Leonardo si alza in volo contro il Covid-19

Il gruppo in prima linea a servizio dei malati

In campo velivoli da trasporto ed elicotteri
Misure di biocontenimento per la sicurezza di persone contagiate e operatori

di Giulia Prosperetti
ROMA

Vere e proprie ‘ambulanze volanti’ per il trasporto di pazienti altamente infettivi. In un momento in cui l’emergenza sanitaria in atto rende complesso il trasferimento dei malati positivi al Covid-19 i velivoli di Leonardo si sono rivelati uno strumento fondamentale. Una sfida raccolta dall’azienda che ha messo a punto soluzioni di biocontenimento in grado di garantire l’abbattimento del rischio di contagio a tutti gli occupanti di aerei e elicotteri, dall’equipaggio al personale sanitario imbarcato per l’assistenza al paziente. Per rendere i velivoli in grado di trasportare i pazienti Covid- 19 nelle stesse condizioni di una degenza in una terapia intensiva ospedaliera sono state adottate misure in coordinamento con le autorità aeronautiche nazionale e continentale (Enac e Easa) che, oltre a una necessaria implementazione dell’alimentazione elettrica e del sistema di ventilazione, vanno dall’applicazione delle corrette procedure di sanificazione e pulizia degli interni all’installazione e utilizzo in sicurezza del sistema di biocontenimento. Ciò ha reso necessario ripensare l’utilizzo dello spazio a bordo, isolando completamente piloti e passeggeri e garantendo al contempo funzionalità e aeronavigabilità. Un sistema disponibile e già utilizzato in Italia per gli elicotteri AW139 e AW169, impiegati come eliambulanze da operatori civili su base regionale, e implementato, fin dall’inizio dell’epidemia, dall’Aeronautica Militare italiana sugli HH-101A Caesar (variante dell’AW101 per la Forza Armata) del 15esimo Stormo di Cervia. Grazie alla presenza di una cabina alta, nel caso dell’HH-101A impiegato dall’AM – spiegano da Leonardo – è stato possibile effettuare tragitti lunghi senza particolari problemi dati dall’ingombro. Un risultato che, in maniera meno scontata, è, tuttavia, stato raggiunto anche con i servizi di eliambulanza civili, su percorrenze dai 20 ai 30 minuti di volo e in presenza di uno spazio cabina di dimensioni più contenute. In questo caso il trasporto dei pazienti avviene mediante l’impiego di barelle adeguatamente isolate con sistema di biocontenimento il cui utilizzo in Italia, su richiesta di Babcock Aviation, è stato autorizzato dall’Enac e dal Servizio Sanitario Nazionale. In tal modo è possibile l’isolamento del paziente e del personale a bordo per lunghe percorrenze anche sugli AW139 e AW169. L’utilizzo di ‘Aircraft Transit Isolator’ (Ati), speciali barelle isolate e dotate di apparati di respirazione durante il volo, ha permesso il trasporto in sicurezza dei pazienti Covid- 19 anche sugli aerei da trasporto tattico dell’Aeronautica Militare C-27J. Un sistema che ha, inoltre, il vantaggio di essere compatibile con le ambulanze garantendo un miglior coordinamento delle operazioni di assistenza sanitaria nel Paese. Complessivamente, a supporto dell’emergenza Coronavirus le Forze Armate italiane hanno messo a disposizione 70 elicotteri e 7 aerei, compresi gli ATR 42 e 72 di Guardia Costiera e Guardia di Finanza. Assetti che, oltre al trasporto dei pazienti, si sono resi fondamentali per il trasporto di materiale e attrezzature sanitarie come mascherine, dispositivi di protezione individuale e respiratori. In tale scenario Leonardo, ha garantito il suo supporto tecnico alla flotta di elicotteri di Forze Armate, enti, istituzioni, Forze di Polizia e di eliambulanze impegnate nell’emergenza, e, attraverso la sua Divisione Elicotteri, ha messo a disposizione i propri piloti e 3 elicotteri (2 AW139 e 1 AW189) in diverse configurazioni, oltre ai servizi di manutenzione e operatività, per le operazioni di assistenza sanitaria della Protezione Civile. Attraverso l’utilizzo di due aerei da Trasporto della Divisione Velivoli, un C-27J ed un ATR 72 basati a Torino-Caselle, la Società ha, inoltre, attivato una serie di voli-navetta tra scali italiani e internazionali, per assicurare il trasporto di materiale medico.


