Imola, l’Italia chiamò
Impresa di De Angelis nell’85, di Patrese l’ultimo trionfo nel ’90

Riccardo si prese una grande rivincita sull’83: quando era in testa ma finì fuori pista a vantaggio del ferrarista Tambay con ovazione del pubblico

di Leo Turrini

Ci sono due nomi italiani nell’albo d’oro del Gran Premio di Imola. Due nomi che rimandano a storie struggenti, con epilogo tragico per uno dei protagonisti. Elio De Angelis, classe 1958, veniva da Roma. Rampollo di una famiglia benestante, sin da bambino si era innamorato delle corse. Era veloce e il suo talento, sul finire degli anni Settanta, era già sul taccuino di Enzo Ferrari. Ma al dunque il Vecchio gli preferì Michele Alboreto e così Elio si costruì una carriera oltre Manica. Non con un marchio qualsiasi: il romano guidava una Lotus, la mitica monoposto del funambolico Colin Chapman. Nel 1985, De Angelis aveva come compagno di team un certo Ayrton Senna. Non certo il socio più comodo! Ma nel confronto Elio non sfigurava. Quell’anno, a Imola, il brasiliano conquistò la prima delle sue tante pole position al Santerno. La gara, però, raccontò una storia diversa. Per le regole di allora, chi guidava doveva essere bravo a gestire i consumi. Andare… troppo forte implicava il rischio di restare a piedi. Capitò proprio a Senna e anche ad altri piloti. De Angelis ebbe il merito di non sprecare carburante. Tagliò il traguardo in seconda posizione, ma la McLaren di Alain Prost fu trovata sotto peso dai commissari e venne squalificata. Elio trionfò a tavolino e balzò in vetta al mondiale. Quella fu la sua ultima vittoria in Formula Uno. Un anno dopo, nel 1986, il romano aveva cambiato scuderia. Dalla Lotus era passato alla Brabham di Bernie Ecclestone. Il suo compagno di squadra era Riccardo Patrese. De Angelis perse la vita per le conseguenze di un terribile incidente sul tracciato francese del Paul Ricard, durante dei test privati. Per Patrese, che era un buon amico del romano, fu uno shock. Nel 1990, a Imola un mare di gente aspettava il grande duello tra la McLaren di Ayrton Senna e la Ferrari del neo acquisto Alain Prost. Pochi badavano alla Williams di Riccardo. Il pilota veneto aveva un rapporto complicato con il circuito intitolato ad Enzo e Dino Ferrari. Tutta colpa di un precedente datato 1983. In quella occasione, Patrese con la Brabham era lanciato verso il successo. Ma uscì di pista nel finale e la vittoria andò al più vicino inseguitore, il francese Tambay. Costui guidava una Rossa e il pubblicò celebrò con… un boato il kappao del pilota italiano! Non esattamente una bella scena, costata grande sofferenza emotiva a Riccardo. Ma nel 1990 venne il momento di pareggiare i conti con la Storia: Patrese si impose meritatamente e finalmente fu salutato dalla ovazione di Imola. Meglio tardi che mai.


Le schede

Elio quanta gavetta fino a Senna
Riccardo l’italiano volante della F1

Uno dei piloti «paganti» della F1 anni ’80. Elio De Angelis, sedotto e abbandonato da Enzo Ferrari che lo aveva inserito nel programma giovani della Scuderia. Al suo primo anno, 1979, sborsò 25 mila dollari a Gp per correre con la Shadow. Soldi che si procurò da solo, grazie agli sponsor. Nel 1980, il passaggio in Lotus. Divise il box prima con Andretti e poi con futuri iridati, Mansell e Senna. Nell’82, la prima vittoria per cinque centesimi su Keke Rosberg, nel Gp d’Austria. Nell’84, 3° posto finale, miglior risultato in carriera. L’anno dopo la vittoria a Imola, la sua ultima. Nell’86, il passaggio alla Brabham dove divise il box con Riccardo Patrese, di cui diventò grande amico prima dell’incidente fatale al Paul Ricard. Durante una sessione di test privati, lo schianto contro un muro. Jones e Mansell si fermarono per aiutarlo e Prost cercò di tirarlo fuori dalla macchina in fiamme. Morì il giorno dopo all’ospedale di Marsiglia per il distaccamento della colonna vertebrale. Patrese, con De Angelis, condivide la vittoria a Imola (1990) e un compagno di squadra, Mansell, iridato nel 1992. Lui, con l’altra Williams, arrivò 2°, miglior risulato in F1. Patrese si avvicinò ai motori grazie al fratello Antonio, futuro ingegnere dell’Alfa, che gli costruì il primo kart su cui gareggiò a 6 anni. Poi l’equitazione, il nuoto ma la prima passione divenne il suo lavoro. Patrese corse 17 stagioni in F1, 256 Gp in totale, record battuto nel 2008 da Barrichello. Otto pole, sei vittorie e 37 podi per il miglior italiano della F1.