Transizione energetica, roba da cervelloni
Così il supercomputer di Eni scopre il futuro

Si chiama HPC5, è stato inaugurato quest’anno

Il sistema di calcolo del Cane a sei zampe ha una potenza pari a 52 milioni di miliardi di operazioni matematiche svolte in un secondo

di Enrico Pieri
MILANO

La transizione energetica passa anche dal supercalcolo. Si chiama HPC5 il supercomputer inaugurato quest’anno da Eni (nella foto sopra, l’ad Claudio De Scalzi) . Affianca il sistema precedente (HPC4) triplicandone la potenza di calcolo da 18 a 52 PetaFlop/ s, vale a dire 52 milioni di miliardi di operazioni matematiche svolte in un secondo, permettendo di raggiungere una potenza di picco totale pari a 70 PetaFlop/s. E’ l’infrastruttura di supercalcolo più ponte al mondo dedicata ad attività industriali. L’architettura di HPC5 è stata concepita con la stessa filosofia delle precedenti, basate su tecnologia cluster ibrida (CPU, Central Processing Unit + GPU, Graphics Processing Unit), un’architettura accelerata inaugurata da Eni già nel 2013 e oggi riconosciuta come vincente nei maggiori data center. HPC5 fornito da Dell, è costituito da 1820 nodi Dell EMC PowerEdge C4140, ognuno dotato di 2 processori Intel Gold 6252 a 24 core e 4 acceleratori NVIDIA V100 GPU. Il sistema è affiancato da un sistema di storage di 15 PetaBytes. HPC5 permette l’utilizzo ancora più efficiente dei “big data” generati in fase di operazioni, e consente di imprimere un’ulteriore accelerazione nella ricerca e sviluppo di fonti energetiche non fossili, oltre a supportare tutte le fasi di esplorazione, sviluppo e monitoraggio dei giacimenti. Il supercalcolo è stato fondamentale per Eni in questi ultimi anni, soprattutto nel campo dell’esplorazione. Ha contribuito alla velocizzazione e parallelizzazione dei processi interni, rendendo il ciclo upstream più veloce, preciso ed efficiente. Grazie alla potenza di calcolo, Eni ha potuto implementare un nuovo modello fast-track dei progetti, che prevede la parallelizzazione progressiva dei processi, consentendo l’accelerazione del time- to-market delle scoperte realizzate, maggiore sicurezza sugli impianti, migliori performances, migliore pianificazione della attività esplorativa, maggiore precisione dei modelli di giacimento. Il nuovo supercalcolatore permetterà di fare di più, meglio. E con minori costi, anche energetici. Quindi con minore impatto sull’ambiente. Ma HPC5 e il Green Data Center Eni (a destra nella foto) del quale è parte essenziale, svolgeranno un importante ruolo non solo per le attività tradizionali, ma anche per la ricerca e lo sviluppo dei numerosi progetti Eni legati al percorso di transizione verso nuove fonti di energia. Una parte della potenza di calcolo oggi disponibile sarà dedicata a progetti di studio del clima, dello sviluppo di energia dal mare, la ricerca sui pannelli fotovoltaici e a ricerca sulla fusione magnetica. Per la fusione in particolare consentirà di simulare processi che avvengono in condizioni estreme, di simulare i campi magnetici che confinano il plasma, di simulare la reazione dei materiali. Per il fotovoltaico consentirà di effettuare calcoli per ottenere materiali sempre più efficienti. Per la conversione di energia dal moto ondoso permetterà la modellizzazione meccanica delle condizioni del moto ondoso, con impatto sui tempi e costi della creazione di centrali industriali. HPC5 è stato sviluppato in modo da ottenere il massimo livello di efficienza energetica ed è inserito nel Green Data Center (GDC) di Ferrera Erbognone che è una infrastruttura all’avanguardia sul fronte del risparmio energetico. Il GDC ha infatti un innovativo sistema di raffreddamento che regola la temperatura usufruendo, per almeno il 92% del tempo, direttamente dell’aria esterna: questo impedisce l’emissione nell’ambiente di circa 7000 tonnellate annue di CO2 che, combinate con il risparmio energetico dovuto all’efficienza informatica, superano le 20.000 tonnellate annue. Per soddisfare il fabbisogno energetico dell’intera infrastruttura, Eni ha poi scelto soluzioni a basso contenuto carbonico. Il Green Data Center viene infatti alimentato da un parco fotovoltaico da circa 1 MW in grado di fornire fino al 50% della potenza necessaria e, per il fabbisogno restante, dalla centrale termoelettrica di Enipower, situata accanto al centro.


Collaborazione in atto con i centri più prestigiosi

HPC5 al servizio della ricerca nazionale e globale

La potenza di calcolo di HPC5 permette a Eni di portare avanti le numerose attività di ricerca svolte in sinergia con realtà d’eccellenza nazionali e internazionali: dal Mit di Boston ai Politecnici di Torino e Milano, dai Cnr alle Università di Bologna, Pavia e Napoli, dall’Enea al Centro Ricerche Eni per le Energie Rinnovabili e l’Ambiente, passando per Stanford University.


