Cutrone pronto a riprendersi la numero 9

L’attaccante viola è arrivato dalla Premier con tanta voglia di riscatto, deciso a rimanere a Firenze. Due mesi da vivere intensamente

di Giampaolo Marchini
FIRENZE

L’urlo di Cutrone. E quella voglia di tornare a essere determinante come quella rete segnata all’Atalanta in Coppa Italia alla prima con la maglia viola addosso. Dieci minuti o giù di lì di adrenalina pura e concretezza tanto da rasserenare i cuoi dei tifosi viola che anelavano – come la squadra del resto – per un gol su azione di un attaccante. Ma se cercate in Patrick un qualche filo di polemica o sorriso stiracchiato fino in fondo alla smorfia della bocca siete destinati ad aspettare. E parecchio. «Dico la verità – ebbe modo di sottolineare alla sua prima intervista da giocatore della Fiorentina –, io sono fatto in modo diverso e le migliori risposte cerdo di darle sul campo. Voglio ringraziare il Milan e il Wolverhempton per le opportunità: ogni mese e ogni giorno sono cresciuto come uomo e come calciatore. Onestamente penso partita dopo partita. Ho sempre fatto così cercando di migliorarmi sempre ». Filosofia che certo non ha abbandonato in questo periodo di stop forzato che lo ha visto lottare e sconfiggere anche il virus più pericoloso. E la rabbia è montata più che mai. Arrivato per guarire il ’mal di gol’ della Fiorentina si è trovato a lottare per guarire se stesso. Ora tutto sembra essere alle spalle e la sua attenzione e concentrazione è tutta puntata su questo finale di stagione anomalo, ma che Cutrone vuole vivere da protagonista assoluto per conquistarsi un ruolo importante non solo in questa Fiorentina, ma anche il quella che verrà, nonostante le voci di mercato che non lo riguardano direttamente, ma che invece coinvolgono altri attaccanti di spessore che potrebbero vestire prossimamente la maglia viola. Come detto, l’ex giocatore del Wolverhampton pensa solo a fare bene e a riprendersi la ’9’, anche se il suo numero è il 63, l’anno di nascita «Di mio padre al quale sono molto legato. La dedica dopo la mia prima rete in maglia viola era proprio per lui che mi supporta e mi sopporta », le parole di Cutrone dopo la prima rete in viola, in Coppa Italia, appunto. Il futuro di Cutrone è ancora tutto da scrivere. Comunque ricapitoliamo come dovrebbe essere l’intesa tra Fiorentina e Wolverhampton. I clun fine hanno trovato un’intesa che di fatto mette al sicuro l’investimento di entrambe le parti. Per 18 mesi, dunque, l’ex Milan resterà a Firenze, pagando il prestito – soluzione unica – di circa 3 milioni. Poi al termine del periodo la somma – obbligata – da versare nelle casse inglesi sarà di circa 16 milioni. Ma è stato qui che le due parti hanno iniziato a trattare inserendo nell’accordo la possibilità da parte dei Wolwes di esercitare la recompra anche prima della scadenza. Contro ’riscatto’ che la Fiorentina potrà compiere entro brevissimo tempo: cinque giorni. In altre parole una ’contro’ recompra. Un po’ come accade nel mercato degli atleti del Nord America, con le squadre che possono pareggiare le offerte che arrivano agli atleti in scadenza di contratto (restricted free agents, cioè con restrizioni contrattuali, ndr) da altre franchigie. Un modo, appunto per tutelare tutte le parti in causa. Cutrone continua a lavorare a testa bassa per convincere Iachini a dargli una maglia da titolare subito alla prima dopo la sospensione per il Covid-19 al Franchi contro il Brescia per rompere il digiuno che in sette partite in viola. Anche se non lo dice, gli manca il gol in campionato. In sette presenze (in 298 minuti di utilizzo) nessuna rete. «Sono contento quando la squadra vince e io non faccio gol. Poi è chiaro, mi piace sempre segnare, anche in allenamento». Proprio da queste poche parole si capisce che a Cutrone sta a cuore la vittoria della squadra. Ma come tutti i grandi attaccanti deve imparare anche a essere egoista, anche andando contro il proprio carattere.


Castrovilli da dieci in pagella e sulla maglia

Il centrocampo viola nelle mani del talento aspetta l’arrivo di Amrabat, ma può già contare sulle qualità del ragazzo pugliese

