Il consumo di energia patisce la quarantena
L’uscita dal tunnel può spingere le rinnovabili

Il cambio di stile di vita imposto dalla pandemia può favorire gli obiettivi Onu

I governi di tutto il mondo stanno annunciando misure di stimolo all’economia, il modo in cui questi soldi saranno spesi potrà influire sulle emissioni

di Elena Comelli
MILANO

Crisi viene dal greco krisis: scelta, decisione. La pandemia di Coronavirus ha fermato il mondo e fatto crollare i consumi di energia, nel tentativo di gestire la più grave crisi sanitaria che l’umanità abbia conosciuto dai tempi della spagnola. Molti ora si chiedono che cosa succederà nei prossimi mesi, quando si riavvierà la macchina. Possiamo cogliere quest’occasione per scegliere un modello di sviluppo diverso? Possiamo avvalerci di questo crollo dei consumi di energia per centrare l’obiettivo 7 dell’Agenda Onu 2030, che punta a ridurre drasticamente l’utilizzo di combustibili fossili, per fornire a tutti accesso a un’energia rinnovabile in quantità sufficiente ai bisogni? Oppure alla caduta seguirà un rimbalzo uguale e contrario, che ci porrà gli stessi problemi di prima? Le risposte non sono univoche. La pandemia ha comportato ad oggi un calo della produzione cinese dal 15% al 40% nei principali settori industriali, che ha fortemente ridotto i consumi energetici e quelli di carbone e petrolio. A marzo, la quantità di carbone passata attraverso il più grande porto cinese è scesa del 29% e la capacità di raffinazione del 34% rispetto al marzo 2019. Analogamente, riduzioni dei consumi di energia e quindi di combustibili fossili sono state registrate in tutti i Paesi europei, dall’Italia alla Spagna alla Germania, che quest’anno inaspettatamente riuscirà a centrare l’obiettivo europeo di taglio dei gas serra, considerato inarrivabile prima dello scoppio della pandemia, mentre l’Italia l’aveva già centrato nel 2018. Tutti questi cali porteranno a una riduzione complessiva delle emissioni di CO2 globali dell’1,2% nel 2020, secondo le proiezioni dell’International Climate and Environment Research Center (Cicero) con sede a Oslo. Resta da chiedersi che cosa succederà dopo. «I governi di tutto il mondo stanno annunciando misure di stimolo e il modo in cui questi soldi verranno spesi potrebbe influire positivamente sull’evoluzione delle emissioni in futuro», rileva Glen Peters, direttore della ricerca di Cicero. Fatih Birol, direttore dell’International Energy Agency, ha invitato i governi a destinare i nuovi investimenti alle tecnologie pulite, per stimolare l’economia e al tempo stesso accelerare la transizione energetica: «I progressi che questo porterà alla trasformazione delle infrastrutture energetiche non saranno temporanei e possono fare la differenza per il nostro futuro ». Tutto il contrario di quello che stanno già chiedendo le destre, pronte ad approfittare dell’emergenza per cancellare il Green New Deal europeo. In questa crisi, però, ci sono due differenze essenziali rispetto al passato, che potrebbero spingere il mondo nella direzione giusta. Da un lato la minaccia dell’emergenza climatica e dall’altro lato la permanenza sul lungo periodo della minaccia del Coronavirus, che non sparirà dall’oggi all’indomani. Fino alla diffusione di massa di un vaccino, e quindi per almeno un anno se non di più, è improbabile che le persone riprendano la vita di prima, si rimettano a viaggiare accalcati nelle stazioni e negli aeroporti e tornino ad ammassarsi nei centri commerciali, nei luoghi di lavoro o di divertimento senza pensarci due volte. La fine del lockdown dovrà essere molto graduale per evitare di ricadere in un’altra crisi altrettanto grave. In questo periodo intermedio, molte cose potrebbero accadere. La pandemia ha cambiato le abitudini di spostamento e di lavoro, dimostrando che in molti casi si può fare a meno del pendolarismo e dei viaggi d’affari, grazie al lavoro da casa e alle riunioni online. Il periodo di autoisolamento ha offerto anche una buona opportunità per fare il punto sui consumi superflui. «Può darsi che le persone che oggi non possono viaggiare come prima apprezzino il tempo trascorso in famiglia e scoprano l’importanza delle priorità fondamentali. Questi momenti di crisi inducono le persone a concentrarsi sulla salute e sul benessere della comunità», sostiene Kimberly Nicholas, ricercatrice di scienze della sostenibilità all’Università di Lund in Svezia. Se questo cambiamento di messa a fuoco causato della pandemia dovesse restare nel tempo, potrebbe aiutare a mantenere uno stile di vita che riduce i consumi energetici e fa del bene al pianeta.