Mappe satellitari in vista della Fase 2

E per le imprese c’è il supporto anti hacker

ROMA

Mappe satellitari per gestire l’allentamento delle misure di lockdown. In vista della ‘Fase 2’ dell’emergenza Coronavirus, il supporto arriva anche dallo spazio. Grazie al servizio fornito da Leonardo attraverso e-GEOS ((Telespazio 80%, Agenzia Spaziale Italiana 20%), nell’ambito del programma Copernicus EMS della Commissione europea, la Protezione Civile e le autorità sanitarie potranno avere informazioni preziose per affrontare la graduale ripresa delle attività. Le prime mappe satellitari sono già state utilizzate dalla Protezione Civile che opera sul territorio del Comune di Torino, ma il servizio potrà essere esteso ad altre regioni italiane. Nel dettaglio le immagini satellitari rendono identificabili zone di interesse come le aree ospedaliere e i relativi presidi mobili, i mercati rionali all’aperto, i parchi e le pertinenze, fornendo un quadro sempre aggiornato della situazione sul territorio. Sulla base di tali informazioni la Protezione Civile può, infatti, censire le diverse tipologie di strutture mobili e individuare le strutture interessate da un maggior bacino di utenza potenziale evidenziando possibili situazioni di criticità. In questo periodo ancora caratterizzato da un ricorso massivo allo smart working, il supporto di Leonardo si è rivolto anche alle aziende. Dallo scorso 6 aprile la Divisione Cyber della società ha offerto gratuitamente per 2 mesi a 100 aziende, un servizio di Threat Intelligence con l’obiettivo di aiutare le imprese a migliorare la propria difesa cibernetica, monitorando le principali minacce cibernetiche in circolazione e coprendo eventuali vulnerabilità connesse, in questa fase di maggiore esposizione. Attiva nel contrasto dell’emergenza sanitaria anche la Divisione Aerostrutture di Leonardo che, presso il sito produttivo di Grottaglie, ha lanciato un primo lotto di valvole per supportare l’iniziativa della società Isinnova di Brescia. La realizzazione di queste valvole in materiale plastico consentono di trasformare u modello di maschere subacquee in respiratori per terapie sub-intensive. La medesima produzione è attivata presso molti altri stabilimenti di Leonardo.

Giulia Prosperetti


Falck Renewables vuole crescere negli States
«Raddoppio della capacità in cinque anni»

L’accordo con Eni e il nuovo piano industriale

L’ad Toni Volpe: l’intesa prevede lo sviluppo, la costruzione e il finanziamento di nuovi progetti da rinnovabili: solari fotovoltaici, eolici e stoccaggio

