Cara, fresca, dolce acqua
Obiettivo: basta stress idrici

L’accesso a fonti e impianti è un diritto umano fondamentale

Entro il 2050 una persona su quattro sarà costretta a vivere in un Paese
in cui la mancanza di risorse sarà cronica o ricorrente. Aumenteranno i conflitti

di Alessandro Farruggia ROMA

La gestione sostenibile dell’acqua è un diritto umano fondamentale. L’accesso all’acqua dolce, in quantità e qualità sufficienti, è anche un prerequisito per lo sviluppo sostenibile, tra cui la salute, la sicurezza alimentare e la riduzione della povertà. «Acqua sicura e servizi igienicosanitari adeguati per tutti – ha osservato nel 2018 il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres – sono l’obiettivo sei da oggi all’anno 2030 e sono due strumenti indispensabili per raggiungere molti degli altri obiettivi posti per costruire un pianeta sostenibile. Acqua sicura e servizi igienico-sanitari adeguati sono, tra l’altro, alla base della riduzione della povertà, della crescita economica e di ecosistemi sani. Contribuiscono al benessere sociale, alla crescita inclusiva e a mezzi di sussistenza sostenibili. Tuttavia, la crescente domanda di acqua, unita ad una cattiva gestione dell’acqua, ha aumentato lo stress idrico in molte parti del mondo. Il cambiamento climatico sta aumentando la pressione e sta correndo più velocemente di noi».

«Con la prevista crescita della domanda di acqua dolce di oltre il 40% entro la metà del secolo, e con il crescente impatto dei cambiamenti climatici – avverte Guterres – la scarsità d’acqua è una preoccupazione enorme. Entro il 2050 almeno una persona su quattro vivrà in un paese in cui la mancanza di acqua dolce sarà cronica o ricorrente. Senza una gestione efficace delle nostre risorse idriche, rischiamo di intensificare le dispute tra comunità e settori e di aumentare le tensioni tra le nazioni». Secondo il Sustainable Goals report 2018, nel 2015, 5,2 miliardi di persone (71% della popolazione mondiale) hanno utilizzato servizi di acqua potabile gestiti in modo sicuro, ovvero una fonte d’acqua sicura situata in loco, disponibile quando necessario e libera da contaminazioni. Altri 1,3 miliardi di persone (17 per cento della popolazione) hanno utilizzato un servizio di acqua potabile di base, una fonte d’acqua sicura a non più di 30 minuti di distanza. Ciò significa che nel 2015 844 milioni di persone non disponevano ancora di un servizio di base. Secondo stime su 84 Paesi, nel 2015 il 39 per cento della popolazione mondiale ha utilizzato servizi igienico-sanitari gestiti in modo sicuro, strutture di base che smaltiscono in modo sicuro i rifiuti umani. Un ulteriore 29 per cento della popolazione mondiale ha utilizzato un servizio igienico-sanitario di base. Quell’anno, 2,3 miliardi di persone non avevano nemmeno un livello di servizio di base, e 892 milioni di persone hanno continuato a non avere accesso a veri servizi igenici. Altro problema di grande rilevanza è quello delle acque reflue di origine domestica, che se non trattate degradano la qualità complessiva dell’acqua, con prevedibili e conseguenti rischi per la salute pubblica.

«Stime preliminari tratte da 79 paesi, per lo più ad alto e medio reddito – dice il rapporto sulla sostenibilità elaborato dalle Nazioni Unite – mostrano che solo il 59 per cento dei flussi di acque reflue trattate. Di queste il 76 per cento sono famiglie con un collegamento fognario, e il 18 per cento sono trattati attraverso un impianto in loco, come una fossa settica». C’è poi lo stress idrico. «In 22 paesi – soprattutto in Nord Africa e Asia occidentale e nell’Asia centrale e meridionale –, lo stress idrico, definito come il rapporto tra acqua dolce prelevata e risorse totali di acqua dolce rinnovabile, supera il 70%. Ciò indica una forte probabilità di una futura scarsità d’acqua». Nel periodo tra il 2012 e il 2016, gli impegni nel settore idrico sono diminuiti da un picco di 12 miliardi di dollari a 9 miliardi di dollari e un’indagine del 2017 ha rilevato che oltre l’80% dei paesi ha finanziamenti insufficienti per raggiungere gli obiettivi nazionali in materia di acqua, servizi igienico-sanitari e igiene. E se si vorranno centrale gli obiettivi posti dall’Agenda 2030, quello delle risorse finanziarie disponibili è uno dei problemi che si annuncia tra i più difficili da superare.