Jarno Trulli: «Io sfortunato, ma che emozioni»

L’ex pilota, ancora amatissimo: «Non c’è stato tempo per prendere confidenza con il tracciato, ma sarà sicuramente una bella gara»

di Francesco Moroni

«Il Circus che torna a Imola? Una notizia che fa piacere a tutti, non può che essere così». Luce verde, via ai motori. Sulla griglia di partenza c’è ancora lui, un nome che è rimasto ben impresso nella memoria e nei cuori dei fan italiani e non solo, che al di là delle vittorie collezionate ha saputo emozionare tantissimi appassionati di Formula 1: Jarno Trulli. Un nome che non si scorda facilmente, vista anche la singolare etimologia: un omaggio al grande pilota motociclistico Jarno Saarinen, morto in un tragico incidente sul circuito di Monza nel 1973, proprio un anno prima della nascita di Trulli. Con una carriera importante alle spalle, il campione pescarese si gode ora la famiglia, ma con una convinzione: «Una volta entrato nel mondo dei motori, è davvero difficili uscirne».
Trulli, Imola aspettava quest’evento da 14 anni, che arriva però in un momento difficilissimo per tutto il Paese.
«Quest’anno è stato a dir poco complicato, la nostra quotidianità e lo sport, nei mesi del lockdown, sono rimasti congelati. Ripartire significa tornare a vivere emozioni che scaldano il cuore, che donano un po’ di distrazione e spensieratezza a chi sta soffrendo, che ti rubano un sorriso. E, per quanto non si possa tornare ad assistere ai grandi eventi come prima della pandemia, il Gran premio di Formula 1 resta un appuntamento incredibile».
È sempre stato considerato un beniamino del pubblico, che non le ha mai fatto mancare il proprio calore.
«Sono sicuro che anche questo fine settimana a Imola, in un modo o nell’altro, ci saranno tantissimi supporter dei piloti di oggi che proveranno a strappare un selfie, magari un autografo, o accorreranno anche solo per sentire il rumore rombante dei motori fuori dall’autodromo. Ovviamente, rispettando di tutte le norme di sicurezza. Le gare sportive di questo calibro sono sempre un momento di eccellenza ».
L’autodromo, appunto. Un circuito che lei conosce, ma in cui da tanti anni non si corre più. Cosa ne pensa della gara a cui andremo ad assistere?
«Io a Imola sono sempre andato forte, ma ho avuto anche parecchia sfortuna…».
Ricordi belli e brutti, insomma.
«Tanti ricordi, quello sicuramente. Qui ho sempre respirato l’atmosfera dei grandi eventi, di quelli che animano un popolo interno… ma le macchine che guidavo si sono sempre rotte (e si lascia andare a una risata, ndr). Per quanto riguarda la gara, invece, quello dell’autodromo non è un tracciato semplice, a portata di tutti. E c’è un aspetto molto importante da considerare ».
Quale?
«I piloti hanno avuto poco tempo per prendere confidenza con il percorso. Sono tanti anni che non si gira a Imola e questo non è da sottovalutare, alcuni nemmeno se lo ricordano. Ci sono cambi di direzione molto veloci, non parliamo di una pista prettamente tecnica, ma in alcuni punti è fondamentale conoscere bene il circuito».
Quest’anno come vede il Mondiale, guidato da Lewis Hamilton, che ha appena siglato il record storico di vittorie assolute?
«Vedo un Mondiale all’insegna del dominio della Mercedes e una débâcle della Ferrari. Nessuno se lo aspettava così, ma ad alti livelli può capitare. Da fuori è sempre difficile valutare, credo serva calma perché la Rossa ha davanti una bella montagna da scalare e sicuramente ci vorranno tempo e pazienza per tornare al top del mondo. Un posto che la Ferrari merita di occupare per la grande capacità e la storia che ha alle spalle».
Una volta nel mondo delle monoposto, è proprio difficile uscirne. Vero?
«Mio figlio ora corre sui kart, quindi mi limito a seguire lui e la sua passione. Non l’ho mai spinto in questa direzione, credo che il compito di un padre sia quello di assecondare il volere dei propri figli senza condizionarli, accompagnandoli lungo la strada. Però, in effetti, è così: sono sempre stato dentro al mondo dei motori, anche se non mi vedete più in pista».