Bper Banca a tutto campo sugli obiettivi Onu
«Investire in sostenibilità è un dovere civico»

Intervista a Eugenio Garavini, vice direttore generale

«Aiutiamo i clienti nella transizione: nel 2019 la ricchezza generata dal gruppo ha superato i due miliardi. Il 90% è tornato sul territorio»

di Gianpaolo Annese
MODENA

Carte di credito con i caratteri in braille per agevolare chi non vede, finanziamenti per l’efficientamento energetico delle imprese, lotta al gioco d’azzardo. Sono tanti i fronti descritti dal bilancio di sostenibilità consolidato 2019 di Bper Banca. Il vice direttore generale Eugenio Garavini illustra le azioni «per il supporto dei clienti nella transizione sostenibile, la riduzione degli impatti ambientali, la gestione del personale, i ritorni su società e territorio, la tutela dei diritti umani e la lotta alla corruzione ».
Garavini, cosa vuol dire per una banca come Bper investire sulla sostenibilità?
«Innanzitutto è un dovere civico. Una banca come la nostra, con un forte radicamento territoriale, ha il dovere di legare la strategia aziendale a determinati comportamenti sociali rispetto alla propria clientela e all’erogazione del credito. In concreto vuol dire privilegiare alcuni ambiti rispetto ad altri, e devo dire che, numeri alla mano, le aziende più centrate sulla sostenibilità sono anche quelle che hanno un futuro migliore ».
Di quante risorse economiche stiamo parlando?
«Nel 2019 la ricchezza generata dal gruppo Bper ha raggiunto quasi i due miliardi di euro (in linea con il 2018) di cui più del 90% è stato redistribuito in varie forme alla collettività».
La griglia di riferimento per la sostenibilità è l’Agenda Onu 2030. Quali sono gli obiettivi che vi ponete tra quelli indicati?
«Sul piano sociale la realizzazione di prodotti sul microcredito, il sostegno alle fasce più deboli della popolazione, la lotta al gioco d’azzardo patologico. Sul fronte della formazione supportiamo progetti di educazione finanziaria, qualificazione degli studenti e iniziative culturali. Importanti anche gli sforzi sulle pari opportunità e contro le discriminazioni di genere. Mentre sul piano imprenditoriale agevoliamo le aziende che puntano sull’efficientamento energetico, il contrasto al climate change e la green economy. Con la pubblicazione del bilancio di sostenibilità, prevista per aprile, si potrà avere riscontro dei dati esatti sulle emissioni evitate, in linea con quelli del 2018 che superarono le 30 mila tonnellate di CO2».
Ma chi valuta se gli obiettivi di sostenibilità vengono raggiunti?
«Il bilancio di sostenibilità consolidato del gruppo è revisionato e certificato da Deloitte & Touche. Inoltre Bper Banca viene valutata anche attraverso rating Esg: si tratta di un giudizio sintetico che certifica la solidità di un emittente, di un titolo o di un fondo dal punto di vista delle performance ambientali, sociali e di governance. E i nostri risultati sono molto positivi».
In che modo una banca può supportare la transizione verso una maggiore sostenibilità nell’economia reale?
«Si può parlare di un duplice impegno. Il primo è la gestione del personale attraverso un focus sulle pari opportunità in azienda, il miglioramento della qualità del lavoro e della vita dei quasi 14mila dipendenti. All’esterno invece selezioniamo e supportiamo chi produce prodotti e servizi etici e green, chi mira alla riduzione degli impatti ambientali grazie a progetti di mobilità sostenibile, efficientamento energetico e riduzione dell’utilizzo di carta. Abbiamo infine attivato numerose collaborazioni con scuole, università e altre istituzioni ».
Può fare degli esempi?
«In linea con il 2018 sono donne più del 40% dei dipendenti e il 47% dei consiglieri di Amministrazione, mentre sono nove gli impianti fotovoltaici del gruppo che hanno contribuito al fabbisogno energetico, coperto per oltre l’85% da fonti rinnovabili. Sul sociale, invece, il gruppo Bper ha sostenuto molti progetti e iniziative, con un focus particolare sul mondo giovanile (a destra, nelle foto, due incontri organizzati da Bper Banca). I ragazzi coinvolti in progetti di valenza sociale, ambientale e culturale sono stati quasi 74mila, di cui più di 64mila in attività di educazione finanziaria».


La casa automobilistica ha istituito un comitato ad hoc

Investimenti green
Nuove regole in Volkswagen

Nuove regole per gli investimenti green del gruppo Volkswagen. La casa automobilistica tedesca ha definito ulteriori linee guida per quanto riguarda gli strumenti finanziari rivolti alla sostenibilità. Un organo aziendale, il Green Finance Commitee, selezionerà i progetti idonei e potraà adattare il Green Finance Framework (GFF) per tener conto della continua evoluzione.


