L’Imolese cerca l’impresa che vale doppio

Rossoblù di nuovo in campo dopo i mesi di letargo. Non sarà facile recuperare la condizione entro il 27 giugno, prima sfida con Arzignano

di Andrea Voria
IMOLA

Un iter infinito che è partito da febbraio e troverà il proprio epilogo nella data che ufficialmente chiude la stagione, ovvero quel 30 giugno che generalmente fa da spartiacque fra due annate consecutive. Generalmente il mercato estivo apre l’1 luglio, data in cui generalmente le squadre hanno già ben chiara la programmazione della stagione successiva: l’Imolese, invece, non potrà farlo, perché proprio quella sarà la data in cui i rossoblù sapranno se si troveranno in serie C o in serie D, in seguito all’inaspettato, per i modi in cui è arrivato, playout con l’Arzignano. Già, perché quando il campionato è stato interrotto dopo la doppia sconfitta dell’Imolese – allora di Atzori – contro Cesena e Fano, la situazione di classifica della compagine rossoblù non era certo delle più rosee. La pausa, che sembrava in un primo momento destinata a durare solo pochi giorni, con la Lega Pro che con il passare dei giorni stilava le date dei recuperi e dei nuovi calendari, poteva far bene all’ambiente, in grado così di recuperare le forze dopo due batoste. Invece, con il lockdown, è parso a tutti subito chiaro che quella 2019-20 non potesse essere una stagione regolare, con i presidenti di serie C che in coro hanno da subito fatto capire come fosse impossibile riprendere il calcio giocato. Gli sponsor in crisi per la chiusura forzata di quasi tutte le attività, hanno dato disdetta, i calciatori hanno, di fatto, interrotto i propri allenamenti, perdendo poi per mesi l’identità di un gruppo che era stato insieme per tutto il periodo precedente. Il 4 maggio, durante l’assemblea dei presidenti di serie C, rigorosamente in streaming, all’unanimità era stato chiesto il blocco delle retrocessioni, la promozione in serie B delle prime tre classificate e della quarta secondo la media punti, in quel caso il Carpi. A rigor di logica, sembrava questa la decisione più sensata: mancando oltre dieci gare al termine e con la consapevolezza che, in ogni stagione, le squadre in lotta per la salvezza finiscono spesso la propria stagione in crescendo, congelare le retrocessioni sarebbe stata una scelta condivisibile. Invece, al contrario, il consiglio federale ha equiparato la C alla A e alla B, quando due settimane dopo ha dichiarato di voler verdetti di campo, premiando il merito sportivo. A quel punto, l’Imolese è rientrata pericolosamente in ballo, fino all’ufficialità, arrivata l’8 giugno, di dover disputare il playout contro Arzignano, in base al posizionamento in classifica al momento del lockdown. Una decisione che la società del presidente Spagnoli è stata costretta ad accettare ma che amaramente ha digerito, con la speranza che l’epilogo sportivo possa comunque sorridere agli uomini di Cevoli, nel frattempo subentrato ad Atzori.


Dopo l’esonero di Atzori

Trequartista e fase offensiva: così Cevoli ridisegna il gruppo

L’allenatore silurato non aveva convinto
Ha pagato lo scarso feeling con i senatori del Bacchilega

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Fuori Gianluca Atzori, dentro Roberto Cevoli. Nel giorno della ripresa delle attività, prima dei tamponi fatti a Bologna, l’Imolese ha deciso, il 4 giugno, di cambiare la guida tecnica. Una scelta che è stata vista da tutti come un vero e proprio fulmine a ciel sereno, ma che probabilmente la società ha valutato e maturato fortemente nelle settimane precedenti. Atzori, il cui contratto scadeva il 30 giugno, non aveva probabilmente mai incarnato in toto la filosofia del presidente Lorenzo Spagnoli, praticando spesso e volentieri un calcio difensivista e speculativo che l’Imolese non era abituata a offrire negli anni precedenti. Tuttavia i buoni risultati dell’inizio – e del mese di gennaio – avevano migliorato la posizione dell’allenatore di origini laziali: qualcosa si era però rotto a febbraio, con un’Imolese incapace di vincere e caratterizzata da un’involuzione sul piano del gioco, fino alle bruttissime sconfitte con Cesena e Fano. Con ancora un mese di contratto e un playout da giocare, in una situazione che era la stessa di una squadra che si radunava in estate per cominciare la stagione, la società ha deciso di cambiare in anticipo, programmando già l’anno prossimo. Dentro Cevoli, chiamato subito all’impresa e a fronteggiare una situazione con tanta pressione sulle spalle, al posto di un Atzori che forse non godeva più della fiducia dello spogliatoio, in particolare fra i senatori. L’allenatore, che ha firmato un contratto fino al 2021 e che sarà alla guida rossoblù anche l’anno prossimo, ha da subito impostato la squadra schierandola in allenamento con il trequartista, non discostandosi dalla linea dei suoi predecessori.

Andrea Voria