Un circuito da campioni

Tecnico e difficile dal Tamburello fino alla Villeneuve

di Enrico Agnessi

Ogni curva è una pagina di storia della Formula 1: non c’è metro di asfalto che non abbia visto protagonista, in un quarto di secolo di Gran premi, le leggende di questo sport. Tra sorpassi, liti furiose e purtroppo anche incidenti fatali. La sintesi per raccontare la pista di Imola, intitolata a Enzo e Dino Ferrari, viene fin troppo facile. Inserito in un contesto urbano che lo rende unico nel suo genere, circondato da quel parco delle Acque minerali noto per essere il polmone verde della città, il tracciato in riva al Santerno è roba per ‘manici’ di spessore. Molto tecnico, difficile da interpretare, con curve e staccate complesse. Fare un giro qui vuol dire percorrere un viale dei ricordi lungo cinque chilometri. Dopo la partenza, anticipata di qualche metro rispetto al solito proprio per il ritorno della F1 a 14 anni dall’ultimo Gp, ecco il Tamburello, la Variante Villeneuve e la Tosa. A quel punto, su in salita fino alla Piratella, per poi scollinare alle Acque minerali; altro tratto complicatissimo. E ancora la Variante Alta, per poi andare giù dritto al cospetto della Rivazza, storico tempio dei tifosi della Ferrari destinato purtroppo a rimanere senza i fedelissimi del Cavallino in questo weekend a porte chiuse. Il tracciato odierno è molto diverso da quello affrontato dai piloti fino al 1994. La morte di Ayrton Senna e Roland Ratzenberger portò a varie modifiche della pista, con l’obiettivo di una maggiore sicurezza. La curva del Tamburello, in particolare, dove già negli anni Ottanta si era sfiorato il dramma in varie occasioni, diventò una variante: unica soluzione possibile per rendere meno pericoloso un tratto alle spalle del quale c’è il fiume. Rivoluzionata anche la Villeneuve, con relativa riduzione di velocità anche in vista della staccata della Tosa. Cambiarono in parte volto pure le Acque minerali e la Rivazza. Qualche anno più tardi, un intervento ancora più massiccio riguardò la Variante Alta. Persa la Formula 1, nel 2006, altra rivoluzione curata, fino a settembre 2007, dal noto architetto tedesco Hermann Tilke, specializzato nella realizzazione dei circuiti automobilistici. Viene ricostruita l’intera zona box (ma resta in piedi la mitica torre ex Marlboro) e cambia completamente anche la Variante Bassa. Nell’agosto 2011 ecco la riasfaltatura del manto stradale, operazione che riguarda il 70% di un tracciato sul quale però diventano nel frattempo di casa le moto della Superbike, anziché le monoposto del Circus. Il resto è storia recente. I lavori portati avanti nei mesi scorsi in corrispondenza della via di fuga alla variante Villeneuve, campione canadese ricordato in quella zona anche da un bel monumento. E ancora tanti piccoli accorgimenti, arrivati dopo che a giugno il tracciato si era visto confermare dalla Fia l’omologazione di grado 1, e il successivo sopralluogo del direttore di gara ufficiale, Michael Masi, per ospitare al meglio il ritorno di un evento atteso quasi tre lustri.


Dalla città all’arte

L’autodromo è diventato un grande museo

L’ultima prova d’amore è di pochi giorni fa, quando il centro storico si è illuminato delle sue frasi appese tra i palazzi nobili attorno al Municipio. «Se una persona non ha più sogni, non ha più alcuna ragione per vivere – si può leggere al tramonto su via Appia – . Sognare è necessario, anche se nel sogno va intravista la realtà. Per me è uno dei principi della vita». È un sentimento di affetto lungo oltre un quarto di secolo quello che lega Imola ad Ayrton Senna. La storia dello sfortunato pilota brasiliano, rimasto vittima di un incidente nel Gran premio di Formula 1 di San Marino del 1994, è diventata leggenda nella città sul Santerno. Qui il campione di San Paolo viene ricordato ogni anno, il 1° maggio, con una messa alla curva del Tamburello. E ogni lustro si organizzano dei tributi, con iniziative e appuntamenti ai quali partecipano i grandi protagonisti del Circus che fu, per onorarne al meglio la memoria. Dalle parti dell’Enzo e Dino Ferrari praticamente tutto parla di Senna. Il volto del campione di San Paolo è sulla facciata principale del museo del circuito, che fino alla scorsa primavera ha ospitato una bello mostra a lui dedicata. Il murales è stato dipinto in occasione del 25esimo anniversario della scomparsa di Senna da Eduardo Kobra, street artist brasiliano autore di un’opera analoga nel suo Paese. Ma l’immagine del pilota è anche in una grande foto sulle gradinate di una tribune centrali dell’Autodromo e, soprattutto, nel ‘suo’ angolo nel parco delle Acque Minerali. Il Tamburello è distante alcune decine di metri: qui, all’interno delle recinzioni che si affacciano direttamente sulla pista, c’è la statua dell’artista Stefano Pierotti. Attorniata da bandiere, fiori e bigliettini carichi di affetto, raffigura un Senna malinconico; con il capo chino. Forse l’immagine più autentica, soprattutto se si pensa alle ore di avvicinamento al Gp di quel drammatico weekend del 1994 aperto dalla morte di Roland Ratzenberger, di un campione che questa città ha da tempo scelto come proprio figlio adottivo.

Enrico Agnessi