ARBITRI, PIÙ TUTELA
Nessun contatto prima della partita
Allo stadio si va da soli

La ripartenza dei nostri “fischietti“: il “protocollo” che dovranno seguire spiegato a Coverciano. Il modello tedesco resta quello da imitare

di Giulio Mola
MILANO

Cento giorni di inattività sono tanti. Per i calciatori, certo, ma pure per gli arbitri, costretti a scendere in campo proprio nel periodo in cui solitamente si godono le meritate vacanze. E invece questa anomala vigilia della ripresa del campionato è stata vissuta dai “fischietti“ nostrani come se si fosse tutti in una grande comunità: la struttura di Coverciano (destinata nel pieno della pandemia alla cura dei malati meno gravi di Covid-19) è stata sanificata e riaperta per loro (con raduni in più fasi, programmati per ruoli e categorie). Il 3 giugno scorso si sono radunati i 22 arbitri della CAN A e 15 della CAN B assieme a Nicola Rizzoli, designatore derogato oltre il 30 giugno prossimo, data nella quale si sarebbe dovuta chiudere la stagione sportiva dell’AIA. Subito tutti i direttori di gara sono stati sottoposti a tamponi (fortunatamente risultati negativi) e alle visite mediche di rito per certificare l’idoneità agonistica. Poi, fino a mercoledì 10 giugno, mini-preparazione di gruppo (nel frattempo si erano aggiunti anche gli assistenti della Can di A) finalizzata al ritorno in campo. Un bel sospiro di sollievo l’aver saputo che gli arbitri presenti risultano tutti abili ed arruolati per la ripresa del campionato. L’emergenza sanitaria ha portato ovviamente a dei cambiamenti “logistici“, dentro e fuori Coverciano: solitamente ogni stanza del Centro Tecnico Federale accoglie due arbitri ma per adesso ad ogni direttore di gara è stata assegnata una stanza singola (e lo stesso avverrà per gli assistenti e per gli associati della CAN B) delle 54 a disposizione. Non solo: per limitare i contatti ritenuti non necessari, per gran parte del tempo gli arbitri in ritiro sono rimasti “isolati“. Non durante gli allenamenti, ovviamente, che sono stati comuni per tutti ma senza esercizi con “contatti diretti“. Un’altra novità è emersa dalle riunioni, svoltesi in videoconferenza, collegando ogni arbitro dalla propria stanza via portatile. Fra gli addetti ai lavori in tanti si sono chiesti: “Ma dal 10 di giugno in poi (cioè da quando la “riunione“ collegiale di Firenze è terminata), come si potrà sapere se qualcuno è stato contagiato dal virus?”. Molto probabile che venga utilizzato il sistema tedesco, visto che la Bundesliga (primo torneo a riprendere in Europa) sotto tanti punti di vista è un modello per tutti. In Germania le designazioni vengono pubblicate il giovedì (almeno per l’anticipo del venerdì) ma rimangono ufficiose fino a tre ore e mezza circa prima dell’inizio della gara. Questo perché arbitri, assistenti ed addetti al VAR vengono sottoposti a tampone di controllo la mattina stessa della gara in una struttura attrezzata per l’occasione nella città in cui è programmata la partita. Nel caso in cui dovesse risultare positivo un solo componente della squadra, la squadra arbitrale potrebbe non essere cambiata completamente dato che, anche per spostamenti, pernottamenti, cena e colazione, sono in vigore norme molto rigide. A questo proposito va ricordato che i viaggi, nel caso in cui sia possibile, vanno organizzati singolarmente in autovettura (magari arbitri residenti nelle isole verranno utilizzati meno in campo e di più al Var). Per quel che riguarda invece le designazioni la sensazione è che si cercherà di scegliere gli arbitri come di consuetudine in base alla partita. «La priorità – spiega Rizzoli – è avere l’arbitro giusto per la partita giusta anche se dovremo tenere in conto di come arriveranno allo stadio ». E ovviamente anche per ciò che riguarda la partita vera e propria il modello resterà quello tedesco,. Non ci saranno contatti con dirigenti e calciatori prima della partita, per quanto possibile ogni elemento della squadra arbitrale verrà assegnato ad uno spogliatoio singolo, i rituali pre-gara (saluto alle squadre del quarto ufficiale, per esempio) non ci saranno, così come verrà abolito temporaneamente il saluto tra calciatori e tra calciatori ed arbitri. «Si potrà comunque dialogare tranquillamente avendo rispetto per il direttore di gara: quindi confronto tra due persone, non uno contro quattro. Il rispetto parte proprio dalla distanza». Così Rizzoli immagina il calcio post-coronavirus, almeno in campo. Nella sala Var, invece, «ci saranno solo tre figure invece di quattro, così aumenteranno le distanze interpersonali. All’interno della cabina di regia, distanziati da plexiglass e con guanti e mascherine, ci saranno Var, Avar e operatore mentre lo spotter, che comunicava con la regia, rimarrà all’esterno».