Tutto iniziò a Silverstone
Nel ’51 il primo GP vinto. Ferrari scrisse: «Ho ucciso mia madre»

Quel giorno aveva battuto l’Alfa, suo primo amore
Trionfò il pilota meno famoso, l’argentino Gonzales
E Fangio gli avrebbe sempre invidiato quell’impresa

di Leo Turrini

Da bambino, Enzo Ferrari aveva una passione per l’opera lirica. Infatti sognava di diventare un tenore. E il gusto per il melodramma non lo abbandonò mai. Tanto che la sera del 14 luglio 1951 scrisse sul suo diario: «Oggi ho ucciso mia madre». Quel giorno, sulla pista inglese di Silverstone, era accaduto qualcosa di storico: la macchina del Cavallino aveva vinto il suo primo Gran Premio di Formula Uno. Il Drake di Maranello aveva coronato il sogno di una vita. Battendo, appunto, la… mamma: perché la grande sconfitta si chiamava Alfa Romeo. Al marchio del Biscione, il giovane Enzo Ferrari aveva legato gli anni belli della giovinezza. Nel 1929, a Modena, aveva aperto la Scuderia, che faceva correre i gioielli dell’Alfa. Era l’epoca dei Nuvolari e dei Varzi, delle Mille Miglia e delle sfide al limite su circuiti pericolosissimi. L’amore tra Ferrari e l’Alfa, tra il figlio devoto e la mamma, si era esaurito alla vigilia della seconda guerra mondiale. Enzo decise di mettersi in proprio, aprì lo stabilimento di Maranello, diventò rivale del simbolo cui aveva donato entusiasmo e competenza. Fino a quel 14 luglio del 1951, in Formula Uno continuò a prevalere l’Alfa. Che aveva la forza della tradizione e disponeva di piloti come Nino Farina e Juan Manuel Fangio. La storia cambiò su un tracciato, Silverstone, che si era trasformato in simbolo di pace dopo aver fatto da base, durante il conflitto bellico, agli aerei della RAF impegnati a contrastare nei cieli i bombardieri nazisti. Alla gara, Ferrari iscrisse il modello 375. Motore dodici cilindri e una voglia matta di sovvertire le gerarchie. I piloti ufficiali erano tre: Ciccio Ascari, Luigi Villoresi e l’argentino Jose Froilan Gonzales (c’era anche un quarto esemplare della 375, affidata per conto di un team locale al driver Peter Whitehead). Gonzales era il meno noto del terzetto. Eppure, toccò a lui aprire la porta della leggenda. Classe 1922, Jose Froilan veniva da Arrecifes. Lo chiamavano «Il Toro della Pampa», perché in gara era molto aggressivo. Non aveva lo stile e la classe del connazionale Fangio, ma se te lo trovavi vicino in pista era meglio scansarsi… Gonzales era noto come «El Cabezon »: aveva una testa bella grossa e doveva farsi preparare caschetti su misura per le corse. Insomma, un tipo da battaglia. Fu battaglia anche quella domenica a Silverstone. Alle Ferrari e alle Alfa si sommavano le Maserati, le Talbot, le Brm. Rumori e colori per una giornata epica. El Cabezon scattò dalla pole position ma presto Fangio lo sorpassò. Sembrava il solito film, invece Gonzales aveva in mente un finale diverso. Il derby argentino fu tremendo. Una sfida spasmodica, fin quando il Toro della Pampa scappò via. Sotto la bandiera a scacchi, la Ferrari 375 precedette l’Alfa Romeo di cinquantuno secondi. Nella sua casa di Modena, Enzo Ferrari versò una lacrima. Rivide gli anni belli della giovinezza, quando lui e la Alfa Romeo erano una cosa sola. E scrisse quella frase: «Oggi ho ucciso mia madre». Questa storia ha una coda. Nel 1997, per i 50 anni della Rossa, ho incontrato Gonzales a Maranello. Mi disse: «In carriera ho vinto appena due Gran Premi, eppure Fangio, che ha conquistato cinque mondiali, mi ha sempre invidiato il fatto di essere stato il primo a trionfare con la Rossa!». El Cabezon si è spento il 15 giugno 2013.


Il circuito di Silverstone

Era l’aeroporto militare della Raf

Silverstone ha ospitato il 13 maggio 1950 la prima gara del mondiale di Formula Uno. Ma la sua storia è estremamente affascinante e disegna anche un affresco su quei tempi di grande rinascita e speranza nell’immediato dopoguerra dell’Europa. Il circuito infatti nasce nel 1943 come aeroporto militare per la Raf: le piste per decollo e atterraggio sono tre, disposta a triangolo. La Raf aveva disposto in particolare nel cuore della campagna inglese in prossimità dei villaggi di Silverstone e Whittlebury un aeroporto per caccia bombardieri. Una volta terminato il conflitto mondiale, l’aeroporto viene abbandonato completamente e cade rapidamente in disuso. Scartata subito la possibilità di ricavarne una struttura di servizio per l’aeronautica, nel 1948 la pista passa all’Automobile Club britannico, che ha l’obiettivo di convertirla in autodromo. Le prime gare si tengono infatti utilizzando proprio le piste di atterraggio, ma a partire dal 1949 si utilizzano le vie perimetrali dell’aeroporto. Ne nasce una pista velocissima, che nel 1950 ospita appunto il Gran Premio di Gran Bretagna di Formula Uno.