Il Covid-19 cambierà gli ingranaggi delle città
Investimenti e servizi per essere sostenibili

La pandemia potrebbe accelerare l’innovazione in chiave green

L’inurbamento è in forte sviluppo: l’homo civicus è destinato a crescere dai 3,9 miliardi attuali a circa 6,4 miliardi di persone entro il 2050

di Elena Comelli
MILANO

Niente sarà più come prima, nemmeno le città. La pandemia di Covid-19 potrebbe avere un impatto permanente su come abiteremo, lavoreremo, ci muoveremo, andremo a fare acquisti e socializzeremo nei contesti urbani. Alcune tendenze, come la difesa della qualità dell’aria e la progressiva espulsione delle auto private dai centri cittadini, erano già in atto da prima, ma l’esperienza del Coronavirus potrebbe accelerare la loro affermazione. L’obiettivo 11 dell’Agenda 2030 dell’Onu punta a creare condizioni di vita «inclusive, sicure, resilienti e sostenibili» nelle città, che sono ormai diventati il centro vitale dell’umanità. Per la prima volta nella storia, all’inizio di questo decennio la popolazione urbana del pianeta ha superato quella rurale e oggi quasi l’80% delle emissioni di gas a effetto serra si produce nelle città. L’inurbamento è in forte sviluppo e l’homo civicus è destinato a crescere dai 3,9 miliardi attuali a circa 6,4 miliardi di persone entro il 2050, su una popolazione globale di oltre 9 miliardi. Chi riuscirà a decarbonizzare le città avrà vinto la battaglia per la protezione del clima e dell’ambiente. Il rapido inurbamento, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo, esercita una forte pressione sull’ambiente, specialmente sui sistemi di trasporto, di fornitura di energia, di acqua dolce e sullo smaltimento dei rifiuti. Nella loro complessa struttura le città presentano grandi rischi legati alla congestione, alla mancanza di servizi di base, alla carenza di alloggi adeguati, alle infrastrutture in declino, all’inquinamento dell’aria e dell’acqua. Un-Habitat, il programma delle Nazioni Unite per gli insediamenti umani, è particolarmente impegnato sul problema delle politiche abitative. Ancora troppe persone nel mondo (circa 100 milioni) sono senza casa e un miliardo vive delle baraccopoli ai margini delle città. Da qui al 2030, il 40% della popolazione mondiale (circa 3 miliardi di persone) avrà bisogno di un alloggio adeguato ed economicamente accessibile. Avere un alloggio è una condizione fondamentale per l’accesso all’occupazione, all’istruzione, alla salute e ai servizi sociali. Per questo le politiche urbane dovrebbero mettere l’abitazione e il diritto alla casa al centro della loro attenzione. L’inurbamento incontrollato, inoltre, è all’origine del forte inquinamento delle città e ha ripercussioni importanti sullo stato di salute degli abitanti. Nel caso della pandemia di Covid- 19, ad esempio, si è visto che una crisi sanitaria ha più facile presa dove la qualità dell’aria lascia a desiderare. In base alle stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, oltre l’80% degli abitanti delle città non respira aria pulita e non beneficia di spazi di verde pubblico. Oltre la metà della popolazione urbana mondiale è esposta a livelli di inquinamento atmosferico almeno 2,5 volte superiori agli standard di sicurezza. Gli effetti combinati dell’inquinamento dell’aria all’aperto e all’interno delle abitazioni cittadine causano circa sette milioni di morti premature ogni anno, in gran parte a causa dell’aumento della mortalità per ictus, malattie cardiache, malattie polmonari croniche, cancro ai polmoni e infezioni respiratorie acute. Progettare uno sviluppo urbano compatibile con l’ambiente ha quindi anche un importante effetto preventivo. Storicamente i centri urbani sono stati spesso teatro di tragedie legate alle grandi epidemie di peste, tifo e colera. Il terzo problema di fondo riguarda i servizi. Le grandi città svolgono attività fondamentali per la vita della comunità: assistenza sanitaria, fornitura di energia, raccolta dei rifiuti, gestione dei sistemi idrici, di trasporto e telecomunicazioni. Tra questi servizi, il trasporto pubblico è essenziale per la crescita economica e l’inclusione sociale. Nel mondo il numero di persone che usano il trasporto pubblico è aumentato di quasi il 20% tra il 2001 e il 2018. Restano però ancora svantaggiate le aree più povere, come l’Africa subsahariana, dove solo il 18% degli abitanti delle città ha accesso ai trasporti pubblici. Nella storia umana i centri urbani offronto da sempre grandi opportunità di progresso sociale ed economico, ma servono investimenti mirati nei servizi pubblici locali, per immaginare un futuro in cui le città offrano una vita dignitosa e libera a tutti, garantendo aria pulita e l’accesso ai servizi di base, energia, acqua, alloggi, trasporti. C’è ancora molto da fare.


