Mago Leclerc aiutaci tu
Il talento del monegasco sfida
i pronostici e il dominio Mercedes

«Mi piace questa pista, farò tutto per essere all’altezza della storia Ferrari»
Cuore Vettel: «Ho amato la Rossa fin da bimbo, mi mancherà tantissimo»

di Leo Turrini

Carletto Leclerc ha studiato la storia della Rossa. Quindi sa cosa abbia significato per il Cavallino il circuito dedicato a Enzo e Dino Ferrari. Conosce le leggende di Villeneuve e di Schumacher. Pagherebbe di tasca sua per salire, domani, sul gradino più alto del podio. E invece… LE PAROLE. «Purtroppo non possiamo immaginare di essere in lotta per la vittoria – ha spiegato ieri il Principe di Monaco nell’insolito venerdì senza prove libere –. Il vero obiettivo per il week end è essere i migliori dietro le Mercedes e le Red Bull. È giusto essere onesti, verso noi stessi e nei confronti dei tifosi: qui faremo più fatica rispetto all’ultima gara in Portogallo». «Mi piace». Forse un filo di speranza in più potrebbe essere faticosamente individuato nel sentimento che Carletto confessa di provare in riferimento al circuito. «Mi piace il tracciato, ho fatto un giro in bicicletta per scoprirlo in ogni dettaglio – ha detto Leclerc –. È una sfida eccitante per chi di mestiere fa il pilota di una monoposto. Imola non perdona, al minimo errore sei fuori. Credo di aver capito questo, quindi servirà il massimo della concentrazione. Non mi preoccupa il fatto che ci sia una sola sessione di prove libere: già in Germania, causa la nebbia, avevamo lavorato in tempi stretti. Si può fare… ». E Vettel… Tranne Kimi Raikkonen, che c’era già nel 2006, tutti i piloti sono al debutto a Imola. Anche Seb Vettel, ormai agli sgoccioli della esperienza ferrarista. «Nel 2006 ero il collaudatore della BMW – ha ricordato il tedesco –. Ho sempre desiderato correre qui, si respira la storia. La situazione della nostra vettura la conoscete, io continuo a lavorare per migliorare il feeling con la macchina, ci tengo a fare bella figura. Non riesco a tirare fuori tutto il potenziale della SF1000, mentre Charles ci riesce – ha detto il tedesco -. Sto lavorando duro con i miei ingegneri, anche perché nella mia carriera sono sempre riuscito a estrarre il meglio dalla vettura. Ma quest’anno ancora non ci sono riuscito’». Ed ancora: «Con la Ferrari è come una storia d’amore, sono un fan della Ferrari sin da quando ero un ragazzino. Mi mancherà ogni persona del team. Sì, vedrò ancora molti di loro nel paddock, ma un po’ meno spesso e sicuramente in modo diverso rispetto a prima». Una dichiarazione che in un circuito ricco di emozioni e sentimenti forti come Imola ha ancora più valore. Ai due piloti della Rossa si è affettuosamente rivolto anche Mattia Binotto, il capo del reparto corse del Cavallino. «Charles sta diventando un leader – ha spiegato il team principal –. Anche qui a Imola farà di tutto per portare in alto la Ferrari. Vettel? Non è stato facile congedarsi da lui, ci ha dato tanto, resterà sempre uno di famiglia ma avevamo il dovere di programmare il futuro. Mi aspetto che in questo Gran Premio riesca a raggiungere la posizione che merita per serietà e impegno ». Ma di vincere, come ha chiarito Carletto all’inizio, proprio non se ne parla. L’impresa di Michael Schumacher, datata 2006, al momento non è imitabile. Nemmeno da parte di Leclerc.


Il commento

Cuore e motori, il mistero rosso di questa terra

Valerio Baroncini

La festa sarà dentro le case; le grigliate (ridotte) nei giardini – non più nei campi a ridosso del Santerno, affittati come parcheggi improvvisati –; l’entusiasmo collettivo ridotto da festoso assembramento a orgoglio davanti al tubo catodico, ai giornali, ai telefoni scatole nere delle nostre vite. Imola ritrova dopo quattordici anni la Formula 1 e il suo Gp (questa volta vestito da Emilia-Romagna e Emirates, addio San Marino), ma le restrizioni Covid hanno trasformato un momento di catarsi collettiva in emozione privata. Il virus però non ferma il rumore e il rombo dei bolidi di Formul 1 sarà di nuovo la costante che, fino al 2006, svegliava la città nei giorni degli idrocarburi. Imola e la Formula 1, le sette vittorie di Schumacher e la morte di Senna e Ratzenberger, Imola e la Ferrari, da Enzo e Dino ai trionfi nei Costruttori: da sempre il circuito del Santerno ha un solo colore, il rosso. E sarà così anche quest’anno, uno dei peggiori della storia di Maranello: lo scrittore Luca Goldoni lo chiamava il “mistero rosso“, il rosso di Imola. Misterioso perché l’importanza del motocicismo e dell’automobilismo, in Romagna, è un amore così forte da sembrare un enigma insondabile; rosso perché le livree delle Ferrari sono sì, rosse, ma rossi sono anche i tramonti più emozionanti, le rose dell’amore, le macchine dei pompieri che colpirono la nostra infanzia. In questo anno difficile il mistero rosso si compie di nuovo: a migliaia si erano già prenotati per avere un biglietto lungo le curve, solo commissari, volontari e tecnici potranno assistere al ’miracolo’ nel tempio dell’automobilismo. Imola di nuovo al centro del mondo sportivo, lanciata da un’edizione super dei Mondiali di ciclismo, ma con una ’messa’ senza pubblico.