«Innovazione, colore e design
Tutto il mondo guarda al Cersaie»

Parla Giovanni Savorani, presidente di Confindustria Ceramica

«IL CERSAIE è lo strumento di marketing più efficace e più rilevante per le nostre aziende, che in fiera si confrontano con i più importanti competitor internazionali. Che questo incontro si svolga a Bologna credo sia motivo di grande soddisfazione anche per la città ». A pochi giorni dall’apertura della trentasettesima edizione del Cersaie, parla Giovanni Savorani, presidente di Confindustria Ceramica.

Un bel risultato per tutti, no?

«Molti sono i fattori di soddisfazione: la qualità dei relatori delle conferenze, gli 846 espositori che coprono l’intera superficie espositiva, l’attenzione verso il mondo del contract con una specifica area dedicata al padiglione 29».

La ceramica italiana nel mondo piace. Perché?

«Tutto il mondo guarda alla ceramica italiana perché è la sintesi più alta ed avanzata di tecnologie, design, cromatismi, destinazioni d’uso. L’innovazione tecnologica e tipologica è sempre partita da qui, dall’Emilia-Romagna. Questa è la ragione per cui tutti vengono a Cersaie, per capire dove va il mondo».

L’export continua a premiare il prodotto made in Italy.

«Sì, esportiamo l’85 per cento della produzione. Motivo di soddisfazione da un lato che indica però anche la debolezza del mercato interno. Dalla crisi del 2008 non siamo più ripartiti, quando le potenzialità ci sono e sarebbero da cogliere ».

E altrove invece?

«In Spagna i consumi interni sono quasi ai livelli pre-crisi, la ripresa è stata colta. In Italia, invece, siamo a meno della metà».

Richieste al governo?

«Bisogna fare in modo che l’edilizia riprenda e per fare questo molte sono le cose da fare. Far conoscere maggiormente gli incentivi fiscali, a cominciare da quelli sulla sismica. Noi auspichiamo che anche il risparmio d’acqua possa venire incentivato, per ristrutturare i bagni. Ma soprattutto è necessario che le procedure burocratiche per fare i lavori ed ottenere gli incentivi siano veloci».

La burocrazia, sempre quella.

«Tiene bloccato tutto. Non riusciamo a sbloccare né l’edilizia pubblica né quella privata. Serve semplificazione, è la cosa più importante. Io non credo che il cittadino italiano voglia tenere i suoi soldi in banca piuttosto che mettere in sicurezza la sua casa. Il problema è che non ci riesce. Troppi obblighi, troppi vincoli. Ma così il Paese non riparte».

Parliamo anche delle infrastrutture, altra spina dolente…

«Il nostro settore continua a investire sul territorio, ma non vede fare altrettanto sulle infrastrutture, e questo ci può mettere in difficoltà con la concorrenza internazionale. Abbiamo fatto uno scalo merci grandissimo e pronto a Marzaglia, tra Modena e Reggio, ma non si può aprire perché intaserebbe la via Emilia. Manca la bretella di collegamento tra Sassuolo, Marzaglia e l’Autobrennero. Sono situazioni dal pesantissimo impatto ambientale. Oggi da Sassuolo a Campogalliano un Tir ci mette un’ora quando potrebbe metterci 15 minuti. Sono passati altri 9 mesi da quando è stato presentato il progetto esecutivo e il cantiere non è stato aperto. Stiamo parlando di 17 milioni di tonnellate di movimento in un comprensorio molto abitato».

La bretella è sempre una priorità nelle agende dei governi: perché non viene fatta?

«Non l’ha fatta nessuno, non so di chi è la colpa. Sono 50 anni che la chiediamo. Oggi manca solo l’ultima firma, quella che consentirebbe di dare piena attuazione ad un sistema intermodale che potrebbe anche aumentare l’uso della ferrovia, oggi al 23% del trasporto delle nostre merci, a oltre il doppio della media nazionale. Per non parlare del fatto che per imbarcare i container dobbiamo andare a La Spezia mentre abbiamo Ravenna qui vicino… ma anche lì i lavori non si fanno».

Un favore alla concorrenza.

«Combattiamo vere guerre commerciali, in certi Paesi abbiamo barriere al’ingresso di tipo normativo, talvolta più insidiose dei dazi stessi, con certificazioni particolari, lungaggini e forti costi».


CONFINDUSTRIA CERAMICA EMILIO MUSSINI

«Cucina, bagno e outdoor: sempre più protagonisti»

«LA CERAMICA conferma la propria funzione di materiale da rivestimento edile a cui sta affiancando anche quello di protagonista assoluto della progettazione d’esterni ed interni. Partendo da questa considerazione, la 37esima edizione di Cersaie vede l’esordio di Archincontract, lo spazio di incontro tra il mondo del progetto e quello del real estate. Un primo passo a cui ne aggiungeremo altri il prossimo anno». Emilio Mussini, vicepresidente di Confindustria Ceramica, è l’uomo che sta lavorando a pieno ritmo al cambiamento. «Il tema dell’arredobagno – continua Mussini – è stato ripreso e rivalutato come elemento centrale della casa, e sarà chiamato ad evolversi sempre più verso il wellness; pensiamo poi anche all’esplosione dell’outdoor, un fenomeno che sta emergendo in forma davvero significativa. In sostanza, siamo passati dalla piastrella 20 per 20 degli anni ’80 a una collaborazione piena tra mondo della ceramica e arredo, basti pensare all’impiego che viene fatto oggi della ceramica per i top delle cucine, ad esempio ».