Una sfida globale che si gioca in metropoli e grandi centri tra crescita e innovazione

Gli esempi di Milano, Parigi Berlino, Barcellona e Londra

Le città continuano a espandersi, ma dovremo fare i conti con il raddoppio del consumo di risorse

MILANO

Le città sono centri attrattivi: offrono molte più opportunità di lavoro delle aree rurali e concentrano servizi e attività che altrove non sono disponibili. Ma se il processo d’inurbamento seguirà le linee di tendenza attuali, da qui al 2050 il quasi raddoppio della popolazione urbana porterà a raddoppiare i consumi di risorse necessarie alla vita delle città e a triplicare la loro superficie, mangiando terreni agricoli e minacciando la sicurezza alimentare dell’umanità. «Le città, al contrario di quel che si crede, continuano a espandersi verso l’esterno, inglobando in questo processo alcuni dei terreni agricoli di maggior valore. Il risultato è una costante diluizione degli insediamenti urbani, di circa il 2% all’anno, con la moltiplicazione di slums insalubri nella cintura urbana», spiega Mark Swilling, docente di Sviluppo Sostenibile all’università sudafricana di Stellenbosch e coordinatore del gruppo di lavoro sulle città dell’United Nations Environment Programme. La crescita maggiore, secondo gli esperti, si concentrerà in Cina, India e Nigeria e non avverrà nelle megalopoli da 10-20 milioni di abitanti, ma nelle città medie da 1 a 10 milioni di abitanti. «Non c’è dubbio che queste città tentacolari e sempre più diluite sono una grave minaccia per la sostenibilità della vita umana sul pianeta. Sia gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Onu che i target climatici dell’accordo di Parigi saranno impossibili da raggiungere se non vinceremo la sfida della densificazione» sostiene Swilling. Per raggiungere gli obiettivi dell’Agenda 2030, bisogna promuovera la densità residenziale nelle città. Swilling fa l’esempio di Barcellona e Atlanta, ai due estremi dello spettro. Nelle due città vive lo stesso numero di persone, quasi 5 milioni, su un’estensione molto diversa: 7.700 chilometri quadrati per Atlanta e 650 per Barcellona. Gli abitanti di Atlanta producono quasi 7 tonnellate ciascuno di CO2 all’anno solo per i trasporti, mentre i barcelonì superano di poco la tonnellata. Barcellona, inoltre, ha un tessuto urbano molto vivo, con 103 incroci stradali per chilometro quadro contro i 17 di Atlanta. Questo la rende una città molto più sostenibile. «Così si risparmiano risorse prezione nella distribuzione dei servizi essenziali e si aumenta il numero di persone che possono accedere ai mezzi di trasporto pubblico, riducendo l’uso dell’auto privata», precisa Swilling. Le strategie per densificare sono note: il segreto è sfruttare i terreni interstiziali, come le aree ferroviarie o portuali dismesse e le zone industriali trasferite altrove, per sanare le ferite delle città. Riempiendo i lotti liberi, così com’è stato fatto a Milano con il progetto di Porta Nuova, le città possono fornire in modo efficiente elettricità, acqua, teleriscaldamento e altri servizi municipali a più persone in uno spazio contenuto. Berlino ha colmato la frattura del Muro con il gigantesco cantiere di Potsdamer Platz e ha riutilizzato i binari di una ferrovia abbandonata per creare il grande parco del Gleisdreieck. Parigi ha riconvertito a zona verde pedonalizzata tutte le rive della Senna. A Clichy-Batignolles, nel Nord Ovest della città, è aperto il più grande cantiere d’Europa: su 54 ettari di terreni dismessi dalle ferrovie si stanno edificando migliaia di abitazioni e commerci, oltre al nuovo tribunale di Parigi nel grande palazzo progettato da Renzo Piano. A Londra si prevede una crescita della popolazione di due milioni di persone da qui al 2030 e la città cerca nuove soluzioni di densificazione, riconvertendo aree dismesse come nel grande progetto di King’s Cross, un sito di 27 ettari abbandonato dalle ferrovie e molto ben servito, ora diventato uno dei luoghi più attraenti del centro, con migliaia di abitazioni, aree verdi, negozi, ristoranti, un’università e la sede del Guardian.

