A lezione per poter sperare
Obiettivo: la scuola per tutti

Opportunità dallo sviluppo tecnologico-digitale. L’Italia e il nodo della dispersione

Oltre la metà dei bambini e degli adolescenti nel mondo non raggiunge
livelli accettabili nelle competenze base di lettura e matematica

di Elena Comelli MILANO

Era il 1989 quando per la prima volta fu adottata una convenzione internazionale per tutelare i bambini di tutto il mondo. La Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia ebbe il merito di riconoscere ai bambini una serie di diritti civili, sociali, politici, culturali ed economici. Ratificata in Italia nel 1991, la Convenzione ha fra gli obiettivi principali l’istruzione dei bambini e forma la base per il quarto obiettivo dell’Agenda 2030, arrivato oltre vent’anni dopo per «assicurare un’istruzione di qualità, equa ed inclusiva, e promuovere opportunità di apprendimento permanente per tutti». L’istruzione contribuisce in maniera determinante alla realizzazione di sé ed è strettamente collegata al livello sociale ed economico raggiunto. L’apprendimento e la crescita intellettuale rappresentano un investimento strategico nella costruzione di una società più sostenibile e giusta per tutti, ma i passi avanti in questa direzione sono molto lenti. Nonostante il trend positivo degli ultimi due decenni, nel 2017 più di 260 milioni di ragazzi nel mondo, di età compresa tra i 6 e i 17 anni, non erano mai entrati nel circuito scolastico. Oltre la metà dei bambini e degli adolescenti di tutto il mondo, infatti, non riescono a raggiungere livelli accettabili nelle competenze base di lettura e matematica. Non si tratta certo di buone notizie per le future generazioni e la loro capacità di conoscere il mondo e inserirsi in sistemi produttivi sempre più complessi, garantendosi un livello socio-economico e sanitario decoroso.

Dai dati emerge la forte disparità tra le parti del mondo, con la situazione più critica in gran parte dell’Africa e dell’Asia centrale e meridionale. Il quarto obiettivo riveste una particolare importanza perché se inserito nelle politiche sociali di ogni Paese può favorire la nascita di una cittadinanza globale, attraverso la conoscenza, lo scambio di opinioni e il dialogo. Questo obiettivo ha quindi un’importanza strategica ed è strettamente legato ai primi tre: l’istruzione infatti è un valido aiuto per ridurre la povertà e quindi eliminare la fame e migliorare la salute. Il legame con la povertà, in particolare, emerge dalle statistiche dell’Onu con forte evidenza. Le proiezioni dimostrano che se tutti gli adulti finissero le scuole secondarie, sarebbero sottratti alla povertà 420 milioni di individui, un traguardo purtroppo ancora lontano. Tra il reddito e il tasso di scolarizzazione dei bambini c’è una forte correlazione: è evidente come i Paesi più poveri presentano tassi di abbandono scolastico significativamente più alti rispetto ai Paesi con livelli di reddito più elevati. Disparità difficili da colmare e l’istruzione diventa spesso impossibile là dove mancano alcuni elementi di contesto, come nell’Africa subsahariana: dalla disponibilità dell’energia e delle fonti di sopravvivenza fino alle strumentazioni di base e alle reti informatiche. Lo sviluppo tecnologico-digitale rappresenta una concreta opportunità per diffondere un grado di istruzione qualitativamente elevato in tutto il mondo.

Purtroppo si registra spesso un significativo ritardo nell’alfabetizzazione digitale dell’istituzione scolastica e degli insegnanti. Ma la sfida è lanciata: le nuove generazioni possono raccoglierla e rispondere adeguatamente ai nuovi saperi e i nuovi strumenti che la tecnologia mette a disposizione. Tra le criticità, anche la differenza di genere incide sulla qualità dell’istruzione: donne e ragazze, in diverse aree del mondo, sono ancora sfavorite ed emarginate, senza la possibilità di accedere ai sistemi di scolarizzazione. E anche nei contesti contrassegnati da una condizione socio-economica più stabile e progredita, la condizione femminile nelle istituzioni formative e nel mondo del lavoro patisce ancora di inadeguatezze e penalizzazioni. In Italia i progressi si vedono, ma la dispersione e l’abbandono scolastico sono in aumento. Il Rapporto ASviS 2019 documenta in particolare una forte penalizzazione del Mezzogiorno. L’indicatore elaborato da ASviS registra un miglioramento nel decennio tra il 2007 e il 2017: dal 2010 in poi si osserva un deciso aumento della quota di persone che hanno completato il ciclo di studi, sia scuola secondaria di 2° grado che titolo universitario. Nel quadro italiano dell’istruzione, però, il dato più preoccupante è legato all’aumento della quota di dispersione scolastica e di abbandono scolastico. Anche in questo caso sono significativi i divari territoriali: nel Mezzogiorno, l’uscita dal sistema di formazione obbligatoria si attesta sul 18,5% rispetto alla media italiana del 14%, anch’essa in crescita.