Nel segno di Schumi
Il gran duello vinto contro Alonso
nell’indimenticabile gara del 2006

Lo spagnolo aveva interrotto con la sua Renault un dominio di cinque anni del ferrarista: e proprio a Imola sembrava in programma la resa dei conti

di Leo Turrini

Me la ricordo bene, quella domenica di primavera. Era il 23 aprile 2006 e tutti sapevamo, pur in assenza di una comunicazione ufficiale, che sul Gran Premio di San Marino stava per calare il sipario. Ormai Bernie Ecclestone, il Padrino della Formula Uno, si era innamorato della globalizzazione. Ci avrebbe portati in luoghi senza passione per le corse, come l’India o la Corea. I soldi erano destinati a vincere su cuore e storia, sebbene solo provvisoriamente: India e Corea, sulla mappa dei Gran Premi, non hanno retto all’usura del tempo. Ma dicevo di quel 23 aprile 2006. Una atmosfera strana opprimeva i box. Eravamo al passo d’addio, ma eravamo anche ossessionati dal nuovo dualismo. Michael Schumacher versus Fernando Alonso. Il tedesco aveva segnato un’epoca. Cinque titoli iridati consecutivi con la Ferrari, prima di incappare, per colpa della macchina, in una annata balorda. Ne aveva approfittato benissimo il più giovane spagnolo, laureatosi campione nel 2005 con la Renault di Flavio Briatore. E adesso arrivava la resa dei conti. Nel 2006, Alonso aveva iniziato meglio la stagione. Già serpeggiava il sospetto che il tedesco fosse troppo vecchio, per resistere all’urto dell’usurpatore iberico. Imola avrebbe detto una parola forse decisiva, a proposito di una rivalità che stava montando. I due professionalmente si stimavano, ma non legavano per niente sul piano umano. Troppo diversi. Distinti e distanti caratterialmente e non solo anagraficamente (dodici anni di differenza). Schumi sapeva che il Gran Premio di San Marino era una prova senza appello. Un’altra sconfitta avrebbe minato la credibilità della sua candidatura alla riconquista del mondiale. E una cosa non faceva difetto al ferrarista: la concentrazione maniacale, l’attenzione al minimo dettaglio. Sabato 22 aprile, giorno delle qualifiche, il tedesco fu irresistibile. Si mise in tasca la pole con un giro fantastico. Era il suo modo di rispondere agli scettici. Se davvero voleva spodestarlo definitivamente, Fernando doveva superarsi. E venne la domenica. Uno spasmo infinito. Alonso partiva dalla terza fila, ma si fidava tantissimo della consistenza della Renault. Inoltre, la vettura francese non era inferiore alla Rossa sul passo gara, anzi. Schumacher cercò di prendere il largo nelle prime fasi della gara. Ma Fernando era all’altezza del confronto. Si liberò di chi faceva da ostacolo tra lui e il sette volte campione del mondo. Tra cambi gomme e soluzioni strategiche, i Duellanti si ritrovarono vicini vicini, quando la bandiera a scacchi smetteva man mano di essere un miraggio. Fu un corpo a corpo di rara bellezza. Il Vecchio e il Giovane avvinghiati in una sfida agonistica che mischiava passione e rancore. Uno spettacolo indimenticabile, almeno per chi comprende le segrete ragioni dell’automobilismo, per chi sa decifrarne le leggi non scritte. Alla fine, la spuntò Schumi. Di un niente, una manciata di secondi, un soffio di energia in più, un battito di cuore in meno. Ma, pur essendo uscito sconfitto, Alonso aveva dimostrato di meritare l’etichetta del successore. Venne il tramonto. Imola si congedava dalla Formula Uno nel modo migliore. Con Michael Schumacher sul gradino più alto del podio. Quattordici anni dopo, è il momento di ricominciare.


L’IMPERO DEL KAISER

Re Michael a San Marino
Sette vittorie a Imola

Dal tragico 1994 al 2006
Le sfide con Hakkinen e Alonso e la morte della madre nel 2003

Sette vittorie, come in Canada, solo a Magny-Cours ha fatto meglio: Schumacher è il re di Imola. L’ultima, leggendaria, nel 2006, la sua penultima vittoria in F1 prima del Gp di Cina. Ma se l’ultima è indimenticabile, lo è anche la prima. Domenica 1° maggio 1994, quando il Tamburello si portò via Ayrton Senna. Dopo l’incidente fatale del brasiliano, Schumi prese il comando della gara resistendo ad un tentativo di fuga della Ferrari di Berger alla ripartenza. Non fu l’unica gioia strozzata dal dolore quella. Nel 2003 – anno dell’unico hat trick nel Gp di San Marino (pole, vittoria e giro veloce) – Schumi trionfò il pomeriggio dopo la morte della madre Elisabeth. Niente champagne e niente festa sul podio, solo il lutto al braccio. Altre gare, invece, hanno mostrato l’astuzia di un grande come Michael, altre il suo strapotere. Negli anni delle battaglie con la McLaren e Hakkinen vinse di strategia. Nel 1999 il finlandese andò a muro e, grazie a un undercut sul suo compagno di squadra Coulthard, Schumi vinse la gara. L’anno dopo fu proprio Hakkinen a subire questa sorte. Nel 2002 re Michael lasciò a pieni giri solo cinque piloti e nel 2004 pressò Button con una serie di giri veloci fino a prendergli posizione e vittoria. Fu l’anno dell’ultimo mondiale e delle 13 vittorie in una stagione, tuttora un record. Ma anche quando non ha vinto Schumi ha emozionato: nel 2005 il passaggio di consegne ad Alonso che si difese in una battaglia leggendaria. Schumacher, partito 14°, insidiò lo spagnolo fino all’ultimo giro dopo una rimonta furiosa, arrivando a due decimi sul traguardo.

Niccolò Severini


UNA FAMIGLIA SPORTIVA

Quella sfida con Ralf
Il futuro di Mick tra i big
I cavalli per lady Schumi

San Marino 2001:
la perla dell’ «altro» Schumi

Dal 1999 al 2004 l’unico cognome vincitore a Imola fu Schumacher. Non sempre Michael però. Perché nel 2001 si ritirò e suo fratello Ralf ne approfittò per vincere la sua prima gara in Formula Uno. Il pilota della Williams passò le McLaren alla partenza, azione decisiva per allungare fino alla vittoria.

Chance in Haas?
il primo sedile tra i grandi

Un mondiale in F2 da conquistare prima dell’approdo tra i grandi in F1 per Mick Schumacher, sempre più promesso alla Haas. Il figlio di Michael avrà il primo match point a Sakhir in Bahrein, dove si svolgeranno le ultime due tappe del mondiale, il 26 novembre e il 3 dicembre.

Gina Schumacher
il reining come mamma Corinna

Michael provò a trasmettere la passione per i motori anche a Gina, sua figlia, che da piccola sfrecciava sui kart. Poi, quasi per caso, si avvicinò al mondo equestre del reining seguendo in questo il cuore di mamma Corinna