Il romanzo nato con Clay

I trionfi di Regazzoni. Lauda e Scheckter vinsero il mondiale

Da Schumacher ad Alonso, da Berger ai giorni nostri per la Ferrari una serie infinita di straordinari successi in un delirio di pubblico e di tifo

di Leo Turrini

Monza e la Ferrari, un romanzo infinito. Anche scegliendo di limitare all’ultimo mezzo secolo il viaggio nella memoria, beh, è facile imbattersi in storie che hanno lasciato una traccia indelebile. Eccone alcune.
DOPPIO CLAY. Curiosamente, ad esaltare non di rado il Cavallino sui rettilinei di Monza è stato un pilota che mai riuscì a diventare campione del mondo di Formula Uno. Gian Claudio Regazzoni, detto Clay, era ticinese. Amava la Rossa e considerava il Gp d’Italia casa sua. Nel 1970, esattamente cinquanta anni fa, Regazzoni trionfò a Monza con la 312 B dell’ingegner Mauro Forghieri. Una vettura leggendaria, una autentica rivoluzione per i concetti dell’epoca. Recentemente Paolo Barilla, l’industriale della pasta, ex driver in F1, ne ha fatto restaurare un esemplare ritrovato negli Stati Uniti. Regazzoni concesse il bis a Monza con la Ferrari nel 1975, di nuovo a bordo di una Rossa consegnata al mito. La 312 T ancora oggi viene considerata una delle più belle auto da Gran Premio “all time”. Il bis di Clay coincise con la conquista del titolo iridato da parte del suo compagno di scuderia Niki Lauda. La Rossa quel giorno spezzò un digiuno che durava da undici anni, dal 1964.
GLI AMICI. Altra domenica indimenticabile è quella del 1979. Al volante della 312 T4, il sud africano Jody Scheckter aveva bisogno del successo per regalare il mondiale al Drake. Ma molto dipendeva dall’atteggiamento che avrebbe assunto Gilles Villeneuve, il suo collega. Il piccolo canadese mise l’interesse del team davanti a quello personale. Evitò di attaccare Scheckter, gli copri’ le spalle e la festa fu corale.
IN MEMORIA. Nell’agosto del 1988, a novant’anni, Enzo Ferrari si spegne nella sua casa di Modena. Un mese dopo, a dispetto di una stagione infelice, il Cavallino celebra un inatteso trionfo a Monza. Le dominanti McLaren di Prost e di Senna non arrivano al traguardo. Tra l’incredulità generale, Gerhard Berger precede sotto la bandiera a scacchi Michele Alboreto. Lassù qualcuno li amava.
IL CICLONE. L’Italia intera si getta simbolicamente tra le braccia di un tedesco nel 1996. Quel tedesco si chiama Michael Schumacher ed è alla sua prima stagione a Maranello. Non ha ancora l’auto per il titolo, ma Schumi adora Monza che non lo tradisce. Anzi lo consacra. Vince e non si fermerà lì. Con la Rossa il Campionissimo si imporrà ancora in Brianza nel 1998, nel 2000, nel 2003 e nel 2006. E proprio a Monza nel 2006 Michael annuncerà il suo (temporaneo) addio alle competizioni.
OLE’. Merita di essere ricordata anche l’impresa di Fernando Alonso nel 2010. Quel giorno lo spagnolo mandò in delirio la folla del Parco e fece sperare in un epilogo trionfale del mondiale, perso invece all’ultimo tuffo , a beneficio di Seb Vettel, poche settimane dopo, tra le dune di Abu Dhabi.