La fabbrica del mondo è ferma, le immagini dallo Spazio fotografano la scomparsa dell’inquinamento sulle città: dalla Cina alla pianura padana

Il blocco delle attività riduce le emissioni nell’atmosfera: duecento milioni di tonnellate di gas serra in meno

MILANO

Città deserte, industrie paralizzate. Il Coronavirus affossa le attività economiche, ma nel frattempo l’umanità respira, grazie a un calo di 200 milioni di tonnellate nelle emissioni di gas serra dalla «fabbrica del mondo», equivalenti alle emissioni annuali di un Paese come l’Argentina. E dove c’è un crollo della CO2, gas fortemente correlato alla combustione di combustibili fossili, calano anche tutti gli altri inquinanti, che sono una delle prime cause di morte su scala globale, sia nei Paesi industrializzati che negli emergenti. Sconfiggere l’inquinamento dell’aria è un punto cruciale per conseguire il terzo obiettivo dell’Agenda Onu 2030, quello che tutela la salute e il benessere. Il crollo è stato segnalato da un’analisi del finlandese Lauri Myllyvirta, esperto di Cina del Centre for Research on Energy and Clean Air. Si tratta del 25% di emissioni in meno rispetto allo stesso periodo del 2019, che si traduce in un calo del 6% su scala globale. Lo studio si è concentrato su quattro settimane, fra il 3 febbraio e il 1° marzo, confrontandole con lo stesso periodo per ciascuno dei cinque anni precedenti. Nel 2019, la Cina ha emesso 800 milioni di tonnellate di anidride carbonica in quelle quattro settimane, mentre quest’anno si è fermata a 600 milioni. Una conferma della riduzione del consumo di combustibili fossili in Cina viene dalla misurazione satellitare, registrata dalla Nasa, del bisossido di azoto (NO2), un inquinante fortemente legato alla produzione industriale e al traffico stradale, che è crollato del 36% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Un fenomeno analogo è stato registrato dai satelliti europei nel cielo dell’Italia. La missione Copernicus Sentinel-5P dell’Agenzia spaziale europea ha osservato un sensibile calo dell’inquinamento atmosferico, in particolare delle emissioni di biossido di azoto, sopra l’Italia del Nord. L’Agenzia Spaziale Europea ha diffuso un’animazione delle immagini (qui: youtu.be/ARpxtAKsORw) raccolte dal satellite Copernicus Sentinel-5P, che mette a confronto le emissioni di NO2 in tutta Europa dal 1° gennaio 2020 fino all’11 marzo 2020, utilizzando una media di spostamento di 10 giorni. Nella parte finale dell’animazione, che coincide con il periodo del blocco, è chiaramente visibile una riduzione della nuvola rossa di NO2 sull’Italia settentrionale. Un’altra sequenza di osservazioni, dal 14 al 25 marzo, elaborata dal Royal Netherlands Meteorological Institute (Knmi), ha rilevato un ulteriore calo dell’inquinamento su Milano, Parigi e Madrid. «La diminuzione delle emissioni di NO2 sopra la Pianura Padana nell’Italia settentrionale è particolarmente evidente», spiega Claus Zehner, responsabile di missione Esa per Copernicus Sentinel-5P. E aggiunge: «Anche se possono esserci minime variazioni dovute alla copertura nuvolosa e al cambiamento del tempo, siamo convinti che la riduzione di emissioni che possiamo osservare coincida con la serrata in Italia, che determina meno traffico e meno attività industriali ». Il biossido di azoto fa parte della famiglia degli ossidi di azoto ed è un gas inquinante generato dalla combustione di combustibili fossili, per cui fortemente legato sia alla produzione industriale che agli impianti di riscaldamento e al traffico stradale. Caratterizzato da un colore rosso bruno e da un odore pungente, è tossico ed irritante ed essendo più denso dell’aria tende a rimanere vicino al suolo. Sono noti i danni che provoca ai polmoni, in particolare ai bambini e a chi ha problemi respiratori, aggravandoli. Per questo è in vigore il limite di 200 microgrammi per metrocubo, che non andrebbe superato più di 18 volte all’anno, ma che nella Pianura Padana non viene mai rispettato.

