«I miei mille GP in rosso»
Piero Ferrari aveva 5 anni quando papà iscrisse la prima auto

«Le gare le ricordo tutte e non esagero. Il primo idolo Ciccio Ascari. I piloti preferiti Lauda e Schekter. Vorrei Schumi con noi stasera»

di Leo Turrini

«Questi mille Gran Premi me li ricordo praticamente tutti. E nemmeno si tratta di una esagerazione… ». Piero Ferrari aveva cinque anni quando papà Enzo iscrisse per la prima volta una Rossa ad una gara valida per il mondiale di Formula Uno. Era il 1950. «Ancora non c’era la televisione – sospira il vicepresidente della azienda di Maranello –. Allora mi attaccavo alla radio per avere notizie, aspettando i commenti di mio padre a tavola il giorno dopo».
Il primo idolo?
«Ciccio Ascari! Andavo alle elementari e lui conquistò due titoli mondiali con la macchina di papà. Che grande emozione».
Il Drake faceva confidenze all’erede sul conto dei piloti?
«Da piccolo ascoltavo le sue conversazioni con Lina, la mia mamma. Lui è sempre rimasto fedele ad una filosofia di fondo: il driver è un collaboratore, un dipendente. Può essere bravissimo, ma nessuno è insostituibile ».
Stile Ferrari.
«Tenga anche presente che una volta di corse si moriva, il rischio per chi guidava era enorme, estremo. Io me ne resi conto la prima volta che ebbi il permesso di mettere piede in un autodromo per seguire un Gran Premio dal vivo».
Quando fu?
«1961, Monza. Von Trips, un nostro pilota, morì finendo fuori pista e persero la vita parecchi spettatori. Fu un momento terribile. Avevo sedici anni e compresi che l’automobilismo non era soltanto una festa».
Eppure non l’ha mai abbandonato, caro Piero.
«Mi viene in mente l’ultima memoria di papà. Era l’estate del 1988, stava per morire. Era una domenica. Ebbe la forza di dirmi: accendi la tv, voglio vedere il Gran Premio. Per la famiglia Ferrari le corse sono un tratto essenziale della vita. E lo saranno per sempre».
Che si vinca o si perda.
«Esatto. Mille Gran Premi questo significano».
C’è un pilota che lei ha amato più degli altri?
«Li rispetto tutti, per quanto ci hanno dato. Ma ce ne sono due che sono diventati amici veri. Uno era Lauda: rivoluzionò la figura del pilota, è stato un gigante. Litigò con papà ma fecero in tempo a riconciliarsi. Niki mi manca molto, credo manchi a tutta la Formula Uno».
E l’altro?
«Jody Scheckter, il sud africano che si laureò campione nel 1979. Era arrivato tardi in Ferrari e i tifosi stravedevano per Gilles Villeneuve. I due si volevano bene e il canadese aiutò Jody a conquistare il titolo. Quando Villeneuve morì, fu Scheckter a tenere l’orazione funebre».
Piero, chi vorrebbe rivedere stasera alla cena di gala nel cuore di Firenze?
«Michael Schumacher. Quando era a Fiorano per i test non di rado veniva a cena a casa mia, a Modena. È il driver che ha vinto di più con la Ferrari, in pista sfiorava la perfezione assoluta. Mi mancano i suoi consigli e ho nostalgia dei suoi sorrisi».
Arrivederci al Gran Premio numero 2000, caro Piero.
«Vedrà che ci arriveremo con una macchina più competitiva di quella che corre domani al Mugello!».


Il futuro del circuito

La F1 non lascerà più il Mugello

Riccardo Galli

Ora è davvero molto più facile crederlo. Senza, per carità, togliere niente a Monza che è e rimane padrona di casa del Gp d’Italia, e a Imola che farà di tutto per riaccendere definitivamente i riflettori della Formula Uno. Ora però – ed è questo che è giusto credere e pensare – il Mugello c’è. E dopo l’evento storico di questo week-end, difficilmente la F1 potrà spengere del tutto le sue luci sul tracciato toscano. Come, quando e sotto quale stella potrà tornare in scena il Mondiale è obiettivamente ancora difficile immaginarlo, ma che la Formula Uno tornerà a correre da quelle parti è già (quasi) una certezza. Lo vogliono i team, tutti, lo chiedono i piloti, lo hanno in testa la Federazione mondiale e sicuramente Liberty, proprietaria del circo della F1. Dunque, uno spazio mondiale per il Mugello ci sarà. Magari servirà una stretegia leggera, anche per non complicare la vita o far arrabbiare nessuno (il calendario della F1 vive di milioni e pressioni) e così – ipotizziamo – prima del prossimo Gp torneranno i test ufficiali. O magari, come accadrà nel 2021, prima della febbre da F1, il Mugello vorrà tornare a godersi il ’suo’ Motomondiale. Ma poi… poi tornerà anche Lei, lady Formula Uno. Imprendibile per quasi mezzo secolo e alla fine arrivata. Nessuno scoprirà mai le carte sulla questione ma il progetto, quello più bello e più ambizioso è pronto e apre così le sue porte sul futuro del Mugello: maggio con il Motomondiale e settembre con la Formula Uno. Scommettiamo?


LE ALTRE GARE

E Mick può volare in testa alla F2

Mille emozioni da regalarsi, da regalare e condensate in un week end che Mick Schumacher deve a vivere tutto d’un fiato. Domenica scorsa, a Monza, il successo, in Formula 2, nel Gp d’Italia. Oggi e domani la caccia a un bis da brividi sulla pista che per papà Michael era come il salotto di casa. Bis complicato, dopo i tempi e la prestazione di ieri, ma per Schumi junior il Mugello sarà soprattutto un tuffo al cuore, quando nella giornata di domani sarà chiamato a salutare la festa dei 1000 Gp della storia della Ferrari accendendo una delle Rosse con cui papà Schumacher faceva sognare il mondo. L’appuntamento con le emozioni di Mick è per un’oretta e mezza prima del semaforo verde del Gp della Toscana. Così, proprio al centro delle celebrazioni per la tappa dei 1000 Gp, alle 13.40, in pista si rivedrà la F2004 di Michael sfrecciare. In quella Ferrari F2004 ci sarà il giovane Mick, vestito di rosso come lo era papà Michael e con il pensiero rivolto proprio al lui che della storia della Ferrari ha scritto pagine stupende. Poi Mick scenderà dalla Rossa e ricomincerà a guardare al futuro. Al Mondiale della Formula 2 e al sogno della Formula 1. Nel nome Michael,