La seconda casa di Senna
Ayrton amava alla follia il circuito
Dove dominò fino al tragico ’94

Piccola curiosità: la sua carriera in F1 iniziò proprio qui con la Toleman
Ma lui, il re assoluto della velocità, non riuscì a qualificarsi tra i 26 del Gp

di Leo Turrini

Sulla morte di Ayrton Senna a Imola, quel terribile 1 maggio 1994, sono stati scritti libri, realizzati documentari, incise canzoni. Venne anche celebrato un processo. Eppure, questa volta a me pare giusto ricordare l’amore che il Campionissimo brasiliano nutriva per il circuito del Santerno. A Senna piaceva l’Italia, l’aveva frequentata sin dai tempi del kart. E adorava l’Emilia Romagna: conosceva bene la storia della Ferrari e non nascose mai il desiderio di poter guidare, un giorno, la Rossa da Gran Premio. Era persino ovvio, dunque, che Ayrton si sentisse a casa a Imola, nel tempio della velocità. Anche se il primo impatto con il tracciato era stato, per usare un eufemismo!, deludente. Nel 1984 Senna era al debutto in Formula Uno. Si era assicurato il volante di un piccolo team: Ted Toleman, un re dei motoscafi, stava sperimentando l’avventura nei Gran Premi e aveva ingaggiato il giovane brasiliano. Ebbene, “il giovane brasiliano”, a Imola nel 1984, fallì l’esame. Non riuscì a superare le qualifiche. All’epoca erano tante le macchine iscritte alla corsa, ma solo 26 piloti venivano ammessi al via. Ayrton non fu tra quei 26. A pensarci oggi, è incredibile. Il driver più veloce di tutti i tempi, il re delle pole position fin quando fu in vita, bocciato su una delle piste che amava di più! Senna accolse quella eliminazione, l’unica in carriera, alla stregua di un oltraggio. Era stato insultato nell’amor proprio. Ferito nell’orgoglio, ebbe una reazione che qui non esiterò a definire stupefacente. Dal 1985 al 1991, ininterrottamente, fu sempre il più veloce nel sabato di Imola. Con la Lotus tre volte, con la McLaren quattro volte. Era come se si fosse creata una simbiosi tra lui e la Tosa, tra lui e la Rivazza, tra lui e la curva delle Acque Minerali. Ogni centimetro di asfalto, Senna lo conosceva. A memoria. Per la prima vittoria, però, dovette aspettare il 1988. Il sovrano si era impossessato della corona e non era disposto a lasciarsela portare via. Nel 1989 concesse il bis, avviando la storica, astiosa rivalità con il compagno di squadra Prost, che giustificò la sconfitta accusando Ayrton di non avere rispettato misteriosi patti segreti. Senna vinse per la terza e ultima volta a Imola nel 1991. La gente del posto lo adorava, i tifosi lo imploravano di venire in Ferrari e lui rispondeva sempre con quel sorriso sghembo, vagamente malinconico: “Un giorno, sicuro”. Venne poi il terribile 1994. Dopo due anni di pausa, al sabato Ayrton si riprese la pole di Imola. Di nuovo in testa, sempre davanti. Fino all’ultimo metro. Fino al muro del Tamburello.


IL RISCATTO

Le sue tre vittorie nel Gran Premio che era come la sua San Paolo

Il primo successo a Imola
Trionfo in McLaren

Dopo la squalifica nel suo gran premio di casa in Brasile, Senna vince la sua prima gara in McLaren al secondo tentativo. Una corsa dominata dalla scuderia di Woking, con la doppietta completata da Prost (nella foto con Piquet, terzo). Le due Mclaren furono le uniche al traguardo a pieni giri.

L’edizione 1989
Inizia la rivalità Senna-Prost

La gara che sancì l’inizio della rivalità Senna-Prost. Alla ripartenza dopo l’incidente che incendiò la Ferrari di Berger, Prost era davanti a Senna, che lo passò nonostante un accordo di non belligeranza, e finì a 40’’. Come nell’88, le McLaren furono le uniche a pieni giri.

L’ultimo dominio
Nel 1991 vinse su Berger

Anche nel 1991 dominio totale delle McLaren. Senna vinse su Berger, arrivato dalla Ferrari al posto del rivale Prost. Ancora una volta solo le due di Woking a pieni giri, con JJ Lehto terzo a un giro. Dal quarto in poi a due, tre e addirittura quattro. Fu l’ultimo trionfo di Senna a Imola.


IL WEEKEND PIU’ NERO DELLA F1

Il sabato morì anche Ratzenberger

Se chiedete a un tifoso di Formula 1 dov’era alle 14.17 di domenica 1° maggio 1994, saprà rispondervi, ma prima di farlo gli verrà un nodo in gola. Se gli chiedete dov’era alle 18.37 sicuramente saprà rispondervi, ma la voce sarà rotta dalla tristezza. Nel primo pomeriggio la Williams di Senna si schiantò al Tamburello per la rottura del piantone dello sterzo. Dopo due arresti cardiocircolatori, i medici dell’Ospedale Maggiore di Bologna lo lasciarono andare. Intorno alle 19, arrivò la notizia che fermò il mondo: Senna non c’era più. Lo stesso Ayrton, il giorno prima, si fece accompagnare alla «Villeneuve», il cui muro fu fatale a Ratzenberger il sabato. Il pilota austraico, sulla sua Simtek, a cui era ceduta l’ala anteriore uscì di pista al Tamburello e la decellerazione repentina fino allo schianto alla curva successiva: frattura alla base cranica. La vettura continuò a scivolare in pista con il pilota inerme e la testa accasciata ai bordi della monoposto. Senna mise in macchina una bandiera austriaca per omaggiarlo in caso di vittoria. Ma il weekend più nero della F1 cominciò già il venerdì, quando la Jordan di Barrichello volò sopra le protezioni e rimbalzò cappottata in pista. Il brasiliano si salvò per miracolo.

Niccolò Severini