Una storia infinita per la leggenda Magnanelli

Quella che sta per cominciare sarà la sua 16ª stagione con i neroverdi con un obiettivo: raggiungere le 500 presenze con il Sassuolo

Sassuolo gli ha dato le chiavi della città, nel 2015, facendone cittadino onorario. Ma il Sassuolo, fosse quello di Remondina in C2, di Allegri in C1 o quello salito prima in B e poi in A, gli aveva già dato quelle del centrocampo. Lui, invecee, al Sassuolo ha dato fiato, muscoli, articolazioni sparse e quasi 500 presenze dentro militanza infinita. Nel Sassuolo che fa cent’anni, Francesco Magnanelli fa sedici, nel senso di stagioni e se parlare di ‘bandiere’, nel mondo social e multimilionario del pallone di oggi si scivola nella retorica corriamo (volentieri) il rischio e dovessimo scivolare fa nulla. Come ha sempre fatto Magnanelli, ci rialzeremo e guarderemo avanti, con il neroverde sullo sfondo e la stessa voglia di non scrivere il finale di una storia cominciata nell’estate del 2005, e diventata una sorta di favola cui piace pensare non mancherà il lieto fine.
Compie 36 anni il prossimo novembre, il capitano, e la sua stagione comincerà solo ad ottobre – un’ernia lo ha appiedato quindici giorni fa – ma ‘non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore’. Sedici stagioni con la stessa squadra lo piazzano nella top ten dei giocatori di più lunga militanza con lo stesso club, ok, ma tra chi lo precede (Messi, tra questi) non c’è nessuno che, come Magnanelli, ha accompagnato la squadra di appartenenza lungo le traiettorie che ne hanno fatto la storia. Messi è stata ed è, da quasi 17 anni la stella più luminosa del Barcellona che ha vinto tutto, ok, ma come Chiellini (15 stagioni nella Juve) anche ‘la pulce’ ha sempre calcato palcoscenici oltremodo prestigiosi. Magnanelli, invece, dal 2005/06 ad oggi, è passato dal ‘Comunale’ di Castel San Pietro (con tutto il rispetto del caso) agli stadi che raccontano tuttora il calcio dei grandi.
Neoacquisto in C2, nel 2005/06 – arrivarono solo due mediani e quello bravo era un certo Luca Baldo, che poi si perse, mica Magnanelli – ha centrato al primo colpo la promozione in C1 con i neroverdi e il Sassuolo non lo ha più lasciato. Due stagioni in C1, cinque in B, sette in A: il tassametro dice 461 presenze in campionato in quattro serie diverse, 28 tra Coppa Italia e Supercoppa di C, 9 in Europa League mentre lui, nel senso di Magnanelli, dice che «essere una delle ultime bandiere, nel mondo del calcio di oggi, è motivo di soddisfazione. Se mi guardo indietro ripenso ai momenti in cui avrei potuto prendere altre strade, ma credo abbia prevalso la volontà di continuare all’interno di un progetto che cresceva e si poneva obiettivi sempre più ambiziosi».
Ne è uscita una carriera, ammette lui, «diversa da altre», dentro la quale Magnanelli si è mosso mettendo dedizione e volontà al servizio di un talento affinato nel tempo. E ritagliandosi uno spazio tutto suo nell’universo neroverde: i più scommettono che giocherà fino almeno al 2022 e poi, per lui, sarebbe già pronto un posto da dirigente, ma se il dopo sembra già scritto, e lui per primo vede avvicinarsi la linea del traguardo, («sarò il primo ad alzare la mano, quando non mi ‘vedrò’ più in campo»), ancora altro piace pensare Magnanelli farà con addosso quella maglia numero 4 diventata l’icona dell’era Mapei declinata alla ‘sassolese’. «L’età – ammette – passa per tutti, ma se sto bene fisicamente credo di potermela giocare». A occhio, le 500 presenze ormai dietro l’angolo sono solo un’altra tappa, in vista di un finale che il centrocampista umbro non ha nessuna voglia di scrivere. Non almeno finchè la voglia di andare in campo a ‘recuperar palloni’, mediano dentro ‘una vita da mediano’, è maggiore della curiosità di ‘vedersi’ dirigente.

Stefano Fogliani