L’anno del centenario sarà speciale

Grandi obiettivi alla vigilia dell’ottava stagione di fila in serie A. Veronica Squinzi: «Non vogliamo certo fermarci»

di Stefano Fogliani

Non sarà, e non potrà essere, una stagione come le altre. Intanto è la prima senza Giorgio Squinzi e Adriana Spazzoli, di cui leggete sotto, ma è l’ottava del Sassuolo in serie A – chi avrebbe immaginato permanenza così lunga, quando i neroverdi salirono nella massima serie? – ed è, soprattutto, quella del Centenario, cui la Sassuolo neroverde spera di poter associare un’altra pagina storica. Cento anni, in effetti, non sono traguardo comune, festeggiarli in serie A e con rinnovate ambizioni nemmeno. Ci proverà un Sassuolo che, dopo l’ottavo posto dell’anno scorso, avrebbe una gran voglia di fare quel passettino in più che potrebbe (ri)portarlo in Europa, obiettivo appena sussurrato nel corso di questo strano inizio stagione ma ben presente tanto alla società neroverde quanto alla proprietà. Ovvero quella Mapei oggi guidata da Veronica e Marco Squinzi, che hanno voluto raccogliere il testimone dei genitori non solo alla guida di una multinazionale da oltre 2,8 miliardi di fatturato e oltre 10mila dipendenti, ma anche garantendo ulteriore sostegno al progetto neroverde. «Quella iniziata da mio padre nel 2002 è una splendida avventura, che ha raggiunto risultati di cui non possiamo non essere orgogliosi. Tutti – ha detto Veronica Squinzi a luglio, a margine della celebrazione del Centenario – hanno contribuito a realizzare la storia di questa piccola squadra di provincia che in breve tempo si è proiettata nell’eccellenza del calcio, ma non vogliamo di certo fermarci ora e il cammino intrapreso è ancora lungo». E destinato a continuare, forte di una filosofia che ha fatto del Sassuolo «parte, a tutti gli effetti, del nostro gruppo e delle nostre strategie di crescita ». Le basi, dalla dirigenza, alle risorse, alle strutture (stadio di proprietà e centro sportivo all’avanguardia, per dire) ci sono, il progetto tecnico e la programmazione che ne scandisce le tappe lungo le quali evolverlo anche: i capisaldi che reggono il binomio Mapei/Sassuolo (o Squinzi/Sassuolo, fate voi) restano quelli, e quella resta «la strategia, già adottata da mio padre e condivisa dalla famiglia, che – ebbe a dire Marco Squinzi – proseguirà verso obiettivi ambiziosi che non sono nemmeno tanto celati». La stagione del Centenario, la più strana di tutte, causa Covid- 19, la più indecifrabile complice mercato allungato e pausa estiva durata insolitamente poco, può essere quella giusta per dare ulteriore spessore ad un progetto che non si pone limiti. Né pone limiti alle ambizioni di una società cui Giorgio Squinzi, a suo tempo, aveva già suggerito cosa si dovesse fare per andare lontano. Ovvero ‘mai smettere di pedalare’. In sella allora: ci sono loghi con il centenario che adornano nuove divise, c’è un Sassuolo che festeggia cent’anni e, mentre si volta indietro, non vuole smettere di guardare avanti.
Nella foto: Veronica Squinzi


L’uomo che ha fatto grande il Sassuolo

La prima volta senza il Dottore

«Abbiamo perso tantissimo. E ogni volta che dobbiamo prendere una decisione pensiamo a cosa avrebbero fatto loro: è anche un modo per sentirli ancora con noi». Più che la ‘favola del Sassuolo’, portato dalla C2 all’Europa, l’eredità che Giorgio Squinzi e Adriana Spazzoli hanno lasciato ai neroverdi è nelle dichiarazioni rese a suo tempo da Giovanni Carnevali. Quella che si appresta a cominciare è la prima stagione neroverde senza il patròn e senza sua moglie, lady Mapei, binomio che ha lungo sotteso ai destini neroverdi, e non si può dire la circostanza non faccia un certo effetto. Perché ‘il Dottore’ e la ‘Dottoressa’, come li hanno sempre chiamati da queste parti, di fianco al Sassuolo c’erano sempre. Si trattasse di ricordare, nel caso di Squinzi, che aveva acquistato la società («per 30mila euro») convinto da alcuni imprenditori locali ma lui rimaneva tifoso del Milan, o di rimarcare, come faceva spesso Adriana Spazzoli, come la società neroverde fosse un asset di Mapei, cui Mapei stessa aveva trasmesso la sua filosofia. O di presentarsi l’uno di fianco all’altra per festeggiare una promozione in piazza Piccola (accadde nel 2008, quando ad uno Squinzi portato in trionfo vennero consegnate le chiavi della città) o, da ultimo, a giugno dell’anno scorso, dietro il nastro tagliato il quale si inaugurava il Mapei Football Center, investimento milionario fortemente voluto da questa coppia che ha dato tantissimo al Sassuolo, ed altrettanto a Sassuolo. Il patròn se ne è andato in ottobre, la Dottoressa poche settimane dopo: lui sognava ‘il Sassuolo in Champion’s, o comunque stabilmente nelle prime quattro cinque squadre della serie A’, lei una ‘squadra simpatia che diventasse la seconda squadra del cuore di chiunque fosse innamorato del calcio’. Hanno lavorato e investito per dare gambe ad un progetto condiviso, gli hanno garantito basi solide in nome di «un legame fortissimo – diceva a più ripresa Adriana Spazzoli – con il distretto ceramico e i suoi imprenditori ». Sta al Sassuolo, a partire da questa prima stagione senza di loro, ricominciare a rincorrerne i sogni.

s.f.