di Cosimo Firenzani
MILANO

Un nuovo piano industriale che guarda al 2025, la crescita nei ricavi dell’11,5% nel bilancio del 2019 e la firma definitiva su un accordo con Eni per crescere negli Usa. È stato un marzo ricco per Falck Renewables e per il suo amministratore delegato, Toni Volpe. La società sviluppa, progetta, costruisce e gestisce impianti di produzione di energia da fonti energetiche rinnovabili con una capacità installata di 1.133 Mw in Italia, Regno Unito, Stati Uniti, Spagna, Francia, Norvegia e Svezia, generati da fonti eoliche, solari, waste to energy e da biomasse. La società ha appena lanciato un programma per un valore complessivo di 720mila euro per sostenere le comunità locali nelle quali opera. L’obiettivo è alleviare l’impatto della pandemia di Covid-19
Come state affrontando l’emergenza sanitaria?
«In Italia lavoriamo in smart working dal 23 febbraio e dai primi di marzo lo facciamo anche nelle sedi di Londra e Madrid, oltre a quelle in Scozia, Francia e Giappone e Usa – risponde Toni Volpe –. Abbiamo sperimentato un modo sempre più digitale di lavorare e direi che sta andando bene: non abbiamo mancato nessuna scadenza. Inoltre, il nostro business viene considerato strategico per il Paese e, anche se ci sarà una riduzione complessiva dei volumi di energia utilizzati, le fonti rinnovabili sono le ultime ad essere impattate perché accedono alla rete prima delle altre».
Avete appena firmato un accordo con Eni. Di cosa si tratta?
«L’accordo prevede la creazione di una piattaforma paritetica tra Eni New Energy US Inc. e Falck Renewables North America Inc. per lo sviluppo, la costruzione e il finanziamento di nuovi progetti da fonte rinnovabile, quali solari fotovoltaici, eolici onshore e di stoccaggio. Contestualmente cediamo a Eni il 49% delle quote di partecipazione negli impianti attualmente in esercizio negli Stati Uniti. Per Eni rappresenta uno sbocco su un grande mercato delle rinnovabili. Noi, invece, volevamo avere un socio che potesse far allargare il perimetro delle attività cercando di centrare anche un target di sviluppo di progetti di grande dimensione».
La voce principale del vostro mix energetico è nettamente il settore eolico. Qui nel 2019 siete cresciuti del 3,4% nei ricavi. Quali sono state le leve?
«C’è stata una crescita dei volumi prodotti per una maggiore disponibilità della risorsa e abbiamo anche allargato il perimetro degli impianti esistenti. Nonostante i prezzi di mercato siano scesi nel 2019, noi avevamo adottato nel 2018 politiche di copertura che ci hanno permesso di mantenere i prezzi in linea con quelli del 2018».
Quali sono, invece, gli aspetti da migliorare?
«Vogliamo investire di più nella digitalizzazione e in particolare nella creazione di piattaforme digitali anche per terzi. Così come nel nostro core business, gestiamo asset nostri e di terzi, allo stesso ml fronte del digitale, attraverso il monitoraggio di andamento e analisi di performance dell’impianto. Si tratta di un digital tool che proponiamo al mercato e ovviamente sarà questo a decretarne il gradimento». Quali sono gli obiettivi del piano industriale? «Per il 2025 abbiamo come obiettivo il raddoppio della capacità iodo crediamo ci siano importanti opportunità anche sunstallata rispetto al 2019 con 2,3 GW al 2025. Ci aspettiamo una crescita dell’Ebitda e del risultato netto di gruppo rispettivamente del 40% e del 65%. Raddoppiare vuol dire rispettare gli obiettivi europei per il 2030. Il nostro piano si inserisce in uno scenario che mette al centro le opportunità della transizione energetica. E abbiamo anche importanti obiettivi di sostenibilità: non vogliamo essere appetibili solo perché ci occupiamo di rinnovabili, ma perché ci differenziamo nel modo in cui operiamo ».
Intanto, cosa farete nel 2020?
«Il 2020 prevede il completamento dell’impianto eolico di Brattmyrliden in Svezia, il progetto più grande che abbiamo. E dobbiamo senza dubbio proseguire negli investimenti su servizi e digitalizzazione. La chiave per noi è la flessibilità nel sapersi adattare ai mutamenti di scenario. Io, però, sono positivo. Nonostante la situazione di difficoltà che in generale stiamo vivendo».
E cosa pensa del Green New Deal lanciato dalla Commissione europea?
«È multisettoriale e ha obiettivi molto ampi. È sicuramente molto positivo, ma ad un certo punto si dovrà riformare il meccanismo di funzionamento del mercato dell’energia elettrica. Il meccanismo che regola i prezzi nasce più di 20 anni fa: regola i prezzi in base al costo variabile di varie commodities. La logica delle rinnovabili, però, è del tutto diversa: il prezzo dovrebbe essere legato non alle commodities, ma all’entità dell’investimento per la realizzazione dell’impianto. Quando le fonti rinnovabili erano solo una piccola parte del mix energetico, questo meccanismo ci poteva anche stare. Ma adesso che le rinnovabili sono cresciute e riescono a stare sul mercato senza sussidi determinare i prezzi con i vecchi meccanismi è un’assurdità».