di Giampaolo Marchini
FIRENZE

«Ti ho visto crescere nella squadra viola, dove ho passato praticamente tutta la mia carriera. Ti auguro di poter ripercorrere quello che ho fatto io con la maglia numero 10». L’investitura per Gaetano Castrovilli è servita e non poteva essere diversamente, considerato che il solo ad avere la titolarità per farla è l’unico 10 viola per definizione: Giancarlo Antognoni. «Ti auguro di fare una brillantissima carriera, perché hai tutte le qualità per poterci riuscire», aveva detto proprio a Castrovilli l’attuale club manager viola non più tardi di un mese fa quando era diventata ancora più chiara la volontà della Fiorentina di puntare proprio sul talento pugliese, dandogli le chiavi del centrocampo viola. Un reparto che dalla prossima stagione potrà contare anche su Sofyan Amrabat, il 23enne marocchino che si è messo in luce quest’anno con la maglia del Verona e che è stato corteggiato a lungo dalle grandi del campionato, con la Fiorentina che però ha sorpreso tutti, assicurandoselo nel mercato di gennaio. Un contropiede finalizzato dalla coppia Barone-Pradè quando ormai semrbava che l’operazione fosse definitivamente tramontata. Ma la caparbietà della dirigenza viola e la disponibilità del giocatore ad abbracciare il club viola ha sbloccato la situazione e alla fine l’affare ha accontentato tutti. A iniziare dalla Fiorentina che potrà iniziare ad allestire un centrocampo di prima fascia. Questo però è il futuro. Il prresente, alla ripartenza del campionato. racconta di una linea mediana che, appunto, dipenderà molto (se non totalmente) dalle giocate del ’ballerino’ che ha incantato tutti con le sue doti da equilibrista del pallone. La sua stagione fino al momento dello stop era davvero da 10 in pagella. Come Antognoni, tanto per tornare al punto di partenza. Un paragaone per certi versi scomodo, per altri pesante, ma certamente stimolante e a Castrovilli le sfide sono sempre piaciute. In fondo la sua vita calcistica è stata una sfida e un percorso con salite e tornati da affrontare con la determinazione di uno scalatore. «Il paragone con Antognoni è bello quanto pesante – ebbe modo di replicare così ai complimenti della leggenda viola – mi riempie di orgoglio sono fortunato di avere lui vicino, lo ringrazierò, incrocio le dita e spero di ripercorrere la sua carriera. Intanto devo ringraziare Montella e i compagni che hanno creduto in me. Mentre Iachini vuole che sia più concreto, faccia più assist e più gol». Parole che confermano quanta umiltà ci sia nel Dna del ragazzo, pronto a non dimenticarsi di chi ha avuto fiducia nelle sue qualità e di chi lo ha aiutato a sviluppare il suo talento sul campo. Nel mirino da tempo di vari club, compresi Juve e Inter, ha risposto così alle voci di mercato: «Firenze è una città bellissima ed esigente, da quest’anno abbiamo un presidente molto ambizioso come Commisso e c’è un bellissimo progetto, la Fiorentina saprà realizzare grandi cose». Non serve aggiungere altro alle parole di Castrovilli che punta a chiudere la sua prima stagione da protagonista continuando sulla falsariga di quanto fatto fino a quando è stato possibile giocare a calcio.


LA CARRIERA

Da Minervino fino alla serie A

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Gaetano Castrovilli è nato a Canosa di Puglia il 17 febbraio del 1997 e ha iniziato a giocare a 9 anni nella squadra della città dove vive: il Minervino. Poi è notato dagli osservatori della Bari, che lo portano nel capoluogo a 11 anni. A 18 esordirà in prima squadra e da quel momento la sua ascesa sarà costante. Nel 2016 viene prestato proprio alla Fiorentina per giocare un «Viareggio» e il club viola lo compra nel 2017, per poi girarlo due anni alla Cremonese. Il ritorno a Firenze è storia di ora.


Il reparto

La difesa ha trovato il suo ministro
Pezzella leader di un gruppo unito

L’argentino ha attirato l’attenzione di tanti club ma pensa solo a chiudere la stagione al meglio

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Al centro delle voci di mercato. E’ il destino dei giocatori importanti, e German Pezzella non sfugge a questa regola. «Nel calcio non si può mai affermare nulla con certezza. Ma non ho mai nascosto che Firenze e la Fiorentina sono nel mio cuore. Qui sto davvero bene, ho trovato la mia dimensione ideale». Parole rilasciato proprio a questo quotidiano di recente, anche se poi gli intracci del mercato possono disegnare scenari ai quali nessuno potrebbe o vorrebbe pensare. In Italia ha tanti estimatori, così come all’estero e questo non è un segreto come non è una novità che lui abbia in mente solo la Fiorentine e un finale di stagione che vuole vivere da protagonista. Poi si vedrà. Adesso il Brescia, il primo avversario alla ripresa di un campionato stano e che lo ha visto suo malgrado protagonista, considerato che ha dovuto fare i conti anche lui con il virus. Esperienza che lui ha riassunto con la consueta franchezza: «Mi è rimasta la paura iniziale, la consapevolezza che bisogna stare molto attenti, che non bisogna sottovalutare nulla ma anche l’affetto di tutte le persone che mi sono state vicine, i miei familiari, la società, tutti. Mi rimane la forza che mi sono fatto e che mi hanno dato tutti. E mi rimane una grandissima voglia di giocare a calcio». Una brutta parentesi vissuta con il carattere e la determinazione del leader, come lo è di questa squadra da quando il suo grande amico non c’è più: Davide Astori. Inutile parlare del rapporto con ’il capitano per sempre’. Due amici prima di essere due compagni e portare al braccio quella fascia che è stata di Astori è un qualcosa che a dato a Pezzella una forza incredbile. Parziale consolazione di una tragedia che non si potrà mai cancellare.


