Come si cambia per la F1

Dalle protezioni fino ai sassolini, il Mugello ridisegna la pista

Il direttore Antonio Canu: «Tenete d’occhio le curve
Casanova-Savelli e la Scarperia, lì vivremo le emozioni più forti e si farà la differenza»

di Riccardo Galli

Sicurezza, staccate, il ruolo della safety-car, ma anche il punto più spettacolare del tracciato e i numeri (da record) dell’esercito che in questo week end sorveglierà lo sbarco della Formula Uno al Mugello. E allora eccoli – e sono tutti da raccontare e da scoprire – i segreti della pista toscana. Segreti raccontati da Antonio Canu, il direttore di pista e ovviamente direttore di gara del Gp della Toscana- Ferrari 1000. E’ lui che darà l’ok per schiacciare il pulsante del semaforo verde del via alla corsa ed è sempre lui, l’uomo con la bandiera a scacchi che saluterà il vincitore e l’ordine d’arrivo del Gp. Così, dopo decine di appuntamenti con la MotoGp, fra i trionfi di Valentino e il rombo unico delle Ducati, Canu, spiega come e dove il Mugello ha cambiato volto per accogliere la Formula Uno.
Direttore, tecnicamente, parlando di sicurezza, qual è la differenza più importante fra una gara di MotoGp e una di F1?
«Le protezioni lungo la pista. Quelle per la Formula Uno sono molto diverse e superiori. Alle protezioni diciamo ’normali’, sosono stati applicati pacchi di gomme unite fra loro, indispensabili per avere l’omologazione dalla F1. Servono per migliorare e attutire l’impatto che ovviamente è molto diverso fra quello di una moto e quello di un bolide di Formula Uno».
Avete ’ritoccato’ anche le vie di fuga?
«Quelle del Mugello sono eccellenti e non c’è bisogno di prolungamenti o ampliamenti. Certo, rispetto alla MotoGp abbiamo cambiato la densità e l’altezza della ghiaia».
Perché?
«Le spiego. Per una moto che finisce lungo e va fuoripista è indispensabile trovare una densità della ghiaia… soffice. La ghiaia deve servire a smaltire la velocità di una moto e permettere al pilota di cercare di controllarne la traiettoria. Per una F1, come per le auto in generale, la ghiaia ha una finalità opposta: deve fermare la corsa del mezzo. E quindi, in attesa del Gp abbiamo alzato il livello e reso più solito il tappeto dei sassolini sulle vie di fuga».
Rimaniamo fuori pista: cambia tutto rispetto alla MotoGp anche in caso di incidente?
«Sì, si tratta di situazioni assolutamente diverse. In una gara di moto, per risolvere l’uscita di un pilota ho bisogni di quattro, cinque commissari di gara bravi che volano sul posto, mettono la situazione in sicurezza. Nel frattempo la gara puoi controllarla con le bandiere che indicano il grado di rischio in un determinato punto».
E per un incidente di F1 che cosa dovrà fare?
«Abbiamo piazzato a ogni curva del circuito uno o due mezzi per il recupero di auto incidentate. Mezzi che nella MotoGp non sono previsti. E poi in F1 è la safety-car a dettare i tempi della ripresa della gara, non le bandiere».
Sarà lei a ’chiamare’ e poi far rientrare la saferty-car?
«Quello spetta agli uomini della ’race control’. Io dovrò comunicare loro che l’operazione di recupero e messa in sicurezza è finita e che quindi, per quanto riguarda le mie responsabilità si può ripartire».
A proposito di responsabilità, nella sua riunone tecnica prima di accendere il week end del Gp della Toscana-Ferrari 1000, eravate in tanti…
«Dice?» (sorride ndr)
L’esercito degli addetti alla pista del Mugello sfiora le 500 persone no?
«Esattamente. Lungo il tracciato ci sono 250 commissari di pista, mentre solo quelli sulla pitlane sono 45. Poi il numero cresce con il personale antincendio, 80 persone e lo staff medico: 90 unità».
Canu, la pista del Mugello è casa sua: dove dobbiamo aspettarci le cose più belle?
«Non ho dubbi. Tenete d’occhio le curve Casanova-Savelli e la Scarperia. Lì, chi ha pelo sullo stomaco farà la differenza ed in questi settori del tracciato che sono sicuro si vivranno le emozioni più forti del Gp».
Bella sensazione vero veder sfrecciare le Ferrari o quel campione assoluto che è Hamilton nel tempio di Valentino e della MotoGp?
«Si tratta di un’esperienza sicuramente preziosa e importante per noi e per chi sa quanto vale davvero questa pista a livello mondiale. Sia nel motociclismo, sia nelle quattro ruote».
Giovedì c’è stato l’incontro con i piloti e la ’race control’: tutti curiosi di scoprire il Mugello?
«Di scoprirlo sì, ma soprattutto di provarlo. Di accendere il motore e tuffarsi in pista». Buon divertimento.


MISURE SPECIALI

Piloti nella «bolla» e accessi filtrati

Niente paddock aperto per tutto il week end nel rispetto (come accade in tutte le tappe del Mondiale) del protocollo di sicurezza anti-Covid. L’accesso ai box e alla pista (oltre agli alloggi e ai motorhome dei team) dei piloti sarà all’interno di una ’bolla’ impenetrabile e controllata da personale addetto.