MILAN, TROPPE OMBRE
Pioli vuole la conferma ma neppure l’Europa sembra poter bastare

Il caos societario, il futuro incerto di Maldini, l’allenatore sfiduciato, l’eliminazione dalla Coppa: quanto peseranno sul rendimento della squadra?

di Luca Talotta
MILANO

Tante difficoltà, ma anche tanta voglia di riscattare la cocente eliminazione dalla Coppa Italia, risalire la classifica e puntare all’Europa. Certo, la Champions League appare più una chimera che un concreto traguardo, ma anche l’Europa League potrebbe raddrizzare una stagione cominciata male e interrotta sul più bello. Perché questo Milan, nel 2020, non era per nulla partito male: quattro vittorie, tre pareggi e due sole sconfitte, maturate nel derby contro l’Inter e nell’ultima sfida disputata, quell’1-2 di San Siro contro il Genoa nella surreale cornice di un Meazza totalmente vuoto. Ma il tempo per fare bene e far tornare il sorriso a tutti i tifosi rossoneri potrebbe esserci,anche alla luce della discreta prestazione con la Juventus una settimana fa. Quelle che seguiranno saranno 12 vere e proprie finali per i ragazzi di Stefano Pioli. Tutti con una grande voglia di mettersi in mostra, tra chi non ha trovato il giusto feeling con la guida tecnica (leggi Paquetà), a chi vuole e deve dimostrare ancora tutto (Leao in primis). E poi c’è lui, l’allenatore: che in questa rincorsa europea del Milan vuole uscire a testa alta, sapendo che il suo destino è già scritto. Perché neppure l’approdo in Europa potrebbe valergli la conferma, visto l’accordo (neppure tanto segreto) fra l’ad Gazidis e il tedesco Rangnick ratificato in Tirolo in settimana. Eppure Pioli ha rimesso in carreggiata una squadra allo sbando, con la gestione Giampaolo che aveva provocato un’involuzione spaventosa dal punto di vista tecnico e tattico. È riuscito a ridare un’anima, a riunire uno spogliatoio spaccato e a far tornare il sorriso ai ragazzi. Fino a quello 0-5 di Bergamo del 22 dicembre scorso, che ha provocato un campanello d’allarme per tutti, dirigenza compresa. Da lì l’approdo, per volontà di Boban e Maldini, di Ibrahimovic e il tentativo di rapida risalita fermato poi dalla pandemia globale. Come se non bastasse, l’anima rossonera della dirigenza e quella direttamente collegata alla proprietà (Gazidis) hanno iniziato a fronteggiarsi, nell’impervio campo della comunicazione (autorizzata e meno) e dei giornali. Risultato: licenziamento in tronco per Boban, mentre Maldini e Massara sono con un piede fuori da Casa Milan anche se ancora operativi. Di certo, però, è innegabile come la società, in quest’ultimo periodo, stia vivendo un periodo chiaroscuro. I rapporti sono sempre più tesi e il futuro dirigenziale tutto da stabilire. L’arrivo del tedesco Rangnick significherebbe il licenziamento della bandiera rossonera, alla luce anche di quelle famose dichiarazioni di Maldini («Rangnick non è da Milan»). Non è una situazione facile, anzi; le vicende societarie potrebbero avere ripercussioni sul finale di stagione. Nonostante tutto questo, Pioli ricomincia il campionato più deciso che mai. Senza dar peso alla propaganda per Rangnick. L’ha già fatto in passato, andando dritto per la sua strada, lo farà ancora adesso. Il Milan ripartirà da Lecce (senza l’acciaccato Ibrahimovic); e cinque giorni dopo avrà la supersfida contro la Roma, un match che potrebbe valere tanto in ottica Europa. Poi trasferta a Ferrara contro la Spal e all’Olimpico contro la Lazio. A seguire, a ruota, Juventus, Napoli, Parma, Bologna e Sassuolo, fino a quel 25 luglio in cui andrà di scena un altro scontro diretto a tinte europee, questa volta in casa contro l’Atalanta. Tre giorni più tardi sarà la Sampdoria a ospitare la squadra di Pioli, mentre la stagione si chiuderà il 2 agosto a San Siro, quando arriverà il Cagliari. Un percorso tortuoso, dove l’obiettivo più realistico appare la qualificazione all’Europa League, e con il Napoli già qualificato il traguardo si può raggiungere. La Champions invece è utopia, l’Atalanta quarta in classifica dista 12 punti. Per com’era partita la stagione, però, la qualificazione all’Europa League andrebbe più che bene, anche per ragioni di bilancio. Nel frattempo Pioli riparte dalle sue certezze e dalla spina dorsale del suo Milan. In difesa il perno è Donnarumma, pronto a rinnovare per un altro anno il suo contratto. E poi c’è Alessio Romagnoli, l’uomo imprescindibile per ladifesa. A centrocampo non si toccano Kessié e Bennacer. L’ivoriano, più che per meriti, serve per necessità; l’algerino, invece, è troppo importante per la costruzione del gioco dal basso. Talmente importante che si sono accorti in tanti di lui, a partire da quel Pep Guardiola che lo vorrebbe con sé al City. In avanti, poi, il nervoso Rebic e (forse già a fine mese) Ibra. Basteranno per il sogno europeo?