«Per Imola un biglietto da visita nel mondo»

L’analisi di Amilcare Renzi, segretario di Confartigianato Bologna Metropolitana. E c’è il tempo anche per un po’ di ’amarcord’

di Gabriele Tassi

Si riaccende il sogno di un ragazzo, lo stesso delle notti di generazioni di imolesi. «Un sogno che si rinnovava ogni anno pronto a portare il nome di Imola nel mondo, nel cuore di milioni di appassionati di motorsport», un sogno che si avvera anche per Amilcare Renzi, segretario di Confartigianato Bologna metropolitana.
Renzi, un digiuno durato 14 anni, una vittoria giocata sulle capacità organizzative, sul tempismo e sui fatti di un anno così particolare. Un anno che ci ha dato tanto – restituendoci la Formula 1 – e al contempo ci ha tolto ancora di più, negando proprio a causa dell’ultimo decreto, l’ingresso agli spettatori. Volessimo tracciare un bilancio da che parte penderebbe?
«Penderebbe dalla parte buona. Non dobbiamo dimenticare che nel giro di poco più di un mese abbiamo avuto l’occasione di ospitare due eventi di portata internazionale. Mi riferisco ovviamente al Mondiale di Ciclismo e al ritorno del Gp. Veri e propri biglietti da visita inestimabili per il nome di Imola. Abbiamo ritrovato gli onori della cronaca internazionale assieme a una nuova opportunità per guardare avanti con rinnovata energia».
Nonostante la doccia fredda che vedrà la gara a porte chiuse?
«Il ritorno di immagine è sicuramente incalcolabile, è chiaro che questa delusione a pochi giorni dall’evento brucia, e parecchio, ma non dimentichiamo che siamo nel bel mezzo di un’emergenza sanitaria, e senza la salute non può nemmeno esserci l’economia. Dovremo essere bravi a ’monetizzare’ il risultato raggiunto fino a questo momento ».
In pratica ci metteremo in bella mostra…
«Mi piace pensare a una vetrina per i nostri talenti. Già con il Mondiale di Ciclismo abbiamo dimostrato di essere un esempio di efficienza e velocità, condensato in una grandissima capacità organizzativa. Abbiamo dato l’impressione – del tutto vera – di essere una città avanzata. Il mondo ora ha di nuovo visto l’immagine di una comunità vivace, adagiata fra quelle bellissime colline immortalate dalle riprese internazionali. Questo sarà un punto da cui ripartire: dobbiamo pensare in fondo che le nostre aziende hanno iniziato 50 anni fa a esportare grazie a Imola e alla Formula 1, e ora noi possiamo ricominciare a fare altrettanto ».
C’è da dire che le premesse (con il pubblico) vedevano un possibile indotto niente male.
«Di certo adesso non avremo persone negli alberghi e ristoranti come avremmo voluto. Bisogna puntare a ottenere un sostegno commisurato da parte dello stato alle ’luci’ della nostra comunità, ovvero le aziende».
Ovvero?
«Parlo di ammortizzatori sociali per i lavoratori (perché non va lasciato solo nessuno con questa pandemia) unite a contributi per gli imprenditori (perché possano mantenere viva la loro imprese e gli impegni nei confronti di tutti). Lo stato si deve impegnare in un maxi intervento per superare questo disagio. I nostri operatori hanno dimostrato di essere responsabili, avere spirito d’iniziativa per rispettando rigorosamente le regole».
Tiriamoci su il morale: i suoi più bei ricordi sulla Formula 1?
«Il ricordo delle corse del passato è legato alla sana amicizia della gioventù, alla bellezza di stare assieme e vivere un momento speciale per la città. Gli accampamenti al circuito, l’ospitalità, la voglia di divertirsi e di stupirsi anche con poco. Ricordo il tempo trascorso semplicemente a osservare quel serpentone di macchine che, alla fine delle gare, ci metteva ore per lasciare la città, con il suo carico variopinto, per lo più ferrarista, proprio come me».
Continui…
«Nell’infanzia di ogni imolese c’è la ricerca di una breccia, da giovanissimi, per entrare o per vedere senza il biglietto. E dopo, più adulti, da spettatori paganti, ancora emozionati con quel rombo di motori che saliva alla Tosa. Era davvero un sogno che si rinnovava ogni anno».