Carpi, rabbia da trasformare in energia

Biancorossi i più penalizzati dallo stop di febbraio. Poi la beffa dettata dall’algoritmo: da possibile migliore seconda a quarta

di Davide Setti
CARPI

Incanalare la rabbia in carica agonistica per cercare l’impresa. Il Carpi si presenta così ai playoff, che vedranno i biancorossi protagonisti dal primo turno nazionale di giovedì 9 luglio. La squadra di mister Riolfo è stata sicuramente la più penalizzata del girone «B» dallo stop del campionato per Coronavirus, ulteriormente poi beffata dalle ultime decisioni del Consiglio Federale. Pezzi e soci, prima del lockdown, erano la squadra più in palla del girone, dato confermato dalle 2 vittorie roboanti casalinghe ottenute a febbraio contro Reggiana e Piacenza, liquidate con 8 reti in sette giorni, e classifica alla mano avevano riacceso anche le speranze di raggiungere il primo posto. Il turno saltato a Salò sarebbe potuto essere quello del -5 dalla vetta sul Vicenza e del sorpasso sulla Reggiana, che ha chiuso a +2 ma con una gara giocata in più. E il calendario avrebbe rappresentato un alleato prezioso per la squadra di Riolfo, che nelle ultime 12 giornate avrebbe affrontato solo 4 delle prime 10 in classifica (Feralpi, Modena, Trestina e Samb), mentre nelle altre 8 gare avrebbe avuto di fronte rivali abbordabili, contro cui all’andata aveva messo insieme un filotto di 7 successi nelle ultime 7 gare. Se a questo si aggiunge che il Vicenza dei tanti pareggi avrebbe dovuto ancora sfidare Reggiana, Padova e Sudtirol, si capisce perché sin dalla prima riunione il patron Stefano Bonacini è stato l’unico a chiedere a gran voce di finire il campionato, «additato » anche da quei presidenti che poi qualche settimana dopo hanno preso la sua stessa strada. Sarà davvero dura, dopo 4 mesi di stop, per il Carpi ritrovare quella forma di allora e se a ciò si aggiungono le beffarde decisioni della Figc , allora si capisce quanto siano un’incognita per i biancorossi questi spareggi. In una ventina di giorni il Carpi è stato prima indicato dall’assemblea delle 60 società di Lega Pro come miglior seconda per via della media punti (superiore a Reggiana e Bari) e poi è passato al terzo posto, alle spalle di granata e pugliesi, dopo che la Figc ha assunto come metro il discusso algoritmo. Senza accorgersene così Pezzi e soci hanno perso un turno di spareggi e anche l’eventuale fattore campo nelle final four. Una doppia beffa da cercare di trasformare in rabbia, sfruttando la spinta degli uomini migliori. Riolfo spera infatti che il capocannoniere del girone Tommaso Biasci, 15 gol in 28 gare fra campionato e coppa, ritrovi la vena precedente allo stop, con 7 reti segnate nelle ultime 5 gare. E accanto a lui torneranno a pieno regime sia Vano (ultimo dei suoi 12 gol il 23 novembre) che Jelenic (5 reti), acciaccati prima della sosta forzata. Due armi per cercare l’impresa che può valere la B.


Il Carpi nei playoff: i precedenti

Per la nona volta agli spareggi
In tre occasioni la promozione

L’ultimo assalto risale al 2017 quando fu il Benevento ad impedire a Castori di tornare in serie A

