Batticuore Imola, il Gran premio torna a casa

Finisce un calvario lungo 14 anni e la città si veste a festa per l’arrivo dei bolidi. Una vittoria di squadra, ma la gara sarà a porte chiuse

di Gabriele Tassi

Ci eravamo salutati con un trionfo rosso. In quel 2006 che sembrava un addio ma che in fondo tutti sognavano fosse solo un ‘arrivederci’. Quattordici anni di speranza legati al mito della Formula 1, pronto a tornare a far battere il cuore degli imolesi. I pezzi del puzzle vanno a posto, in un anno che di tradizionale ha ben poco. Ci voleva il Covid? Poco importa, avere di nuovo il Circus sul Santerno è come invitare a cena un parente, un amico che non si vedeva da anni. Un caro trasferitosi in un altro paese e riabbracciato con lo stesso affetto di un tempo. E’ la volta di scattare nuove polaroid da aggiungere all’album dei ricordi, da affiancare quegli ultimi istanti del 2006, dove la Ferrari di Michael Schumacher taglia il traguardo davanti a tutti. Poi lui, il tedesco dagli occhi di ghiaccio, scende dall’auto, e si scioglie in un abbraccio con Luca Cordero di Montezemolo e Jean Todt.
Una vittoria, quella del ritorno della Formula 1, conquistata passo per passo nell’anno più duro per l’Italia e per il mondo. Un vero gioco di squadra proprio come quello che ha permesso di organizzare il Mondiale di ciclismo, appuntamento l’ultima volta in città nel 1968. Due eventi di portata planetaria con in comune le iconiche curve dell’Autodromo, tempio dei bolidi dal 1979. Il tempismo è stato determinante per mettere le basi a un’idea nata mentre il mondo veniva avvolto dal dramma della pandemia. Era il 22 aprile scorso, e il presidente di Formula Imola, Uberto Selvatico Estense, sul Carlino lanciava la proposta: «Corriamo un Gp di F1 a porte chiuse in Autodromo. La Regione ci aiuti, noi siamo pronti». A tre mesi esatti di distanza, il 22 luglio, quella che sembrava ai più una suggestione buona per rilanciare il solito tormentone sul ritorno del Circus in riva al Santerno, ha vissuto uno dei suoi momenti clou. Quello decisivo. E cioè l’ispezione all’Enzo Dino Ferrari, che nel frattempo si era visto confermare l’omologazione di Grado 1, dei responsabili di Fia e Liberty Media. Da lì a due giorni il ritorno della Formula 1 verrà confermato: si corre. Il ‘triplete’ Italiano è completo: Monza, Mugello e Imola in un tripudio di motori e Tricolore.
La ‘pazza idea’ di Selvatico, il supporto di Con.Ami, del Comune e quello fondamentale della Regione, che ha versato un milione di euro nelle casse dell’Ente di via Mentana per mettere le ali all’evento dopo la ‘letterina’ dell’allora commissario straordinario Nicola Izzo diretta a viale Aldo Moro.
«Come sempre, l’Emilia-Romagna fa sul serio se si presenta un’opportunità – aveva detto il presidente Stefano Bonaccini a poche ore dall’annuncio ufficiale del ritorno della Formula 1 –. Avevamo promesso che se ci fosse stata questa possibilità non l’avremmo lasciata cadere: così è stato, e ancora una volta dimostriamo di parlare coi fatti, come siamo abituati a fare». E poi la promessa: «Siamo determinati a far sì che questo Gran premio non resti un unicum. E siamo già al lavoro per vedere se si potrà riportare stabilmente la Formula 1 a Imola». Della serie: sognare non guasta, ed è quello che un po’ tutti (imolesi e non) si augurano. Nel frattempo, il Gran premio dell’Emilia- Romagna è servito.
Decisamente consistente anche l’importo degli interventi, stimato in 500mila euro, messi in campo dal Con.Ami che hanno riguardato la pavimentazione della terrazza e l’asfaltatura del paddock. Senza contare il neonato centro medico, un’opera trascinatasi negli anni, rallentata dalla pandemia, ma inaugurata finalmente al fotofinish la scorsa domenica.
Dall’evento a porte chiuse, fino alla possibilità di ospitare «qualche migliaio di spettatori», poi i tredicimila, e infine una nuova doccia ghiacciata, qualche giorno fa, con il ritorno a zero spettatori, per effetto dell’ultimo decreto. Le attività del territorio, con l’acqua alla gola per la pandemia, avevano comunque sperato fino alla fine in una vera boccata d’ossigeno. Alberghi e camere erano state prenotate, dal Ravennate fino alle ultime appendici di Bologna. Ci si aspettava un indotto, calcolato solo per il territorio Imolese (fra alberghi e ristoranti), di almeno tre milioni di euro, senza contare il ritorno di immagine, che non ha prezzo. Proprio il pubblico è stata una delle grandi materie di discussione in questi mesi, con un occhio sempre volto all’evoluzione della curva epidemica. La Regione era partita con una prima piccola deroga da mille spettatori, per poi alzare il tiro, visti i numeri della MotoGp a Misano, fino ai 13mila, grazie a un’ordinanza uscita il 18 settembre, per poi vedere tutto sfumare in un attimo a pochi giorni dal via, nonostante la strenua lotta del Comune e del nuovo sindaco Marco Panieri. C’è un profondo rammarico – ha detto – nel sapere che il Gran Premio sarà a porte chiuse, nonostante il massimo impegno nel mettere in campo le misure più restrittive possibili». Va in scena un Gran premio che dovrà fare i conti con le misure imposte della pandemia. Privo del calore del pubblico e dei colori della folla, ma l’abbraccio con quel caro vecchio amico che non si vedeva da 14 anni sarà comunque altrettanto caldo e forte come quello di un tempo. Dai semafori della partenza fino alla bandiera a scacchi.

