Una legione straniera sempre più numerosa

L’idea di un Sassuolo solo italiano è stata abbandonata negli ultimi anni soprattutto dopo l’arrivo di mister De Zerbi

Sbigottì, l’Italia del pallone, e non solo perché il Sassuolo colse, contro ogni pronostico a Marassi, la sua prima vittoria in serie A con una tripletta di Berardi, allora nemmeno ventenne. Ma perché quel 3 novembre 2013 nell’undici iniziale dei neroverdi c’erano solo giocatori italiani. Due stranieri (Farias e Alexe) entreranno nel corso della ripresa, ma il ‘Sassuolo italiano’ che entrò in campo divenne allora, e restò a lungo, una delle caratteristiche del progetto di Giorgio Squinzi. Un’eccezione nel cosmopolita panorama calcistico nazionale, che suggeriva ulteriore motivo di interesse nei confronti della matricola neroverde. Che alla sua ‘italianità’, spesso rivendicata, non venne meno per diverse stagioni. Con una squadra formata da giocatori solo italiani il Sassuolo centrò anche (gennaio 2015) la sua prima vittoria contro il Milan a San Siro, e con tre stranieri in rosa (Duncan, Vrsaljko, Defrel) centrò il suo miglior risultato di sempre. «Se sono bravi, ben vengano gli stranieri», diceva allora Eusebio Di Francesco, ma quello del Sassuolo ‘giovane e italiano’ fu a lungo stigma impresso sulla rosa neroverde, che tuttavia di recente si è aperta al mercato internazionale.
Questione (anche) di costi – il greco Kyriakopulos, per dire, è arrivato a Sassuolo per mezzo milione di euro e la scorsa stagione ha giocato 26 partite – ma soprattutto di potenziamento dello scouting e di rapporti che il Sassuolo ha stretto con alcune multinazionali del calcio europeo (Barcellona e Chelsea, per citare le più reclamizzate) che ne hanno amplificato la dimensione internazionale. Così, oggi, i giocatori stranieri in rosa sono 14 su 25, e danno spessore a una rivoluzione cominciata proprio con Roberto De Zerbi.
L’ultimo Sassuolo di Di Francesco (2016/17) di stranieri in rosa ne aveva 4, quello della transizione Bucchi/Iachini 6: con De Zerbi l’accelerazione è stata evidente, a dare ulteriore ‘respiro’ a un progetto tuttora in divenire, ma le cui coordinate restano ben leggibili. Una decina il primo anno (con lo sbarco in neroverde, tra gli altri, di Boateng, Djuricic, Boga, Bourabia e Demiral che si sono aggiunti al blocco preesistente), una dozzina il secondo (Muldur e Kyriakopulos, Obiang e Chiriches, Defrel e Traore tra le novità di maggior rilievo) e, siamo ad oggi, a 14 su 25. Sarà un caso, e lo è sicuramente, ma le uniche due operazioni perfezionate finora in entrata riguardano giocatori provenienti dell’estero, ovvero Ayhan e Schiappacasse.
Quest’ultimo, pur nato a Montevideo, ha passaporto italiano, ok, ma nessun dubbio che le rotte del mercato neroverde, dal Belpaese, sia siano fatte decisamente più ampie. E i tempi del Sassuolo ‘italiano’ sono lontani quasi quanto quelle prime stagioni nella massima serie in cui si guardava alla società neroverde come ad una meteora destinata a tornare più prima che poi ‘al suo posto’… Oggi raccontiamo ben altro, e la ‘legione straniera’ di stanza al Mapei Football Center lo racconta in più lingue…