CARPI

Quella che prenderà il via il 9 luglio sarà la nona volta nella storia per il Carpi nei playoff. I biancorossi ne hanno già giocati 4 fra i professionisti e 4 fra i dilettanti, riuscendo per 3 volte a centrare il salto di categoria, mentre in 4 occasioni il sogno si è infranto in finale. La prima volta in assoluto risale a 23 anni fa, nell’amarissimo pomeriggio di Ferrara del 1997, quando il Carpi di De Canio cedette (pur con 2 risultati su 3 al 120’) per 3-2 nella finale playoff per la B di fronte al Monza «controllato» già allora dal Milan di Galliani, un match che fece a lungo discutere per una possibile combine di cui non si ebbe mai riscontro nei fatti. Grazie ai playoff nazionali il Carpi riuscì nel 2002 a uscire dalle sabbie mobili dell’Eccellenza, battendo prima il Matulli Massalombarda e poi i friulani della Sacilese per il ritorno in D a due anni dal fallimento. Per due volte in D fu poi il Castellarano a sbarrare la strada al Carpi, nel 2007 in finale e l’anno dopo in semifinale playoff, un tabù annullato solo nell’estate del 2010, quando l’era Bonacini si inaugurò in modo vincente con il percorso nei playoff nazionali per la C2: già prima del clamoroso ko di Napoli col Pianura in semifinale (5-0 all’andata annullato dal ko 8-2 al ritorno) la squadra di D’Astoli si era guadagnata la certezza del ripescaggio vincendo a Lamezia Terme. Il Carpi sconfitto nella finale per la B del 2012 a Modena con la Pro Vercelli si rifece poi l’anno dopo, grazie all’1-1 di Lecce (dopo l’1-0 dell’andata) che valse per la squadra di Brini lo storico salto fra i cadetti. L’ultimo assalto playoff invece risale a 3 anni fa, quando nel 2017 fu il Benevento (0-0 e 1-0) a impedire a Castori di festeggiare in finale l’immediato ritorno in A.

d.s.


Il Modena ha rinunciato a lottare per la B

Il presidente Sghedoni motiva la sua decisione: «Coerenti con le nostre scelte. Non volevo mandare alla sbaraglio i miei giocatori»

di Paolo Reggianini
MODENA

La rinuncia era nell’aria da tempo. Probabilmente già nel momento in cui, lo scorso 30 aprile, la società aveva deciso di chiudere la stagione sportiva raggiungendo un accordo con i calciatori che prevedeva il taglio di una mensilità e mezzo sugli ingaggi del campionato 2019-20. Trovata l’intesa il Modena ha poi provveduto a saldare in anticipo (cosa assai rara in Lega Pro, ma non solo) gli stipendi a metà maggio, facendo così intendere le proprie intenzioni sul futuro. Insomma tutti a casa, senza aspettare le decisioni del Consiglio Federale arrivate lo scorso 8 giugno. Tra le società che hanno applicato alla lettera la regola della partecipazione volontaria ai playoff, è sicuramente quella sta meglio sul piano della solidità del club. Ed è per questo che la scelta ha diviso la tifoseria. Senza dimenticare il blasone, l’illustre passato di una compagine che nell’ultimo ventennio ha navigato soprattutto in serie B, con un paio di stagioni in A e le ultime in C dopo il fallimento del 2017. Insomma non ci sono ragioni legate all’aspetto economico come da altre parti, ma semplicemnte un atteggiamento coerente (solo in parte da condividere) con quanto la Lega di B aveva stabilito in modo quasi unanime tempo fa, cioè quello di non giocare più. Oggi il Modena è nelle solide mani di Romano Sghedoni, imprenditore di successo che ha assorbito la squadra di calcio, che lui segue da anni con tanta passioni, nell’orbita della sua zienda, la Kerakoll. Ed è stato proprio lo stesso patron ha spiegare le ragioni della rinuncia. «Non volevo mandare allo sbaraglio i miei giocatori. Con così pochi giorni di allenamento, ho pensato che avrebbero corso seri rischi. E parlo di possibili infortuni. Chi ha deciso di partecipare ai playoff, si è assunto un grande rischio. Io oggi preferisco pensare al futuro e alla prossima stagione che vedrà il nostro Modena sicuramente lottare per i primi posti» Non parla di costi il presidente («avremmo dovuto spendere dai 150 ai 200 mila euro con il rischio di uscire al primo turno), ma realisticamente si rende conto che partecipare a questi playoff, partendo dal nono posto, la possibilità di lottare per la B si sarebbe ridotto al lumicino. «E’ stato il nostro primo anno nel calcio – ha aggiunto Sghedoni che nel 2019 ha rilevato le quote di Romano Amadei e Carmelo Salerno oggi ai vertici della Reggiana – avevamo bisogno di fare esperienza, di capire anche i nostri errori. Questa era una squadra da metà classifica e per andare avanti avremmo dovuto sempre vincere giocando fuori casa. Impresa davvero difficile. Questi spareggi vanno bene per chi è arrivato secondo o terzo, meno per chi si è classificato nelle posizioni più arretrate». Arrivato in zona playoff con il fiatone, soprattutto dopo l’arrivo del tecnico Mignani che a novembre aveva sostituito Zironelli, al momento dello stop il Modena era in decisa crescita, ma non avrebbe avuto la possibilità di scalare la classifica oltre il sesto, settimo posto. «Sarei stato d’accordo a disputare tutte le gare della stagione regolare – precisa Sghedoni – perchè saremmo arrivati al verdetto più giusto. La serie C aveva deciso di non giocare più o noi siamo andati avanti su questa linea. Purtroppo tutte le decisioni del presidente Ghirelli sono state smentite dai fatti. Le mie favorite? Anche usando l’algoritmo non sono riusciti a mettere davanti a tutte il Bari che resta la squadra da battere. La Reggiana ha un’ottima formazione, ma vedo bene il Carpi che sul piano del gioco ha dimostrato il proprio valore. Spero proprio che il Carpi ce la faccia, sarei contento anche per il mio amico Stefano Bonacini».