Aliaxis, in missione per conto dell’acqua

L’ad Cristina Antoniazzi: «Gestire le risorse idriche, recuperare i reflui e le piogge, sono doveri»

di Daniele Monaco
BOLOGNA

«Depurare le acque reflue, recuperare l’acqua piovana, assicurare l’efficienza degli impianti industriali e di irrigazione: gestire le risorse idriche in modo corretto è un dovere, in un mondo in cui 844 milioni di persone non hanno accesso a una fonte pulita». Ne è convinta Cristina Antoniazzi, amministratore delegato di Aliaxis Italia che descrive così l’impegno del gruppo belga, formato da 75 aziende di tutto il mondo, che realizza sistemi per la gestione dell’acqua e dei fluidi attraverso condutture, valvole, sistemi di drenaggio e depurazione. In Italia fanno parte del gruppo Aliaxis due aziende storiche: Redi di Bologna e Fip di Genova. Oltre a fornire impianti per il risparmio del 50% di acqua potabile in un’abitazione, Aliaxis Italia è partner del progetto Innoqua dell’Ue – a sinistra nella foto il team di Aliaxis – che sperimenta sistemi di depurazione basati su microorganismi in grado di digerire le sostanze organiche nelle acque di scarico. Finanziato da Horizon 2020 e con l’apporto scientifico della National University of Ireland e università di Girona, Innoqua è un sistema modulare che risponde alle necessità di aree rurali isolate o sovraffollate, prive di rete fognaria e rifornimento. Tramite il team di ingegneri Isea di Redi, Aliaxis ha contribuito a progettare e realizzare gli impianti in India, Romania, Irlanda e Perù. In questo caso la depurazione avviene grazie al «Lumbrifilter» ecofiltro biologico a base di lombrichi che degradano le sostanze delle acque nere. Il sistema utilizza anche zooplancton e microalghe, un «Daphniafilter », impianti a raggi UV e un filtro percolatore, sanificando così l’acqua per usi domestici, agricoli o industriali. «Urbanizzazione e cambiamenti climatici creano forti pressioni sulle risorse idriche e 2,3 miliardi di persone nel mondo sono prive di servizi igienico-sanitari di base – osserva Antoniazzi –. Servono soluzioni economiche e sostenibili e Aliaxis è al centro della rivoluzione delle acque pulite, con processi produttivi e di innovazione supportati da un gruppo di respiro globale». Aliaxis è leader mondiale nella produzione e commercializzazione di sistemi in materiale plastico per la gestione dei fluidi, opera nel mondo attraverso 100 unità (tra produttive e distributive) e impiega circa 14.000 persone. Oltre ai mercati consolidati dell’Europa e del Nord America, Aliaxis è attiva in in Sud America, Australia, Africa, India e Asia. Il ramo italiano della compagnia ha sviluppato un sistema per il riutilizzo di acque bianche piovane e grigie, dilavate per l’igiene personale (il 30% del fabbisogno di una casa). Purificate attraverso un processo in più fasi, tornano disponibili per irrigazione, lavaggio auto o cortilli, scarico WC e lavatrice, con un risparmio di metà dell’acqua potabile consumata in un anno. «Dotarsi di un sistema di riciclo dell’acqua significa prendersi cura dell’ambiente – osserva Maurizio Carano (nella foto in alto a destra), direttore marketing Aliaxis Italia –. La progettazione di sistemi per il recupero acque sarà una pietra angolare delle città, che dovranno essere sempre più sostenibili e autosufficienti per soddisfare l’accesso ad acque irrigue e potabili quando in futuro potrebbero non essere garantite dai sistemi idrici classici ».

Così gli edifici possono diventare ecosistemi

Le realizzazioni a Milano e a Roma

BOLOGNA

Ristrutturare un condominio a Milano o costruire la sede di Angelini a Roma: in entrambi i casi l’impianto di recupero e riutilizzo delle acque grigie e bianche di Redi (gruppo Aliaxis) contribuirà a ottenere il certificato Leed per la sostenibilità degli edifici. La riqualificazione ha permesso, nel primo caso, di installare un impianto premontato, con serbatoio di stoccaggio e due stazioni per il trattamento a ultrafiltrazione e sollevamento dell’acqua igienizzata. Attraverso un passaggio biologicomeccanico senza additivi chimici, l’acqua viene filtrata con vessels a microtubuli, sterilizzata e ripulita dagli inquinanti. Discorso simile per la nuova sede di Angelini, progettata dallo studio Transit ed Enzo Pinci, a Roma. L’acqua in questo caso viene riutilizzata per irrigare il giardino e alimentare la fontana. «Oggi l’architettura deve tenere conto della sostenibilità degli edifici, d’altro canto l’innovazione di prodotto non basta più – spiega Maurizio Carano di Aliaxis Italia –. Occorre integrarsi nell’ecosistema con chi si occupa di materiali edili, domotica, processi industriali o agricoli, attraverso progetti di sistemi conformati, anche sfruttando le opportunità della digitalizzazione. ‘Innovazione’ è la parola chiave per continuare a offrire benefici crescenti in ottica di sostenibilità ambientale, salute e costi».

Daniele Monaco