Così tutta Bergamo vuole rialzare la testa

La città è stata la più colpita dalla pandemia. La Dea, dopo tante lacrime, è pronta a tornare in campo per far gioire la sua gente

di Fabrizio Carcano
BERGAMO

«Quando torneremo in campo avremo stimoli ancora maggiori di prima». Basta questa frase, pronunciata più volte da Gian Piero Gasperini nelle varie interviste rilasciate nelle ultime settimane, per fotografare lo stato d’animo di un’Atalanta che affronta la ripresa del campionato e la volata finale della serie A, e a seguire ad agosto della Champions League, con qualcosa di diverso da tutte le altre squadre. È l’orgoglio, la forza e il cuore grande e matto di Bergamo, la città simbolo dell’incubo Covid 19, la Wuhan italiana, la provincia falcidiata dal maggior numero di decessi in assoluto. La gente sotto le Orobie non ha ancora finito di piangere, le cicatrici sono ancora fresche. E l’Atalanta, e i giocatori sono i primi a saperlo, rappresenta il simbolo della rinascita e della ripartenza di una comunità e di un territorio che un destino quanto meno cattivo ha deciso di portare dal sogno all’incubo nel giro di qualche giorno. Riavvolgendo il nastro si torna indietro di quattro mesi: il 15 febbraio la Dea batte la Roma al Gewiss Stadium nel confronto diretto per la Champions e si issa a più sei sui giallorossi, con l’aggiunta del confronto diretto favorevole: in pratica il quarto posto è blindato. Quel sabato notte in città si fanno i caroselli. L’Atalanta sta volando, è una macchina da guerra e il suo popolo è in festa: quattro giorni dopo l’apoteosi contro il Valencia, a San Siro, con 45mila bergamaschi pazzi di gioia sugli spalti. Bergamo è oltre il sogno: quarto posto e quarti di finale di Champions in tasca. Ma l’incubo è già iniziato. Nessuno può sapere che il maledetto virus sta girando nell’aria, che gli abbracci dopo i gol contro la Roma e contro il Valencia, che i bicchieri passati di bocca in bocca, che stare assiepati sui seggiolini, si rivelerà una trappola crudele moltiplicando i contagi. Per parlare della ripresa dell’Atalanta bisogna ripartire da qui e da quella gara surreale a Valencia, quando il virus infuria anche in Spagna, mentre a Bergamo non ci sono più i posti in ospedale. Tutto questo vale solo per l’Atalanta, che adesso vuol giocare per il suo popolo. Con due idee. Ammazzare subito la corsa Champions battendo il Sassuolo nel recupero del 20 giugno e poi cercando di fare bottino pieno il 24 in casa contro la Lazio e tre giorni dopo a Udine, sperando in qualche passo falso della Roma che se dovesse scivolare a meno otto o meno nove potrebbe mollare psicologicamente. Facendo risparmiare energie a luglio a Gomez e compagni, in vista dell’occasione della vita: i quarti di finale ad agosto di una Champions League che si annuncia anomala, con le due tedesche ferme da sette settimane, con le due francesi ferme da marzo, con tanti top player infortunati o non al meglio anche nei club sulla carta ancora favoriti. Oggi sembra una follia, ma a Zingonia nel quartier generale nerazzurro ci credono in tanti anche se nessuno lo direbbe mai ad alta voce. E ci credono i tifosi nerazzurri. Prima però c’è il campionato. Tredici partite in quarantadue giorni, con un solo vero nemico: gli infortuni, sempre per il discorso legato alla Champions. Con la nuova formula dei cinque cambi Gasp è a posto: Caldara cambio in difesa, Castagne cambio degli esterni, Malinovskyi e Pasalic cambi dei centrocampisti, Muriel cambio in attacco. E avanza pure il 26enne mediano francese Tameze, arrivato a gennaio e tutto da scoprire anche se ha grande esperienza in Ligue 1, per avere una scelta in più a centrocampo. Poi ci sono i giovani, l’esterno tedesco ventunenne Lennart Czyborra potrebbe aumentare le rotazioni sulle corsie, il ventenne centrale croato Bosko Sutalo fare qualche apparizione in difesa come il ventenne milanese Raoul Bellanova, prelevato a gennaio dal Bordeaux. E poi c’è il gioiello Amad Traoré, 18 anni a luglio, una rete all’Udinese a ottobre, tre presenze in A: a livello giovanile è un fenomeno, ora Gasp potrebbe lanciarlo insieme al ventenne gambiano Ebrima Colley, bomber della Primavera. Le alternative ai titolari. Anche se la Dea, rispetto ai mesi invernali, ha un acquisto in più: Duvan Zapata, assente per un infortunio muscolare da ottobre a gennaio, assente in quasi tutta la Champions: i suoi compagni hanno imparato a vincere senza di lui. Ma quando c’era, a settembre, aveva segnato sette gol in otto gare e quando ha ripreso, a febbraio, ne ha messi cinque, di cui tre a Lecce nell’ultima gara prima dell’interruzione, in uno stellare 7-2 in terra salentina. La Dea vuole ripartire da qui, da cinque vittorie consecutive nell’ultimo mese a Firenze, con la Roma, a Lecce e nella doppia sfida di Champions contro il Valencia, con venti gol segnati in cinque gare. Prima uno sfortunato 2-2 casalingo contro il Genoa ed un roboante 7-0 sul campo del Torino. Roba da ventinove gol in sette partite. Una macchina da gol e da risultati. L’unica incognita è che lo stop possa aver indurito i muscoli che a marzo erano al top della forma. Ma le indicazioni nelle sei settimane di allenamenti a Zingonia sono state positive: i giocatori atalantini, quasi tutti rimasti a Bergamo durante il lockdown, hanno lavorato bene in smart working e sono ripartiti senza problemi alla ripresa degli allenamenti. «Questa stagione è stata spezzata da una tragedia e troveremo un calcio diverso. Non dobbiamo cercare alibi e dobbiamo fare il meglio possibile», ha spiegato Gasperini durante il mese di giugno. Ricordando a tutti che la sua Dea avrà una marcia in più nella testa e nel cuore: per la sua gente e per tutta la città di Bergamo.