in un solo anno ha lanciato talenti su talenti vincendo un po’ tutte le scommesse. Ma senza più Amrabat e Rrahmani a puntellare la squadra, il compito non è poi così facile. Tameze arriva per mantenere sempre altissima la fisicità in mezzo, Benassi per aggiungere qualità nelle due fasi; Cetin poi era un prospetto tra i più interessanti tra i difensori europei e ora può riscattarsi in una piazza storica del nostro calcio.


ROMA
Obiettivo Champions, Pedro il faro

Prima stagione dell’era Friedkin, tanta voglia di puntare in alto ma Zaniolo è ko

In qualche modo, si tratta di una stagione simbolo per la Roma, che segna il passaggio da James Pallotta a Dan Friedkin. Nuova proprietà e soprattutto nuova filosofia, con Friedkin junior in pianta stabile a Trigoria per colmare quel vuoto dirigenziale che era divenuto normalità con Pallotta. L’obiettivo e l’ambizione? Ritornare in Champions League dopo averla dimenticata a causa di una politica cessioni-acquisti sbagliati per due anni di fila (Monchi), rimessa in sesto da Petrachi, poi licenziato. Il punto di riferimento resta Fonseca, anche se c’è stata la tentazione Rangnick. Il tecnico portoghese ha firmato una ripresa di campionato post Covid tutto sommato eccellente e ora però, deve incassare il durissimo colpo del ko di Zaniolo, impossibile da sostituire. Molto probabile che la Roma riparta dalla difesa a tre, a patto di riarpire le porte di Trigoria al ritorno di Smalling. C’è grande curiosità nel capire quanto l’ex Chelsea Pedro, ingaggiato a parametro zero, potrà dare a qusta squadra. Fonseca conta molto sull’esplosione definitiva di Carles Perez, il ritorno di Spinazzola ai suoi livelli (visto in Nazionale) e un squadra che complessivamente avrà un anno di esperienza in più.


LA CURIOSITA’

Pellegrini sul podio degli assist

Il centrocampista è tra i più attesi per il salto di qualità

Lui, Lorenzo Pellegrini è l’unico incedibile della Roma, naturalmente assieme allo sfortunatissimo Nicolò Zaniolo. Alla ripresa del campionato ma anche contro la Bosnia, Pellegrini ha mostrato di non essere ancora al top. Lo aspetta una stagione cruciale, nella quale sarà punto di riferimento nella squadra e per la piazza. Ha personalità e talento per prendere in mano la squadra: nella stagione scorsa è stato terzo per assist (9) dietro Luis Alberto (15) e Gomez (14).


LAZIO
Delusione Silva ma serve la scossa

Inzaghi rilancia dopo il calo nella scorsa stagione: tutto gira intorno a Luis Alberto

La Champions da giocare e una lista di giocatori consegnata a Igli Tare per salire di livello o, perlomeno, allargare la rosa. Peccato sia sfumato il colpo David Silva, preparato per mesi e sfumato per il dietro fronte dell’ex City. Simone Inzaghi aveva chiesto Fares in tempi non sospetti ed è stato accontentato, mentre non si è riusciti ad arrivare a due obiettivi del tecnico, giocatori per il quale Inzaghino stravede: Fofana e Lasagna. C’è da sottolineare come il club di Lotito, essendo più che a posto con i conti, non abbia necessità di vendere i suoi pezzi migliori, a meno di offerte irrifiutabili e folli, tipo Milinkovic-Savic o la scarpa d’oro Immobile. Indubbiamente, la Lazio ha bisogno di arrivare allo start della stagione con una rosa che sappia mostrarsi più affidabile proprio in virtù dei serrati impegni europei. D’altra parte, il calo diprestazione con il ritmo serrato di impegni alla ripresa del campionato è ancora nella mente di tutti a Formello. Lo sfogo di Acerbi ha sì scosso l’ambiente, ma meno di quel che si possa pensare. Piuttosto, serve riportare Luis Alberto ai suoi livelli per riaccendere la magia.


LA CURIOSITA’

Super Immobile riparte dal record

La Scarpa d’Oro sempre più protagonista: e ora la Champions

Per i suoi piedi e dunque per i suoi gol, passeranno i destini della Lazio. La Scarpa d’Oro Ciro Immobile è pronto a vivere un’altra stagione da grande protagonista e lo ha dimostrato giocando una partita straordinaria con la Nazionale di Mancini in Olanda. A lui Simone Inzaghi chiede di creare quelle magie verticali inventate nella scorsa stagione con Luis Alberto e Milinkovic-Savic. Esaltato dall’idea di giocare la Champions League punta anche alla maglia da titolare per l’Europeo che verrà.