Una certezza e una novità per il domani

Si ripartirà da Mignani, mister che ha convinto tutti
La costruzione della squadra spetterà a Matteassi

Il nuovo direttore sportivo arriva dal Piacenza e prenderà il posto di Fabrizio Salvatori

Sarebbe stato un peccato lasciare tutto a metà e non riprendere a costruire quella che aveva tutta l’aria di diventare una bella casa. Non poteva non ripartire da qui il Modena, da Michele Mignani e da quanto di buono il tecnico genovese stava facendo dal suo arrivo sulla panchina canarina. La sua conferma non è un semplice mattoncino, è ben di più. Fa rima con continuità, quella che il Modena non ha mai avuto (più per demeriti suoi che per sofrtuna) nei primi due anni della sua nuova vita calcistica. È sinonimo di pragmaticità e abnegazione, due caratteristiche non potranno, o meglio, non dovranno mai mancare se le intenzioni saranno quelle di ritrovarsi almeno sul podio del prossimo campionato. In questo grande pentolone, gli ingredienti principali ci sono davvero tutti. Il Modena riparte da Mignani e lo fa perchè nei 3 mesi post Zironelli si è vista tutta un’altra musica. Si è visto tutto ciò che Romano Sghedoni avrebbe voluto vedere dall’inizio, si è visto quanto sia importante una guida saggia ed estremamente normale. Sì, perchè in fin dei conti a Mignani va il merito di aver semplicemente sistemato un paio di difetti a livello tattico, di aver rimesso le pedine al loro posto e di aver trasmesso quella tranquillità che in una piazza come quella di Modena (e potrebbe sembrare paradossale) diventa necessaria. Altrimenti, beh, potrebbero tremarti le gambe. A Mignani il merito di aver cambiato le carte in tavola, a Fabrizio Salvatori il vanto di averlo scelto personalmente e di averlo portato sotto la Ghirlandina. L’unica, probabilmente, vera, grande mossa di un direttore sportivo mai apprezzato fino in fondo, a dimostrazione del fatto che non servano chissà poi quali magie per azzeccare una scelta. Mignani è l’eredità che l’ex direttore pesarese lascia dopo appena un anno. Una scintilla mai scoccata limpidamente, un mercato mai troppo convincente. A Luca Matteassi il compito di costruire la squadra che punterà alla B. Servirà tutta la sua gioventù e la sua ambizione dopo il mezzo miracolo a Piacenza. Perchè ora non ci si nasconde più, non si può nascondere più. Il Modena ha smesso di perdere tempo e ora prepara un anno coi fuochi d’artificio.

Alessandro Troncone