L’ultimo Gp

Schumacher indica il cielo dopo la vittoria al Gp del 2006, sarà l’ultimo anno della Formula 1 in riva al Santerno prima del ’no’ sancito con una ’letterina’ di Bernie Ecclestone

Il centro medico

Inaugurato al fotofinish domenica scorsa, è l’ultimo tassello che si aggiunge al ritorno della Formula 1

I piloti in vetrina

Quest’anno, per sopperire alla mancanza di una grossa fetta di pubblico, Liberty Media, la società che gestisce la F1 ha installato in alcuni tratti del circuito grandi striscioni che rappresentano i volti dei campioni di tutte le scuderie. Qui siamo alla Tosa, e la fotografia aerea mostra il maxi-poster pensato per migliorare la qualità del prodotto televisivo

Il campione, il simbolo

Tanti lo definiscono «il più forte di sempre», sicuramente Ayrton Senna, per la sua classe e il suo carisma ha lasciato un ricordo indimenticabile nel mondo delle quattro ruote. Un grande che si spense in un incidente tra le curve dell’Autodromo quel tragico maggio del 1994

Donne e motori…

Donne e motori… L’Autodromo e il Gran Premio di Formula 1 non è stato solo il tempio dei motori, ma anche delle bellezze. Tantissime le modelle passate sull’asfalto del Ferrari in questi anni. Un mix vincente, in cui le ragazze, con i loro sorrisi prima della partenza della gara rendevano il contesto sportivo ancora più gradevole a spettatori e addetti ai lavori


LA STORIA

Dalle balle di fieno alla massima serie

Chi lo aveva pensato lo aveva progettato per vederci correre le moto, ma Enzo Ferrari desiderava fortemente che potesse diventare teatro anche di appuntamenti di Formula 1, una volontà peraltro rafforzata nel 1970, quando l’impianto fu intitolato al figlio Dino, morto di distrofia muscolare nel 1956 a soli 24 anni. Il sogno del Drake poté diventare realtà alla fine degli anni ’70, quando tutte le opere architettoniche di supporto e i conflitti con i privati vennero definitivamente risolti. Così, la struttura divenne finalmente un tracciato permanente. I lavori di ammodernamento nell’autodromo di Monza diedero l’occasione per inserire la pista romagnola nel calendario iridato 1980, quando ospitò una tantum il Gran Premio d’Italia. Dopodiché, dal 1981 venne istituito il Gran Premio di San Marino. Il disegno della pista sulle rive del Santerno, inizialmente veloce e critica sia per consumi che per la meccanica delle monoposto, rimase pressoché inalterato per tre lustri. Dopo la drammatica edizione del 1994, durante la quale nel giro di poco più di 24 ore persero la vita sia Roland Ratzenberger che Ayrton Senna, il tracciato venne profondamente modificato, soprattutto nella parte iniziale. Con la nuova configurazione Imola rimase in calendario per un altro decennio abbondante, sino al 2006, quando gli standard sempre più elevati del Circus resero ’obsoleto’ l’autodromo. Dopo un periodo di “esilio” che appariva definitivo, l’impianto ha fiutato l’opportunità di rientrare in gioco in questo 2020.