NAPOLI
I gol di Osimhen per ringhiare di più

L’attaccante nigeriano grande scommessa di De Laurentiis: ma il segreto resta Gattuso

di Paolo Franci

L’operazione rinnovamento è partita in modo graduale ma deciso. Se ne sono andati altri pezzi storici dell’epoca sarriana, come Callejon che si è svincolato e il ‘ribelle’ Allan che ha raggiunto Carlo Ancelotti all’Everton dopo cinque stagione al San Paolo. Per non parlare di Milik, che a Napoli rappresenta già il passato. Non fosse altro per il fatto che Aurelio De Laurentiis abbia deciso di svenarsi pur di mettere le mani sul talento indiscutibile di Victor Osimhen, nato a Lagos, in Nigeria, il 29 dicembre del 1998, uno dei nomi emergenti, oltre che esplosivi in zona gol, del panorama internazionale. Osimhen, cresciuto nel Wolfsburg in Germania è esploso nel Charleroi, squadra belga nella quale gioca 36 gare segnando 20 gol. Uno score che è balzato agli occhi degli osservatori del Lille, che non se lo lasciano scappare e lo portano in Ligue 1, dove nella stagione 2019/20 _ mozzata dalla decisione del governo francese di stoppare definitivamente il campionato per la crisi-Covid 19 _ colleziona 38 presenze e 18 reti. Osimhen è da tempo nazionale nigeriano e con l’Under 17 ha vinto il Mondiale nel 2015 nel quale è stato capocannoniere con 10 gol. Nella Nazionale maggiore ha debuttato a giugno del 2017 e con la Nigeria (10 presenze e 4 reti). Tutto questo per significare come la scelta di De Laurentiis sia stata netta: lì davanti forze fresche e nome nuovo per tornare il alto. Alle spalle di Osimhen, il Napoli ha piazzato un riserve di lusso, passata anche nel giro della Nazionale, quel Petagna che ha fatto benissimo a Bergamo e nella Spal. In difesa, il nome nuovo e reduce da una grande stagione nel Verona di Juric è quello di Amir Rrahmani _ nella difesa a tre, tra l’altro, mentre il suo schema congeniale è quello con i quattro dietro _ sulla carta posizionato in seconda fila tra i difensori di Gattuso, ma destinato a una grande carriera. L’idea tattica di Gattuso sarebbe quella di proporre un 4-2-3-1 con Osimhen terminale offensivo e un trio di piedi buoni alle spalle: Insigne, Mertens e Zielinski. Davanti alla difesa, Demme e Fabian Ruiz. Visto così, lo schema sembra intrigante ma non è semplice capire quanto sia equilibrato per la fase difensiva. In ogni caso, le ambizioni del Napoli partono sicuramente dall’idea di lottare in zona Champions, obiettivo fissato dalla proprietà. Molto dipenderà dal rendimento di alcuni giocatori chiave e dalla fisionomia definitiva della squadra una volta chiuse le situazioni più spinose del mercato in uscita, che non potranno non avere riflessi sulla stagione della squadra.


LA CURIOSITA’

E Mertens resta un’arma in più

Il belga trasloca sulla fascia ma le sue reti non mancheranno

Difficile possa esprimersi in zona gol come nella stagione ’16-’17 (34 reti in 46 partite), anche perché con l’arrivo di Osimhen sarà costretto a traslocare sulla fascia, ma Dries Mertens resta una delle armi più affilate dello scacchiere di Gattuso, dall’alto dei suoi 93 gol in 236 presenze. In un Napoli che sta cambiando pelle e che ha rinunciato a pezzi storici dell’epopea sarriana – da Allan a Callejon e ancor prima Hamsik – Dries resta uno dei punti di riferimento assieme a Lorenzo Insigne.


PARMA
Liverani dà lezioni d’Inglese

Dopo una stagione tutt’altro che modesta, il Parma e mister D’Aversa si sono lasciati. E’ venuto a mancare il feeling giusto, dopo tante gioie insieme, più che una reale condivisione di obiettivi verso la terza stagione in A dopo la grande rinascita del club. Arriva in panchina Liverani, che a Lecce ha fallito all’ultimo respiro la salvezza dimostrando però qualità da stratega non comuni. E il Parma può fare con lui un ulteriore salto di qualità: anche senza Kulusevski. Il nuovo ds Marcello Carli ha voluto mantenere immutato il nucleo del team: ora tocca a Liverani farlo girare al meglio, con un Inglese a caccia di riscatto.