La storia

Lorenzo Chiti in ascesa
Dal Tau alla maglia viola

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Quando i sogni si realizzano: Lorenzo Chiti, classe 2001, per quattro anni difensore centrale del Tau Calcio Altopascio – Centro di formazione Inter, è finalmente sbarcato nella prima squadra della Fiorentina, in A. Il sogno che diventa realtà. Dopo il periodo in amaranto, Lorenzo ha giocato una stagione all’Aglianese e una nella Primavera viola: grazie al suo impegno si è fatto notare e mister Iachini lo ha voluto in squadra alla ripartenza del campionato. «La storia di Lorenzo, fatta di sacrifici, determinazione e abnegazione – commenta il responsabile dell’area tecnica del Tau Calcio Altopascio, Dante Lucarelli – è l’esempio che i sogni si possono realizzare. Lorenzo ha compiuto un lungo percorso».


Iachini si gioca tutto: le 12 fatiche di Beppe

Il messaggio di Commisso sulla panchina del futuro e l’orgoglio dell’allenatore. Appuntamento ad agosto, nonostante le mille voci

di Riccardo Galli
FIRENZE

Dodici sfide per mandare un messaggio (forte e chiaro) al futuro. Un futuro che Beppe Iachini vede e vuole ancora tutto colorato di viola. E non, sia chiaro, solo perché lo dice il contratto firmato davanti a Commisso subito dopo lo strappo con Montella. Iachini, insomma, affronta questo spicchio di campionato post- emergenza Covid con due obiettivi. Primo, portare la Fiorentina il più alto possibile; secondo, convincere i vertici della società a puntare ancora su di lui per il futuro. Per la prossima stagione, magari oltre, andando così oltre il giugno dell’anno che verrà. Questi gli obiettivi di Beppe dopo che Commisso in persona, nel Rocco-day, in diretta dagli States, ha voluto far capire a tutti che il domani di Iachini passerà davvero ed esclusivamente per il rendimento e i risultati della squadra nelle prossime dodici partite. Vuole la salvezza, Commisso e vuole anche divertirsi un po’. Poi – in tranquillità – deciderà che cosa fare con Iachini. Ci sono, insomma, margini preziosi per pensare che Beppe possa riprendere per mano la Fiorentina a settembre, quando si accenderà la stagione 2020/2021, ma è ampio anche lo specchio di situazioni che potrebbero spingere la Fiorentina a puntare su un nuovo allenatore. Il discorso è questo: se la squadra di Iachini dovesse correre rischi o arrivare a un risultato finale senza guizzi, Commisso e i suoi uomini mercato si faranno trovare pronti per far ripartire il progetto viola con un nuovo tecnico. La giostra dei nomi dei possibili candidati gira già da qualche tempo, ma tornando al lavoro di Beppe, oltre che quello sul campo, ha segnato – senza dubbio – un punto a suo favore anche il rapporto, strettissimo, con la squadra. Con i giocatori. Con lo spogliatoio. Iachini ha legato molto con il gruppo. Ha saputo portare dalla sua parte i senatori, ha capito qual è il metodo per esaltare la voglia di sognare dei giovani. Un mix, quello di Iachini, che ricorda da vicino anche il suo modo di essere al centro dello spogliatoio (oltre che della mediana, sul campo) quando indossava, da calciatore, la maglia della Fiorentina. I compagni dell’epoca, da Pioli a Orlando, tanto per citarne un paio, ricordano come Iachini, allora più semplicemente ’Iaco’, aveva già i tratti dell’allenatore. Della guida, dell’organizzatore del gruppo. Poi, arrivando alla sua carriera attuale, dopo anni di panchine qua e là per l’Italia, ecco arrivare proprio l’occasione della vita, quella della panchina della sua Fiorentina, della sua Firenze. «Questa città – disse il primo giorno con la tuta viola addosso – la sento come la mia seconda casa. Sono orgoglioso di allenare la Fiorentina. Ci tenevo e farò di tutto per fare bene». E per continuare quest’avventura che poi assomiglia da vicino a un sogno diventato realtà. Avanti, Beppe.


DOPO MONTELLA

Ha firmato un contratto fino al giugno del 2021

Beppe Iachini ha iniziato la sua avventura sulla panchina della Fiorentina, alla vigilia di Natale del 2019 (il 24 dicembre). Ha preso il posto di Vincenzo Montella e ha firmato un contratto per un anno e mezzo, e quindi in scadenza nel giugno del 2021. Se la Fiorentina dovesse scegliere un nuovo allenatore, Iachini rimarrà comunque sotto contratto con i viola.


I CANDIDATI

Da De Zerbi a Juric fino a Spalletti: che girandola

Tanti i nomi fatti per l’eventuale eredità di Beppe Iachini. Si parla di De Zerbi (Sassuolo) e Juric (Verona), ma rimane vivo il sogno di puntare la strada Spalletti (comunque sotto contratto con l’Inter fino al 2021).