L’ottavo posto a De Zerbi non basta più

Ha portato il Sassuolo alle spalle delle sette italiane promosse in Europa: «Possiamo ancora salire di quache gradino»

di Stefano Fogliani

Aveva già sorpreso il primo anno, imponendo al Sassuolo una svolta importante nel gioco – mai così offensivo – e nei protagonisti, molti dei quali provenienti dall’estero e sconosciuti ai più. Ha sorpreso la stagione scorsa, confezionando una fase 2 dentro la quale i neroverdi hanno viaggiato a ritmo champion’s issandosi dal dodicesimo posto pre lockdown all’ottavo di fine campionato. E si prepara a sorprendere ancora, Roberto De Zerbi, «anche se l’anno scorso – ha detto – siamo andati oltre il pensiero di molti, e migliorarsi non sarà facile». Tanto meglio, vien da dire, perché al Deze le cose facili non è che piacciano troppo: meglio allora raccogliere, per la terza volta, la sfida che gli ha proposto la società neroverde, che su questo giovane tecnico bresciano, additato dai più come un ‘predestinato’, da altri come un ‘visionario’ (nel senso buono del termine, ovvio) ha scelto di investire da subito. Il primo assalto – estate 2017, lui era già in parola, dirà, con il Las Palmas – non era andato a buon fine, quello dell’estate successiva sì, per la soddisfazione di Giovanni Carnevali che nel Deze aveva individuato per tempo l’uomo giusto per il nuovo corso dei neroverdi. «Un grande tecnico, una persona speciale, un grande lavoratore su cui – ebbe a dire l’AD neroverde – abbiamo impostato «un programma a lungo termine». Che ha (avrebbe) come traguardo l’Europa, ma non solo. Perché a Sassuolo De Zerbi ha messo in piedi una sorta di laboratorio dal quale sono usciti giocatori che hanno fruttato ricchissime plusvalenze (parliamo di Sensi?) ed altri giovani dei quali, ovvio, sentiremo parlare. E perché certe sue gare ‘manifesto’ (i due pareggi con la Juventus della stagione scorsa, ad esempio) hanno regalato ai neroverdi inedita visibilità, trasmettendo un’immagine di squadra che ‘se la gioca con tutti, e può dar fastidio a tutti, divertendo e divertendosi’. De Zerbi ha ‘smontato’ il 4-3-3 in favore di un 4-2-3-1 che paga, in qualche occasione, il conto ad amnesie difensive, ma quando trova i giusti equilibri e le consapevolezze necessarie mostra lampi di bellezza autentica, sfornando azioni da sigla televisiva e oggetto di studio dei tattici di mezza Europa. Ha ‘addomesticato’, compattandolo con il lavoro quotidiano, un gruppo mai così eterogeneo a livello di provenienza, instradandone gli estri su un’idea di gioco che il nucleo storico ha sposato da subito, e in questa terza stagione parte, per la prima volta, con più certezze che incognite, con più conferme che cambi. La squadra è, di massima, quella della scorsa stagione, «ma c’è ancora strada da fare: dobbiamo migliorare ancora, essere ingordi nel nostro lavoro, fare in modo – ha detto di recente – che ogni giocatore esprima appieno le sue potenzialità». Questa la ‘mission’ con la quale il Deze comincia la sua terza stagione in neroverde: non ‘impossible’, ma nemmeno scontata, «anche se quando vedo quanto è forte questa squadra e vedo come si allena mi convinco che ci sia la possibilità di fare un altro step». Vederemo…


Lo staff del Sassuolo

Una super squadra di professionisti al servizio del tecnico neroverde

Possanzini è lo storico vice. Nuovo il preparatore dei portieri. Tra i collaboratori anche Paolo Bianco

L’ultimo arrivato, in ordine di tempo, è Giorgio Bianchi che prende il posto di Federico Farioli, emigrato in Turchia, come preparatore dei portieri. E’ staff oltremodo nutrito, quello che collabora con il tecnico neroverde, affiatato quanto lo può essere un gruppo che lavora insieme da anni. Ormai pluriennale, infatti, il legame tra Roberto De Zerbi e il suo vice Davide Possanzini (ieri a Foggia, Palermo e Benevento, oggi a Sassuolo), anche altri collaboratori del Deze ne hanno condiviso le altre esperienze. Come i preparatori atletici Marcattilio Marcattili, con De Zerbi dai tempi di Foggia, e Vincenzo Teresa (cui si aggiunge Agostino Tibaudi) o come Massimo Carcarino (con De Zerbi dal 2018) che è uno dei collaboratori tecnici insieme a Michele Cavalli e a Paolo Bianco (foto), ex neroverde che proprio con il Sassuolo ha mosso gli ultimi passi da calciatore e i primi da tecnico, arruolato lo scorso inverno nella ‘squadra’ del tecnico bresciano. A completare lo staff Marco Riggio (elaborazione dati atletici), il coordinatore sanitario Claudio Pecci ed il responsabile sanitario Claudio Rigo, il medico Roberto D’Ovidio, Ermanno Rampinini (supporto scientifico), Andrea Rinaldi (recupero infortunati), i fisioterapisti Andrea Acciarri, Leonardo Belotti, Marco Mantovani, Gennady Belenky, Nicola D’Aprile cui si aggiungono il nutrizionista Luca Mondazzi e il dietista Alberto Bergantin.