Ventisei anni di trionfi, da Patrese a Schumi

La prima gara vinta da Nelson Piquet, il dominio delle inglesi, il successo di due italiani e quel tremendo, indelebile fine settimana del 1994

di Francesco Moroni

Il rapporto d’amore tra Imola e la Formula 1 nasce alla fine degli anni ’70 dalle coraggiose idee di Enzo Ferrari. Il fondatore della Rossa ordinò al direttore sportivo Roberto Nosetto di migliorare le strutture dell’autodromo: box ridisegnati, nuove tribune, l’ex Torre Marlboro e asfalto rinnovato. Tutto era pronto per ospitare il primo Gran premio d’Italia imolese, che nelle successive edizioni prese il nome di Gp di San Marino. 1980–1987 Il 14 settembre 1980 Nelson Piquet, con la Brabham, taglia il traguardo dell’autodromo Dino Ferrari e si aggiudica il primo e unico Gp d’Italia in scena a Imola. Il brasiliano fa il bis l’anno successivo, davanti a Riccardo Patrese: Imola entra così nel calendario del Mondiale di Formula Uno a cui seguiranno altre 25 edizioni. Nel 1982 arriva il successo della Ferrari, con Didier Pironi sul gradino più alto del podio, mentre nell’83 la Rossa vince ancora con Patrick Tambay. Dopo la vittoria di Alain Prost con la McLaren nell’84, nel 1985 il primo italiano a trionfare è Elio De Angelis al volante della sua Lotus: è l’inizio di un dominio delle scuderie inglesi che durerà 15 anni. Prost infatti rivince anche nell’86, per poi lasciare spazio l’anno dopo alla Williams di Nigel Mansell. 1988-1993 Ma la McLaren torna al comando, con la prima vittoria del grande Ayrton Senna nell’88, a cui seguirà il bis nel 1989. Sono gli anni d’oro del brasiliano (vincerà anche nel ‘91), intervallati soltanto dal successo di Riccardo Patrese nel 1990, ultimo italiano a far gioire l’autodromo al traguardo. Nel ‘92 vince ancora Mansell, mentre nel ‘93 è Prost a firmare il suo terzo trionfo imolese. 1994 Un anno che, innegabilmente, merita un capitolo a parte. È la tremenda duegiorni del 30 aprile e 1° maggio, uno dei Gran premi che gli appasionati di motori non scorderanno mai, tra i più tremendi di sempre: il venerdì dà il via a una gara segnata dagli incidenti – che hanno coinvolto anche tecnici e spettatori –, con Rubens Barrichello che si schianta alla Variante Bassa, riportando fortunatamente solo il setto nasale incrinato e la rottura di una costola. Il 30 aprile, l’ala anteriore della vettura di Roland Ratzenberger si stacca e il pilota finisce contro il muro della curva Villeneuve. Morì sul colpo. Poi, quella domenica, quando la Williams di Senna finisce sul muro della curva Tamburello: il pilota morirà poche ore dopo trasferito all’ospedale di Bologna. La gara sarà vinta da Michael Schumacher con la Benetton, nel suo primo trionfo imolese. 1995–1998 Le inglese continuano a dominare Imola: Damon Hill, con la Williams, vince nel ‘95 e nel ’96, mentre il collega Heinz-Harald Frentzen trionfa nel ‘97 e David Coulthard (Williams) nel ’98. 1999-2004 Il 1999 è l’anno che inaugura il dominio di Schumi all’autodromo: il tedesco riporta la Ferrari a vincere dopo 16 anni sia nel ‘99 che nel 2000, lasciando poi il testimone al fratello Ralf Schumacher, con la Williams, solo nel 2001. Ma è una parentesi che dura un anno: la Rossa di Michael torna a tagliare per prima il traguardo nel 2002, aggiudicandosi anche i due gran premi successivi. 2005-2006 E siamo agli ultimi due anni, ancora impressi nella memoria degli imolesi. Il 24 aprile 2005 a vincere è Fernando Alonso, un unicum per la Renault, davanti a Schumacher che realizza anche il giro più veloce. La casa automobilistica francese e Alonso devono arrendersi al ritorno di Schumi, che interrompe un digiuno personale di vittorie che durava da un anno. Sarà l’ultimo Gran premio disputato all’autodromo, pronto a riabbracciare i piloti dopo 14 anni di emozioni.


«Mettetevi comodi, vi raccontiamo la F1»

Interviste, foto storiche e cronaca dei Gp dal 1963 al 2006 in un volume a cura di Marco Isola, Mattia Grandi, Daniele Amaduzzi e Claudio Ghini

di Gabriele Tassi

Cos’hanno in comune un giornalista sportivo, due fotografi e un barbiere? Beh, in questo caso un libro, o meglio, la loro passione per la Formula 1 che è andata a finire sulle pagine patinate di un volume edito da ’La Mandragora’ uscito nel 2017. Un’idea nata quasi per caso, quando il parrucchiere Claudio Ghini stava facendo il solito taglio in stile marines al collega Mattia Grandi: «Perché non mettiamo insieme un libro su Imola e la Formula 1? In fondo non lo ha ancora fatto nessuno». Molto più che una semplice chiacchierata, perché da quel momento Mattia Grandi si è messo veramente di buona lena, raccogliendo interviste e testimonianze di chi l’emozione del Gp l’aveva vissuta. «Per me è come un secondo figlio – racconta –, un lavoro lungo due anni, costruito riguardando tutte le tappe della F1 in riva al Santerno su YouTube in lingua portoghese, e spulciando fra ritagli di giornale nell’archivio della rivista Autosprint. Nottate insonni vissute alla luce della lampada in una cameretta, grazie a cui sono riuscito a mettere insieme tutto il materiale». Un racconto fatto di parole, a cui sono state associate decine e decine di testimonianze fotografiche, battezzato con il nome ’La Formula 1 a Imola, storia dei gran premi dal 1963 al 2006’. E qui il merito è degli scatti di Daniele Amaduzzi, compianto fotografo del Circus e del collega Marco Isola, il nostro fotoreporter. Di Amaduzzi, grazie al figlio Simone, sono raccolte le istantanee più datate, fino al 2000, mentre ’Isolapress’ ha collaborato con le testimonianze fotografiche più recenti che immortalano gli anni d’oro della Ferrari e di Schumacher. Il volume poi, presentato nel 2017 in Autodormo con la complicità di Riccardo Patrese, è finito anche nelle mani dei grandi: a cominciare proprio dal fratello del leggendario Michael, Ralf Schumacher, Stefano Domenicali, a quei tempi ad di Lamborghini, e oggi presidente della F1, e anche l’ex ferrarista Eddie Irvine. «Il libro lo donai personalmente a suo padre – racconta Mattia Grandi –, e Eddie mi ringraziò tramite lettera, dicendomi di averlo esposto in una delle sue palestre in Irlanda assieme ai cimeli di un’intera carriera. Per noi fu un prezioso attestato di stima». Una passione, condivisa e vissuta fino in fondo quella degli autori, che quest’anno purtroppo, a causa della pandemia, non potranno essere a bordo pista per gustarsi la gioia del ritorno del Cirucus.