«Piratella, Rivazza…ogni curva un’emozione»

Un giro di pista con il pilota della safety car dell’Autodromo Claudio Poleselli. «Su questo asfalto ci sono nato e cresciuto»

di Gabriele Tassi

In quella ’scollinata’ che porta alla Rivazza ti sale il cuore in gola. Un ’emozione che non smette di ripetersi giro dopo giro anche per chi il Circuito lo conosce come le sue tasche. Lo avrà percorso migliaia di volte Claudio Poeselli, il pilota della Safety Car dell’Atuodromo: 47 anni di onorato servizio con nelle orecchie il maestoso rombo dei motori. «E’ un tracciato ancora alla vecchia maniera, chi lo affronta per la prima volta si trova per forza a doverlo trattare con rispetto: è un attimo finire nella ghiaia». Claudio sarà in Autodromo anche questo weekend, dietro il volante della Lamborghini Huracan Performante arancione, a svolgere il servizio di safety car per la Formula Renault European che correrà prima della massima serie. Una storia che come sfondo ha avuto sempre le linee di partenza, il paddock e le barriere di gomme la sua, una storia che ha visto il circuito di casa diventare negli anni il centro del mondo motoristico, patire il dolore del 1994, cambiare volto per incrementare la sicurezza, e poi vedersi ’sfilare’ la F1 nel 2006, fino a quest’anno. «Nel 1973 iniziai a fare il servizio di pista come commissario al Ferrari, ancora prima dell’arrivo della Formula 1 – racconta –. Ero alle Acque Minerali con Zaccheroni, che a quei tempi era un po’ il ’babbo di tutti’». Ma la passione di Claudio è legata a doppio filo con i motori e la velocità. A 13 anni è il padre a metterlo sui kart, come è successo per tanti campioni del mondo. Ben presto si guadagna il titolo di ’Speedy’ «riadattato al dialetto romagnolo, ’spedì’, dall’inglese», spiega, e da lì in avanti cominciano le gare serie, tra l’allora Formula Italia e la Formula 3. In men che non si dica arrivano gli anni ’90, e Claudio viene ingaggiato anche dalla Clinica mobile per guidare l’automedica veloce, la prima che doveva essere sugli incidenti per portare medici e infermieri. «Ero su quelle macchine durante quel tragico weekend del 1994 in cui persero la vita Senna e Ratzenberger, giorni che non dimenticherò mai». Ma ci sono soprattutto bei ricordi nell’album di Poleselli: «Le vittorie di Schumacher, l’incredibile duello fra Villeneuve e Didier Pironi, gli anni d’oro dei Gran Premi». Il privilegio di chi su quel circuito «praticamente ci è nato. E’ un tracciato stupendo – prosegue –, con staccate da trecento all’ora, saliscendi e punti ciechi mozzafiato. Penso alla curva della Piratella, al tratto di pista che porta alla Rivazza, dove per qualche istante è impossibile vedere cosa ti aspetta. Ma in fondo è il gusto di guidare, di essere un pilota: mentre fai una curva pensi già a come affrontare quella successiva», un altro modo di vedere le cose, perché no, buono anche nella vita fuori dalla pista.


UFFICIO’ SU RUOTE

Una belva arancione da 640 cavalli

Era arrivata a luglio la Lamborghini Huracan per il servizio di pista

Era stata consegnata a luglio scorso a Formula Imola la nuova safety car per la stagione 2020. Una Lamborghini Huracan Performante griffata con i loghi dell’Autodromo. Un vero ’mostro’ da 640 cavalli che sostituisce le due precedenti auto utilizzate per il servizio: una Bmw M2 e una Mini Countryman. La supercar, con livrea arancione è il frutto di un accordo consolidato da anni tra le due eccellenze della Motor Valley. «La Lamborghini e l’Autodromo hanno da tempo un rapporto speciale – aveva detto Uberto Selvatico Estense, presidente di Formula Imola –. Ci fregiamo di essere la pista di prova della Casa di Sant’Agata e qui sul nostro tracciato si può ben dire abbiano preso forma e sostanza i sogni del Toro Lamborghini».


