LE URLA NEL SILENZIO
Spalti deserti negli, si giocherà ovunque a porte chiuse

Ammesse solo trecento persone a partita (calciatori e staff tecnici compresi). Pochissimi i posti riservati a giornalisti e fotografi

di Ilaria Checchi
MILANO

«La gioia di tornare in campo la voglio condividere con tutti coloro che amano questo sport. Lo stadio vuoto non piace a nessuno, ma è molto peggio non giocare». Questo il pensiero del presidente della Figc Gravina che, condivisibile o meno, anticipa quello che sarà lo scenario che attende il calcio italiano nei prossimi quaranta giorni. Stadi vuoti in tutta Italia, o per meglio dire, quasi vuoti: il protocollo della Figc, infatti, autorizza 300 persone totali ad avere accesso agli impianti sportivi in occasione degli incontri di gioco dividendo lo stadio in tre parti (area tecnica, spalti ed esterno) ma di queste nessuna può appartenere alle tifoserie. Tra giocatori, arbitro e assistenti, staff medico, addetti ai servizi di pulizia, agenti delle forze dell’ordine, steward, raccattapalle, rappresentanti di Lega e antidoping e, infine, tutto il reparto dedicato ai media (tv, giornalisti, fotografi, operatori) il numero massimo consentito si raggiunge velocemente: al momento le curve di Atalanta, Brescia, Inter e Milan saranno inibite al pubblico ma alcuni club stanno già portando avanti iniziative per far sentire i giocatori in campo meno soli. I bergamaschi hanno già effettuato una partitella nello stadio vuoto per familiarizzare con un ambiente che accompagnerà gli atalantini, come tutti gli altri, nel tour de force che li attende: i tifosi della Dea, come i cugini del Brescia, si sono però dimostrati contrari alla ripartenza del campionato. Nessuna voglia di tornare a tifare, dopo la grave emergenza Coronavirus che ha colpito le loro zone. C’è chi invece, come la Lazio, metterà in atto una coreografia ispirata dal Borussia Monchengladbach tramite l’iniziativa «Tu non sarai mai sola»: tutti i tifosi potranno essere rappresentanti dalle loro sagome cartonate che andranno a riempire i seggiolini dell’Olimpico. I biancocelesti potranno scegliere il settore, il posto e la fila che solitamente occupano o che gli piacerà occupare per il finale di campionato e, se si dovesse continuare a giocare, anche per il campionato 2020/21 e per le competizioni europee. Inter e Milan si affideranno entrambi a proiezioni grafiche tramite led addizionali e poi immagini virtuali con l’aiuto dei vari broadcast per rendere San Siro meno vuoto e triste mentre la speranza di Gravina di poter arrivare a un piccolo compromesso entro la fine del campionato permane, così come quella di Infantino che, parlando alle 211 Federazioni della Fifa, si è augurato di «riportare i tifosi negli stadi il prima possibile in sicurezza». Lo stadio chiuso rappresenta anche una perdita di indotti inattesa per tutti i club (senza contare gli incassi provenienti da musei e negozi interni allo stadio per chi ce li ha) che va sanata. Ad oggi qualche spiraglio di luce si intravede, con la sottosegretaria alla Salute, Sandra Zampa, che rilancia: «Riaprire gli stadi sulla scia di cinema e teatri? Piacerebbe anche a me, credo ci si possa lavorare, con un arrivederci simbolico in uno stadio aperto magari per la partita conclusiva del campionato». L’idea di aprire alcuni settori (curve a parte in quanto zone di vero assembramento) mettendo in vendita meno della metà dei biglietti a disposizione metterebbe una piccola toppa nelle casse societarie e permetterebbe di non vedere più stadi totalmente vuoti e silenziosi.


CODACONS

«Rimborsare i tifosi
Class action in vista»

Il Codacons chiede che gli abbonamenti agli stadi vengano rimborsati dalle società che devono giocare a porte chiuse per l’emergenza “pandemia“. L’associazione dei consumatori già a marzo, quando si parlava di “stadi chiusi per colpa dei tifosi violenti“, ha diffuso una nota sugli spalti blindati: «I tifosi che hanno stipulato contratti di abbonamenti allo stadio per seguire la propria squadra del cuore, e che adesso non potranno più accedere agli impianti a causa del regime di “porte chiuse“ col quale si disputeranno gli incontri di calcio, hanno diritto al rimborso della parte di abbonamento non usufruito». Ora il problema è più ampio, coinvolge lo sport ma pure turismo e spettacolo: «Chi ha acquistato un biglietto per un evento che non sarà replicato ha diritto alla restituzione di quanto pagato». Non sono da escludere “class action“.