Elena Comelli


GLI OBIETTIVI SOSTENIBILI COINVOLTI

I 17 obiettivi dell’Agenda Onu 2030 per la sostenibilità sono tutti collegati tra loro e, assieme, propongono una serie di traguardi da raggiungere per raccogliere il risultato finale. Il tema dell’energia è uno snodo cruciale: la lotta al cambiamento climatico, l’utilizzo delle energie rinnovabili e la transizione verso il carbon free sono sfide già in corso

Obiettivo numero 7

ENERGIA PULITA E SOSTENIBILE
È una delle leve strategiche per combattere il cambiamento climatico e tutelare l’ambiente. Le quote di rinnovabili sono in sensibile aumento, ma resta ancora molto da fare

Obiettivo numero 3

SALUTE E BENESSERE
Un mondo più pulito grazie all’uso efficiente dell’energia e le fonti rinnovabili è la condizione fondamentale per lo sviluppo sostenibile e per raggiungere l’obiettivo di assicurare salute e benessere per tutti e per tutte le età


Riduzione record dell’ozono sull’Artico
Torna il buco

Le rilevazioni del centro Copernicus

ROMA

Il servizio Copernicus Atmosphere Monitoring Service (Cams) riferisce che le colonne di ozono su gran parte dell’Artico (nella foto a sinistra, la mappa) hanno raggiunto valori bassi da record, causando la formazione di un ‘buco’ nello strato che protegge la Terra dai raggi ultravioletti nocivi provenienti dal sole. Mentre il buco nell’ozono antartico si forma ogni anno durante la primavera australe, l’ultima volta che si è verificata una diminuzione di ozono chimico altrettanto forte sull’Artico è stata durante la primavera boreale 2011, e gli scienziati del Cams prevedono che l’esaurimento dell’ozono nell’Artico nel 2020 sarà ancora più forte. Il monitoraggio del buco dell’ozono è importante poiché lo strato di ozono stratosferico funge da scudo, proteggendo tutta la vita sulla Terra da radiazioni ultraviolette potenzialmente dannose. Cams ha seguito da vicino l’insolita attività nello strato di ozono che si sta verificando in gran parte dell’Artico questa primavera e i suoi risultati mostrano che la maggior parte dell’ozono nello strato tra 80 e 50 ettopascal (hPa), a circa 18 chilometri di altitudine, è stata esaurita. I buchi di ozono nell’Artico sono rari, poiché le condizioni necessarie per una tale riduzione dell’ozono non si trovano normalmente nell’emisfero settentrionale. La stratosfera artica di solito è meno isolata rispetto alla sua controparte antartica, perché la presenza di masse terrestri e catene montuose ad alte latitudini nell’emisfero settentrionale disturba gli schemi meteorologici, rendendo il vortice polare più debole e perturbato. «Le nostre previsioni suggeriscono che le temperature hanno iniziato ad aumentare nel vortice polare – commenta Vincent- Henri Peuch, direttore del servizio di monitoraggio dell’atmosfera di Copernicus –. Ciò significa che la diminuzione dell’ozono rallenterà e alla fine si fermerà- dice Peuch- poiche’ l’aria polare si mescolerà con aria ricca di ozono da latitudini più basse».