A FRONTE della trasformazione avvenuta sia nel mondo che ruota attorno all’architettura e al design, ma anche all’interno del Salone stesso, Cersaie cambia volto. Architetti, progettisti, contractor, rivenditori, privati, espositori italiani ed internazionali s’incontrano qui ogni anno per aggiornarsi, costruire relazioni professionali di elevato livello, scoprire e mostrare in anteprima i prodotti e i progetti più innovativi e all’avanguardia delle più importanti aziende italiane ed internazionali. Cersaie diventa dunque Open Cersaie: una nuova idea di esposizione basata sulla contaminazione e sull’apertura a nuovi mondi di riferimento.

DA QUESTA idea la creazione di un pittogramma e un nuovo logotipo in grado di dare a Cersaie un’architettura di brand più completa e istituzionale. Un’immagine che mette a sistema, anche visivamente, quelli che sono ormai i pilastri delle iniziative di Cersaie per i diversi target: il programma di incontri di architettura ‘costruire abitare pensare’, le missioni di progettisti stranieri di Cersaie Business, le conversazione di design e lifestyle dei Café della Stampa, le dimostrazioni pratiche e teoriche della Città della Posa, la mostra Famous Bathroom che declina l’Italian Style, lo spazio espositivo Archincont(r)act dove le imprese di real estate si relazionano ed il mondo dell’architettura, gli incontri con i consumatori finali per la riqualificazione degli spazi di Cersaie Disegna la tua Casa. L’evoluzione del prodotto ceramico e dell’ arredobagno, unito alla crescente importanza dell’edilizia non residenziale, ha portato Cersaie a creare la nuova area tematica Archincont(r)act: è un nuovo spazio espositivo con l’obiettivo di mettere in contatto l’architettura ed il mondo del contract affinché Cersaie possa diventare uno dei luoghi privilegiati di questa relazione.


Florim, per le grandi lastre
un pieno di sostenibilità

Investimento da 300 milioni in nuove tecnologie

IL PROGETTO delle grandi lastre Florim assicura massima libertà di espressione in ogni contesto grazie alle diverse ispirazioni estetiche e materiche proposte dall’azienda. Si va dall’effetto legno, cemento, marmo, metallo alla pietra, colore, tessuto. Le grandi lastre Florim – leggere e semplici da movimentare nonostante le maxi dimensioni – rivoluzionano il concetto di superficie continua e ampliano i tradizionali parametri della progettazione integrata, aprendo nuove prospettive per l’architettura e l’interior design. L’impatto estetico delle grandi lastre, unito alle più elevate prestazioni tecniche fanno di questo prodotto una soluzione non solo funzionale ma anche e soprattutto bella.

A TUTTO QUESTO si aggiungono la garanzia delle più elevate prestazioni tecniche ed estetiche, che da sempre contraddistingue i prodotti Florim, e i plus del gres porcellanato, materiale altamente performante e di facile manutenzione che assicura inalterabilità nel tempo, resistenza agli sbalzi termici e agli urti, igienicità e impermeabilità della superficie. Florim Ceramiche offre sul mercato un’ampia gamma di grandi formati (a partire da 80×80 centimetri fino a 160×320 in 6/12/20 millimetri di spessore) per tutte le destinazioni d’uso. Frutto di oltre 50 anni di ricerca tecnologica ed estetica applicata al prodotto.

«GRANDI LASTRE Florim» significa due diverse linee di prodotto. Da un lato il progetto Florim Magnum Oversize, ovvero grandi lastre nello spessore di 6 millimetri che vestono a 360° gli spazi aprendo nuove frontiere nella progettazione di ambienti integrati: si tratta di pavimenti e rivestimenti, facciate ventilate, arredamento indoor e outdoor. I grandi formati Magnum Oversize sono trasversali ai diversi brand del Gruppo (Floor Gres, Rex, Casa dolce casa – Casamood, Cerim, Cedit – Ceramiche d’Italia) e ne rispecchiano le singole identità. Questo progetto ha ricevuto la menzione d’onore del Compasso d’Oro Adi 2016). Il secondo progetto va sotto il marchio Florim Stone e si tratta di un unico grande formato in 3 spessori 6/12/20 millimetri per la realizzazione di countertop per la cucina, il bagno e più in generale per i piani di lavoro. Florim Stone è una superficie in gres porcellanato adatta a soddisfare le più diverse soluzioni applicative. «Merita segnalare che la parte significativa degli investimenti tecnici è stata dedicata al completamento delle due fabbriche per la produzione e la trasformazione delle grandi lastre, che rappresentano oggi due esempi di altissima tecnologia 4.0 e motivo di orgoglio per me e tutti i collaboratori», spiega Claudio Lucchese, presidente di Florim Ceramiche. Gli investimenti di Florim nei confronti delle grandi lastre ceramiche testimoniano l’importanza di questo prodotto per l’azienda. Il Gruppo ha investito 300 milioni di euro negli ultimi 5 anni, dei quali quasi 180 solo nel biennio 2017-2018.

LE DUE NUOVE fabbriche sono dedicate esclusivamente alla gamma di prodotti Florim Stone e Magnum Oversize. Lo stabilimento di Mordano (Bologna), entrato in funzione nel 2017, è infatti dedicato alla produzione delle grandi lastre mentre in quello di Fiorano (Modena) si svolgono le lavorazioni successive alla cottura e le operazioni di logistica. Entrambe le strutture sono state progettate con una grande attenzione alla sostenibilità, un aspetto molto caro a Florim che da sempre attua un’attenta politica aziendale in ottica di gestione ambientale ed energetica.