Marche, l’avanzata del vino biologico
«Siamo nella storia dell’agricoltura verde»

Parla Alberto Mazzoni, direttore dell’Istituto marchigiano tutela vini

«Abbiamo tre pilastri che partono dalla difesa dell’ambiente
e dalla conservazione delle nostre splendide colline»

di Lorenzo Frassoldati ANCONA

«Biologici si nasce, non si diventa solo grazie ai contributi comunitari». È categorico Alberto Mazzoni, direttore IMT (Istituto marchigiano tutela vini – www.imtdoc.it) quando evoca l’anima green delle sue Marche. «Siamo nella storia del bio e della sostenibilità in agricoltura da sempre, da quando a Isola del Piano nacque l’azienda Girolomoni oltre 30 anni fa, certificando un territorio bio. L’agricoltura marchigiana è nata e cresciuta col bio». E anche il vino marchigiano sta crescendo in questa direzione. Il vigneto biologico marchigiano sta andando oltre le previsioni, ben oltre la performance nazionale. Secondo il Corriere Vinicolo infatti l’incremento registrato nelle Marche nel 2018 è pari al 7%, contro una media nazionale ferma a + 1%. Le Marche balzano così in seconda posizione tra le regioni a maggior concentrazione di bio in vigna (col 33% sul totale delle superfici), dietro solo alla Calabria e alla Provincia di Trento. Anche qui le Marche fanno il doppio rispetto alla media nazionale: il 33% contro una media-Italia attorno al 16% (dato SINAB). Il bio è uno dei trend più consolidati di crescita del vino.

Da uno studio di Maria Pia Maraghini dell’Università di Siena è stato calcolato che entro il 2020 il Pil nazionale connesso alla produzione di vino «sostenibile» aumenterà del 30%, arrivando a quota 4 miliardi di euro. «Quello della sostenibilità è un patto che le nostre aziende hanno fatto con la propria terra ma anche con i consumatori grazie a un percorso importante di investimenti, con oltre un quarto del vigneto Marche rinnovato o ristrutturato nell’ultimo decennio. Una tendenza che va di pari passo con il ricambio generazionale anche nella conduzione delle imprese», insiste Mazzoni. L’IMT è una realtà unica nel suo genere. Oggi il consorzio rappresenta l’89% dell’imbottigliato della zona di riferimento e la maggioranza delle esportazioni di vino marchigiane. Infine, con oltre 7.500 ettari tra le province di Ancona, Macerata, Pesaro-Urbino e Fermo incide per il 45% sull’intera superficie vitata regionale. Le denominazioni tutelate da IMT sono 15. Quattro Docg: Conero Riserva, Vernaccia di Serrapetrona, Castelli di Jesi Verdicchio Riserva, Verdicchio di Matelica Riserva. Undici Doc: Bianchello del Metauro, Colli Maceratesi, Colli Pesaresi, Esino, Lacrima di Morro d’Alba, Pergola, Rosso Conero, San Ginesio, Serrapetrona, Verdicchio dei Castelli di Jesi, Verdicchio di Matelica.

Imponente il totale degli investimenti messi in campo da IMT e cantine socie dal 2010 al 2018 con i contributi comunitari: quasi 22 milioni di euro. La promozione ha portato i suoi frutti: l’export tra il 2017 e il 2018 è passato da 52 milioni di euro di valore a 57 milioni, con una crescita in valore del 9,5%, circa il triplo rispetto alla media nazionale. «La sostenibilità ha tre pilastri per noi – continua Mazzoni- che partono dalla tutela dell’ambiente perché noi stiamo lavorando per conservare le nostre splendide colline che vengono vissute grazie alla attività agricola, al riparo da degrado e abbandono. Noi dobbiamo mettere insieme bellezza, cultura ed enogastronomia. Se vogliamo intercettare il turismo del nord Europa puntare sul biologico-biodinamico è la carta vincente. Chi arriva da noi sa già tutto, cerca un ambiente pulito e prodotti puliti. Il meccanismo della sostenibilità è un discorso collettivo, dobbiamo avare un’idea collettiva della promozione della biodiversità. Dobbiamo farlo capire a tutti, perché questo è il nostro concetto di vita e di sviluppo».