Una chance per la green economy italiana
«Questa è la nostra conquista della Luna»

Ermete Realacci, presidente di Fondazione Symbola

«Azzerare le emissioni nette di Co2 entro il 2050
è la missione intorno a cui l’Europa può mobilitare
le sue energie migliori e ritrovare la sua anima»

di Ermete Realacci Presidente Fondazione Symbola per le qualità italiane

La COP25 di Madrid, la più lunga fra tutte le edizioni dei summit Onu sul clima, è purtroppo finita con un nulla di fatto. I 196 paesi presenti nella capitale spagnola, più l’Unione Europea, nonostante la lunghissima trattativa condotta dalla presidenza cilena non hanno risolto in particolare lo scontro sull’articolo 6 dell’accordo di Parigi sullo scambio delle quote di carbonio. Per questo si è deciso di rinviare la discussione all’incontro di Bonn del giugno 2020, per poi renderla effettiva alla COP26 di Milano e Glasgow del prossimo autunno. Un insuccesso che rende ancora più importante il ruolo dell’Europa e quanto accade nella società e nell’economia.

L’Italia se guardiamo anche alle energie chiamata a raccolta dal “Manifesto di Assisi per un’economia sostenibile e a misura d’uomo contro la crisi climatica” può giocare un ruolo importante in questa sfida. Possiamo affrontare la crisi climatica in atto grazie ad un’economia più attenta all’ambiente, alla sostenibilità, ai lavoratori che mette insieme innovazione e qualità con valori e coesione sociale; ricerca e tecnologia con design e bellezza, industria 4.0 e antichi saperi. Un modello produttivo e sociale che vede il nostro Paese già presente. Si pensi, ad esempio, che attualmente l’Italia è la superpotenza europea nell’economia circolare con il 79% di rifiuti totali avviati a riciclo e presenta un’incidenza ben superiore rispetto a tutti gli altri grandi Paesi europei: la Francia è al 55%, il Regno Unito al 49%, la Germania al 43%. E questo ci fa risparmiare 21 milioni di Tep (Tonnellate equivalenti di petrolio) e 58 milioni di tonnellate di Co2 all’anno. La green economy italiana è una frontiera avanzata per cogliere queste opportunità. È un’Italia che fa l’Italia, che non perde la propria anima ed è insieme innovativa e in grado di affrontare le sfide del futuro, senza lasciare indietro nessuno, senza lasciare solo nessuno. Affrontare con coraggio la crisi climatica non è quindi solo necessario ma rappresenta una grande occasione per rendere la nostra economia e la nostra società più a misura d’uomo e per questo più capaci di futuro. Una sfida che può rinnovare la missione dell’Europa dandole forza e centralità. E può vedere in questo un’Italia in prima fila. Già oggi in molti settori, dall’industria all’agricoltura, dall’artigianato ai servizi, dal design alla ricerca, siamo protagonisti nel campo dell’economia circolare e sostenibile.

La nostra green economy rende più competitive le imprese e produce posti di lavoro affondando le radici, spesso secolari, in un modo di produrre legato alla qualità, alla bellezza, all’efficienza, alla storia delle città, alle esperienze positive di comunità e territori. Fa della coesione sociale un fattore produttivo e coniuga empatia e tecnologia. Secondo il rapporto Green Italy, giunto alla sua decima edizione, elaborato da Fondazione Symbola e Unioncamere, 432 mila imprese italiane negli ultimi 5 anni hanno investito sulla green economy per superare la crisi e affrontare il futuro e nel 2018 il numero dei green jobs in Italia ha superato la soglia dei 3 milioni: 3.100.000 unità, il 13,4% del totale dell’occupazione complessiva (nel 2017 era il 13,0%). Di più, oltre un terzo delle imprese manifatturiere hanno fatto investimenti orientati in senso ambientale e sostenibile: sono quelle che innovano di più, esportano di più, producono più posti di lavoro. E sono anche più coesive, hanno cioè migliori rapporti con lavoratori, comunità, territori, fornitori. In Italia un’economia più sostenibile vuol dire anche puntare su bellezza, comunità e territori: come accade quotidianamente nei nostri piccoli comuni. Non certo un peso del passato ma una straordinaria opportunità per l’Italia. Possiamo infatti competere in un mondo globalizzato se innoviamo senza cancellare la nostra identità.

È un’Italia che può rispondere meglio alle sollecitazioni che arrivano dall’Enciclica Laudato Sì di Papa Francesco e alle spinte positive della “generazione Greta”. Una sorta di green new deal dal basso che è presente nell’economia, nella società, nella cultura ma è sostanzialmente ignorato nel confronto politico. Il 12 settembre 1962 John Fitzgerald Kennedy – da poco presidente degli Stati Uniti d’America – in un celebre discorso davanti al Congresso si impegnò a portare un uomo sulla luna entro il decennio. Sembrava un’impresa impossibile ma riuscì nel 1969, cinquanta anni fa, perché mobilitò non solo risorse tecnologiche ed economiche ma valori e carattere dell’America. L’obiettivo, apparentemente proibitivo, di azzerare le emissioni nette di CO 2 entro il 2050 è oggi la missione intorno a cui l’Europa può mobilitare le sue energie migliori e ritrovare la sua anima: è oggi la nostra conquista della Luna. Come ho sottolineato anche la neo Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen. Per provare a costruire un mondo più sicuro, civile, gentile e sostenibile è nato il “Manifesto di Assisi per un’economia a misura d’uomo contro la crisi climatica” (www.symbola.net/manifesto), promosso da Symbola e dal Sacro Convento di Assisi: un’alleanza tra esponenti dell’economia, della società, della cultura, delle professioni.

Ha già superato le mille firme e il primo appuntamento di tutti i firmatari si terrà il prossimo 24 gennaio presso il Sacro Convento di Assisi per dare forza ad un futuro più desiderabile. Per dirla con Saint-Exupéry, “se vuoi costruire una nave, non radunare gli uomini solo per raccogliere il legno e distribuire compiti, ma insegna loro la nostalgia del mare ampio e infinito”.