Elena Comelli


Piste ciclabili e intermodalità
Così Venezia affronta il dopo virus

Entro l’estate 182 chilometri di percorsi a due ruote

VENEZIA

Entro l’estate i veneziani disporranno di 182 chilometri di piste ciclabili, di cui 27 ora in fase di realizzazione, 354 rastrelliere per un totale di 2.666 posti bici, mille nuove biciclette in bike sharing, di cui 200 a pedalata assistita e 400 monopattini a noleggio, per i quali il Comune ha approvato la settimana scorsa un bando di gara. Lo annunciano il sindaco Luigi Brugnaro e gli assessori comunali a Mobilità, Lavori pubblici e Ambiente Renato Boraso, Francesca Zaccariotto e Massimiliano De Martin, insieme al consigliere delegato alla Smart city, Luca Battistella. Si tratta di azioni già previste nel Pums (Piano urbano della mobilità sostenibile), ma anticipate per rendere più agevoli gli spostamenti nella fase di convivenza con il Coronavirus, favorendo l’intermodalità. «Il sistema dei trasporti si lega a un più generale sistema città che ora deve ripartire il prima possibile», afferma Brugnaro. Ma se la città deve muoversi, è anche vero che «non potrà più farlo come prima», precisa il direttore generale del gruppo Avm, Giovanni Seno. Per via del droplet, che al momento riduce al 25% del normale la capacità dei mezzi, e per via del buco da 100 milioni su base annuale causato dall’assenza dei turisti e dei biglietti che normalmente si pagano per viaggiare sui mezzi pubblici. Ecco allora che per mantenere l’azienda in mano pubblica è necessario fare delle scelte. «Al Governo abbiamo chiesto di allungare i termini della cig e invito i cittadini, quando possibile, a usare i mezzi propri» afferma Brugnaro annunciano un imminente accordo con la categoria dei tassisti per un servizio a tariffe calmierate per un mese e un’ulteriore collaborazione con i gondolieri che effettueranno servizio di traghetto ‘da parada’ tra alcune rive strategiche, ad esempio tra Santa Sofia e San Tomà. Dal canto suo Avm potenzierà il servizio automobilistico e tramviario lungo le principali direttrici di traffico.


GLI OBIETTIVI SOSTENIBILI COINVOLTI

17 obiettivi dell’Agenda Onu 2030 per la sostenibilità sono tutti collegati tra loro e, assieme, propongono una serie di traguardi da raggiungere per raccogliere il risultato finale. Il tema delle città sostenibli, delle smart city, è uno snodo cruciale: il risparmio energetico, la gestione agile degli edifici e della mobilità sono le sfide in corso

Obiettivo numero 11

CITTÀ E COMUNITÀ SOSTENIBILI
Rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, duraturi e sostenibili. Le città sono centri per nuove idee, commercio, cultura, scienza, produttività, sviluppo sociale e molto altro

Obiettivo numero 7

ENERGIA PULITA E SOSTENIBILE
È una delle leve strategiche per combattere il cambiamento climatico e tutelare l’ambiente. Le quote di rinnovabili sono in sensibile aumento, ma resta ancora molto da fare