Formula Imola: «Abbiamo creato un modello»

Il presidente Selvatico Estense: «La nostra passione ci ha riportati in una vetrina mondiale. Ora lavoriamo per fare ancora di più»

di Francesco Moroni

«Un evento che ci riporta al centro del mondo, dove possiamo stare con pieno diritto». Uberto Selvatico Estense, presidente di Formula Imola, guida operativamente l’autodromo Enzo e Dino Ferrari e immagina un grande futuro per il circuito, guardando oltre la pandemia: «Tutti gli imolesi sognano di poter restare nel calendario della F1 anche il prossimo anno, se ci saranno le condizioni imposte dal Covid».
Questo, intanto, è un primo grandissimo risultato.
«Un accordo raggiunto con la Formula Uno Wolrd Championship grazie alla storicità del tracciato, che è e resta il nostro biglietto da visita. Nonostante tutto e la decisione sulla mancata presenza di pubblico, abbiamo messo in piedi un piano di vera sicurezza, sia per la logistica che per i servizi, ricevendo i complimenti da parte di tutti, Fia in primis. Un modello da esportare. L’entusiasmo è alto».
A distanza di 14 anni, i bolidi tornano a sfrecciare in autodromo. Che significato ha?
«Se dopo più di un decennio siamo nuovamente a questo livello, è frutto di una combinazione di fattori. Il nostro sistema territoriale ha reagito tempestivamente alle difficoltà, sia economicamente che per quanto riguarda l’organizzazione».
La chiave vincente, su tutte?
«Mi viene in mente la passione, perché i nostri cittadini vivono di questo e hanno restituito una grande risposta anche in termini mediatici, sostenendo le scelte politiche e supportando l’intero sistema».
Come aveva accennato durante una nostra intervista in concomitanza dei Mondiali di ciclismo, i progetti per l’autodromo raccontano di una struttura che vuole evolversi ancora, diventando sempre più un hub regionale e nazionale, non solo per lo sport e i concerti, ma per congressi, meeting, eventi fieristici.
«È così e non ci fermiamo. E rispetto all’ultimo aggiornamento, abbiamo intensificato ancora di più l’impegno, coinvolgendo altre grandi aziende del settore dell’intrattenimento, come Live Nation, e con queste stiamo cercando di ottemperare alle problematiche del momento legate alla pandemia».
In che modo?
«Le restrizioni anti-Covid hanno messo in ginocchio tanti operatori del settore e molte professionalità che gravitano attorno al mondo dei grandi eventi. Noi abbiamo fatto uno sforzo comune e trovato un accordo per gestire insieme il Gran premio di Formula Uno, un primo passo».
Uno sport come questo, se non altro, consente di correre meno rischi per quanto riguarda i contagi tra chi lo pratica.
«Tutto il motor sport, per definizione, è in grado di arginare i rischi portati dal Coronavirus. È uno dei pochi che può permetterselo, che consente il distanziamento di chi lo esercita e quindi può continuare a restare attivo senza temere uno stop o un grande default da un giorno all’altro, come invece può accadere per altre discipline o competizioni. Tutto questo, ci fornisce grandi opportunità per non smettere di lavorare e mantenere in vita anche determinati progetti legati all’autodromo e ai mesi che verranno».
Tornando al circuito e al Gran premio in sé, cosa vi aspettate?
«Siamo molto curiosi».
La voglia di tornare a vedere le monoposto all’Enzo e Dino Ferrari la fa da padrona?
«Sicuramente. In tanti si chiedono quale emozione proveranno i piloti tornando a guidare qui. Noi, dal canto nostro, ci interroghiamo su come potranno approcciarsi al circuito. C’è chi è venuto a saggiare il tracciato e a studiare l’asfalto, come Valtteri Bottas e Pierre Gasly».
Impressioni?
«Sono rimasti catturati, per quanto ancora parzialmente, dalla bellezza e dal fascino della pista e dell’autodromo stesso. Molti piloti non hanno ovviamente mai preso parte a gare imolesi din passato, essendo trascorsi diversi anni. E allora la curiosità è ancora maggiore, sia da parte loro che da parte nostra».
Uno spettacolo nello spettacolo, insomma.
«Una vetrina per tutti. Per i grandi campione dei motori, sì, ma soprattutto per gli imolesi».